INTERVENTI
Marco
Fedi (Pd): Un pieno di democrazia da questa fiducia. Oggi è la cattiva politica
che diventa più debole
“Al
neo Ministro degli Affari Esteri ricordiamo che siamo disponibili a lavorare
sulle riforme, a rendere più saldo e moderno il legame con le comunità italiane
nel mondo”
ROMA -
La fiducia del Parlamento al Presidente del Consiglio Sen. Mario Monti è oggi
un fatto politico che va molto oltre un semplice avvicendamento di governo.
Usciamo da una condizione di impasse interna alla maggioranza che ha governato
fino a ieri e che ha gravemente paralizzato il Parlamento. Si chiude – lo speriamo
vivamente – una fase di pericolosa stagnazione nelle riforme, a causa delle
priorità discutibili e sbagliate proposte dalla maggioranza uscente.
Affrontiamo
oggi - con decisione e soprattutto con una squadra di governo credibile - l’emergenza
di una crisi finanziaria ed economica sempre sottovalutata dal Governo Berlusconi.
Si creano le condizioni per ristabilire la credibilità internazionale dell’Italia,
fortemente scossa in questi ultimi anni.
Dovendo
misurarsi questo governo con compiti tanto impegnativi, la politica non arretra
neanche di un millimetro. Il mandato politico che affidiamo a questo governo
è, dunque, pieno e pregnante. Semmai, oggi è la cattiva politica che diventa
più debole. Quella degli interessi particolari a scapito di quelli generali.
La politica intesa come scontro istituzionale e politico. La politica che non
ascolta.
Vince
la politica che costruisce soluzioni ed affronta le emergenze, le criticità
di un Paese come l’Italia. Questa politica, sobria e in ascolto, è il migliore
antidoto alla crescente disaffezione nei confronti delle istituzioni. L’impegno
del Presidente Monti, l’impegno dei Ministri del Governo, impone al Parlamento
di essere all’altezza delle prospettive che sono contenute negli indirizzi programmatici
presentati al Parlamento. Impegno nazionale, come ricordato dal Presidente,
che ha bisogno delle energie di tutti per raggiungere gli obiettivi che si propone.
Il collante
che può tenere insieme una maggioranza così ampia ed eterogenea che si appresta,
anche alla Camera, a votare la fiducia non può che essere, come ricordato, quello
dell’impegno nazionale e del buon Governo del Paese.
I mercati
seguono con attenzione le nostre scelte. Vogliono capire in che direzione ci
muoviamo. Contano, insomma, le prospettive. Chi investe sull’Italia deve avere
la convinzione che il nostro Paese ha prospettive positive perché è in grado
di far ripartire la crescita, di mantenere uno stato sociale, migliorato e più
efficiente, di garantire un futuro alle nuove generazioni. Nel momento in cui
tanti giovani abbandonano l’Italia, l’impegno del nuovo esecutivo deve concentrarsi
sulla crescita e lo sviluppo e sulle prospettive per i giovani. Nella bufera
di questi mesi, abbiamo capito che per essere pienamente europei non basta avere
concorso ad edificare le istituzioni continentali, ma è necessario immaginarne
e realizzarne la crescita e lo sviluppo, creare le condizioni di un rafforzamento
dei vincoli unitari. Continuiamo a credere nell’Europa unita, negli strumenti
della sua unità, quindi anche nell’euro. Ma all’Europa chiediamo equità e attenzione
ai bisogni dei suoi cittadini, che oggi pagano maggiormente le conseguenze della
crisi.
Equità
e sacrifici, due parole che ci accompagneranno nei prossimi mesi, che dobbiamo
affermare in tutta Europa. Dobbiamo fare in modo che anche i mercati sappiano
che questa è la barra che guiderà la rotta dei paesi europei, intrecciando il
contenimento della spesa, la riduzione del deficit e il pareggio di bilancio
con la lotta all’evasione e con la ricerca costante dell’equità. Non solo sulle
deleghe per la riforma fiscale e del welfare, ma anche per quanto riguarda le
misure sulla crescita, anche per il regime pensionistico, anche per un nuovo
patto di solidarietà tra generazioni.
Le comunità
italiane nel mondo seguono con apprensione la crisi europea, soffrono per le
difficoltà dell’Italia ed oggi seguono con attenzione e speranza il percorso
di uscita dalla crisi che inizia con la fiducia al Governo Monti. Uomini e donne
che hanno stabilito un solido e forte rapporto con l’Italia, anche di partecipazione
democratica, e che hanno sofferto la mutilazione delle risorse destinate alle
comunità nel mondo. Dallo stanziamento complessivo per il 2008 di 73 milioni
di euro si è passati ad una proposta per il 2012 di 16 milioni di euro. Un taglio
pari all’80% delle risorse che ha colpito la scuola, l’assistenza, la cultura
e gli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie. Secco taglio di fondi, senza
riforme, senza ascolto, con l’arroganza di un Governo disattento ai bisogni
della gente, degli emigrati del passato e di quelli che continuano a partire,
accompagnato da chiusure di sedi consolari e da una fortissima compressione
della rete diplomatico-consolare nel mondo.
Al neo
Ministro degli Affari esteri, Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, a cui vanno
i migliori auguri di buon lavoro, ricordiamo che siamo disponibili a lavorare
sulle riforme, a rendere più saldo e moderno il legame con le comunità italiane
nel mondo, a confrontarci sullo spending
review per garantire una ragionata e utile distribuzione delle risorse e
dei tagli. Crediamo che i tempi siano maturi per dare concretezza alla scelta,
giusta, dei tagli ai costi della politica, a condizione che si metta mano anche
ai privilegi di tante, troppe caste, inclusa quella dei diplomatici.
Riteniamo
indispensabile procedere sul cammino delle riforme per il personale a contratto
impiegato dal MAE, che in questo scenario sta avendo una essenziale funzione
di sostegno della sempre più asfittica presenza dell’Italia nel mondo, sia per
quanto attiene ai diritti e alle prerogative sindacali che per quanto riguarda
alcune importati questioni aperte, come le detrazioni fiscali per carichi di
famiglia, in scadenza a fine anno. Dobbiamo, in sostanza, essere europei anche
nei trattamenti economici e nella tutela dei diritti del personale che impieghiamo
fuori dai confini nazionali. Una logica di parità di trattamento che si intreccia
con l’equità.
Ai colleghi
senatori che hanno colto l’opportunità del voto di fiducia per invocare l’approvazione
della riforma di Comites e Cgie, tanto cara al Governo appena dimessosi, ricordiamo
che il provvedimento è all’esame della Camera. Sinceramente, non si sente il
bisogno di un intervento del Governo, che è bene che si occupi di cose più serie
e urgenti, come l’insegnamento della lingua e della cultura italiane nel mondo
o i diritti del personale a contratto. Il Governo sappia, invece, che si sente
forte il bisogno di ripensare l’impianto complessivo delle riforma, largamente
insufficiente a fronteggiare la situazione drammatica dei Comites e dello stesso
Cgie, che aspettano di essere rinnovati da circa otto anni. Siamo disponibili,
dunque, a discutere su basi nuove una riforma della rappresentanza con le forze
politiche e parlamentari che oggi sostengono il Governo Monti, nel tentativo
di riaprire il dialogo con le nostre comunità, che su questo punto continua
a conoscere momenti di dannosa tensione. (Marco Fedi*-Inform)
* Deputato eletto
all’estero nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide