INFORM - N. 214 - 17 novembre 2011


.INTERVENTI

Mario Castellengo (Ital/Cgie): “Italiani nel mondo, meno male che il Patronato c’è!”

 

ROMA - Stiamo ormai assistendo da tempo a frequenti ristrutturazioni della rete diplomatico-consolare italiana nel mondo con chiusure e declassamenti di molte sedi che, allontanandoli dagli utenti o rendendoli meno efficienti, complicano enormemente la vita alle comunità italiane locali. Lo stesso Governo, in occasione dell’ultima assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ha peraltro preannunciato che dal 2012 vi sarà una ulteriore ristrutturazione della rete e, quindi, in futuro ci si dovrà attendere addirittura un peggioramento della situazione!

In questo contesto è evidente che la presenza degli uffici di Patronato all’estero, specialmente laddove vivono numerosi emigrati italiani, diventa ancor più vitale per garantire un minimo di tutela e di assistenza ai nostri connazionali. Infatti, oggi, le sedi del patronato fuori dai confini italiani diventano, sempre più spesso, l’unico porto in cui rifugiarsi per tutti quegli emigrati che incontrano difficoltà di qualsiasi genere nella loro vita quotidiana e non solo per questioni inerenti la previdenza e la sicurezza sociale. Anzi, in molti casi, questo tipo di tutela istituzionale per i patronati è ormai residuale rispetto ad altre tipologie di bisogni. Proprio per questo motivo i 1084 operatori addetti nei 690 uffici, che i patronati italiani hanno all’estero, devono sempre più ampliare le loro conoscenze professionali con aggiornamenti continui, in cui sono impegnate le sedi centrali dei patronati, proprio per far fronte ai nuovi bisogni espressi dalle nostre comunità. Un impegno organizzativo notevole, quello in cui sono chiamati i patronati all’estero, e comunque un servizio utilissimo per gli emigrati italiani che, peraltro, viene loro unanimemente riconosciuto sia dall’associazionismo che dai Comites e dallo stesso CGIE. Salvo che dai soliti detrattori che, evidentemente, per spirito antisindacale o per ceto sociale e/o fortuna non hanno mai avuto bisogno del patronato. Peccato che questo riconoscimento non sia ancora avvenuto da parte del governo italiano, nonostante l’articolo 11 della legge n.152/2001, di cui in questi giorni si celebra il decennale. Infatti, a tutt’oggi, il Ministero degli Affari Esteri  non ha ancora ritenuto di accogliere la richiesta dei patronati (sostenuta anche dal CGIE) di stipulare una convenzione con gli stessi patronati per riconoscere ufficialmente il lavoro complementare e, non di rado, sostitutivo degli Uffici consolari che i patronati svolgono all’estero, analogamente a quanto è avvenuto invece in Italia con molte amministrazioni locali. (Mario Castellengo*/Inform)

*Vice presidente patronato Ital Uil e consigliere CGIE  


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