RASSEGNA STAMPA
Intervista del
Messaggero al ministro degli Esteri uscente
Frattini:
“Ora niente sgambetti”
ROMA -
Fin da subito, e tra i primi, Franco Frattini ha appoggiato il tentativo di
Monti. Ora che la strada è in discesa, potrebbe togliersi qualche sassolino
dalle scarpe. Ma il tono, come sempre, è soft. «E' stato necessario spiegare
a coloro che tutt'ora non ne sono convinti, che fosse giusto lavorare per porre
l'interesse del Paese prima di quello del Pdl o della coalizione. Fortunatamente
ha prevalso il principio che l'Italia viene prima di ogni altra cosa, che le
famiglie italiane hanno paura della crisi, che bisogna tutelare i giovani, che
i risparmiatori debbono venire prima di ogni altra cosa. Una posizione di saggezza
che Berlusconi ha portato avanti come un uomo di Stato».
Però,
ministro, è un fatto che lei sia stato attaccato anche con forza. E adesso?
«Non ho
ricevuto critiche politiche che non fossero legittime. Sono ancora più soddisfatto
perché la soluzione che dal primo istante avevo sostenuto, e cioè un governo
che potesse portare il Paese fuori dalla crisi con personaggi di indiscussa
esperienza e credibilità, sia stata accettata non solo da Berlusconi ma anche
da tutto il partito».
Resta
che avete rischiato una divisione verticale. Come potrà ricomporsi?
«Non sembri
un paradosso ma la discussione accesa che poi ha portato a una decisione unitaria
può avere un effetto rifondativo sul Pdl, una sorta di nuova nascita, sotto
la leadership indiscussa e indiscutibile di Berlusconi. Diciamocelo francamente:
questo Pdl era nato sulla carta, furto di una fusione fredda tra FI e An. Il
confronto interno ha favorito la caduta delle vecchie appartenenze, ed è un
bene».
E
adesso quale atteggiamento avrà il Pdl verso Monti: leale sostegno e collaborazione
o starete lì pronti a cogliere il minimo errore per farlo cadere?
«Semplice:
dobbiamo essere conseguenti. E' evidente che il Pdl ha garantito il suo sostegno
con delle indicazioni molto chiare relative al programma. A quello ci atteniamo.
Le indicazioni di Berlusconi e di Alfano fanno sì che l'impegno del Pdl sia
pieno. Sarebbe davvero pericoloso dopo questa decisione un comportamento parlamentare
che non fosse coerente. Non saremmo seri nei confronti degli impegni che abbiamo
preso e dimenticheremmo che già Berlusconi si era impegnato a rispettare l'attuazione
dei famosi 39 punti richiesti dall'Europa già Berlusconi si era impegnato a
rispettare e che dunque vedono in noi un sostenitore naturale».
Tuttavia
la reazione dei mercati finora non è stata entusiasmante. Non credono a Monti
oppure la situazione è troppo compromessa?
«Vuol
dire quello che ha esplicitato con coerenza il Commissario europeo agli affari
economici 0lli Rehn, e cioè che anche se cambia il governo non cambiano i problemi
dell'Italia. Se un programma di riforme viene delineato, annunciato ma poi vi
sono resistenze, vi è chi dà l'impressione di non voler acconsentire, i mercati
dicono: è la solita Italia che si divide. La fiducia nel professor Monti va
accompagnata con il mettere sul tappeto i provvedimenti attuativi di quei famosi
39 punti e allora i mercati schizzeranno in su e gli spread in giù».
Monti
deve durare fino al 2013?
«Credo
che si debba dire con chiarezza che il governo Monti ha un programma che deve
essere realizzato. Il termine di realizzazione di quel programma segna la fine
del mandato di Monti».
Deve
fare anche la riforma elettorale?
«No, non
la deve fare. Il sistema elettorale non fa parte del programma ed è evidente
che vi fosse una iniziativa che la includesse, noi per quella parte riterremmo
esaurito il mandato di Monti. La riforma elettorale è materia delle forze politiche
e del Parlamento, non certo di un governo tecnico».
E
che succede se
«Saranno
le forze politiche e non il governo tecnico a doversene occupare. Naturalmente
auspico che i partiti arrivino su questo terreno ad una soluzione condivisa.
In caso contrario, si svolga pure la consultazione popolare».
Capitolo
Lega. Maroni dice che con il Pdl è rottura...
«E' una
rottura che ci imporrà uno sforzo supplementare per ritrovare punti di convergenza.
Con
E
Bocchino che vorrebbe Monti candidato premier del Terzo Polo?
«Un altro
errore di Bocchino, come correttamente rilevato dal presidente Fini». (Carlo Fusi
-Il Messaggero del 16 novembre 2011)
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