STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da
“
Silvana
Mangione: “Dal Mae ancora tagli agli italiani all'estero”
NEW YORK - Non comincia bene la giornata in cui, aprendo le e-mail vi si trova la tabella con le previsioni di spesa del Ministero degli Affari Esteri per il 2012. Dal 2008 ad oggi, i finanziamenti alle cosiddette “attività a favore degli italiani all’estero” hanno subito un taglio dopo l’altro, sempre più pesante, sempre più sanguinoso. Sappiamo perfettamente che la situazione italiana è grave. Ci auguriamo tutti che il Governo Monti nasca e possa operare senza distinguo, precisazioni, prese di posizione, piani di delegittimazione, nonché diktaat di vario genere. Ci rendiamo conto che i sacrifici sono chiesti a tutti e siamo pronti a fare la nostra parte.
Personalmente ho già iniziato a lanciare presso le associazioni italo-americane di New York la campagna “Comprate italiano”. È una goccia nel mare, lo so, ma può servire ad aumentare le esportazioni, far produrre di più l’Italia e contribuire a riavviare la macchina stanca della nostra economia. A fronte di tutte le spirali positive che si possono avviare ci dovrebbe tuttavia essere una riflessione seria su quali spese per l’estero possono trainare ancor di più il volano della bilancia commerciale italiana.
La tabella che
ci è appena giunta, con le ultime stangate, è frutto delle decisioni prese prima
delle dimissioni di Berlusconi, quindi riflette le decisioni del governo uscente
e la spalmatura dei tagli operata dal Ministero degli Esteri secondo le priorità
stabilite dal governo uscente. I tagli alle attività a favore degli italiani
all’estero per il
Per quanto bassa sia questa percentuale rispetto alla media delle altre diminuzioni, essa è di fatto distruttiva, perché si aggiunge ai tagli degli anni precedenti, con effetti che mettono in pericolo la vita stessa di molti nostri connazionali nei Paesi dell’America Latina. È una sorta di conferma del distacco crescente fra l’Italia e la sua Italia all’estero, attraverso l’implicita negazione dei principi di solidarietà propugnati dalla Costituzione italiana per tutti i cittadini, compresi quelli che risiedono al di fuori dei confini nazionali. Questo richiederà un approfondimento molto maggiore di quello che io possa fare in questo articolo.
Il taglio massimo
è del 52.14% ed è effettuato a danno dell’insegnamento della lingua italiana.
Questa falcidia, infatti, riguarda i contributi agli enti gestori dei corsi
di lingua e cultura italiana, che passa dallo stanziamento di 14.850.000 del
2011, poi sceso ad euro
Siamo d’accordo, anzi, chiediamo noi stessi a gran voce che vengano eliminati gli sprechi. Siamo i primi a dirlo. Ad esempio, pensiamo che non ci sia bisogno di mandare dirigenti scolastici nelle circoscrizioni consolari nelle quali il costo della loro presenza (stipendi e benefici) supera di due, tre, quattro volte, il totale dei contributi erogati agli enti gestori di cui si devono occupare. Riteniamo che potrebbe bastare un dirigente scolastico di base presso l’ambasciata, che faccia periodiche visite alle diverse circoscrizioni dove si è inserito l’italiano nella rete delle locali scuole dell’obbligo. Ci sembra che chi è mandato ad assolvere un compito di responsabilità come quello del dirigente scolastico non debba poter domandare di essere inviato, a fare il commissario d’esame (con ulteriore paga e benefici che si aggiungono a quelli, notevoli, di cui già gode) in Paesi molto distanti, rimanendo assente per quattro settimane di seguito, più volte l’anno. Siamo convinti che sia meglio investire nella formazione di insegnanti residenti all’estero, piuttosto che mandare dall’Italia dei docenti, ognuno dei quali costa quanto tre professori locali, pur rispettando orari di lavoro molto inferiori ai loro. Siamo indignati di fronte all’invio all’estero di nipoti e nipotine, mamme, nonne, zie, ex-mogli ed ex-mariti di questo o quell’importante personaggio della politica o “gran commis” ministeriale o parente di altissimi magistrati. Strapagati e protetti dalla montagna di prebende conquistata negli anni dalle battaglie di casta, questi “esperti” nella maggior parte dei casi non parlano la lingua, non conoscono le strutture istituzionali locali, non hanno contatti e non si sa bene che cosa siano venuti a fare.
In quel che scrivo
non vi è alcuna volontà di additare qualcuno
in particolare. Sto soltanto dicendo che basterebbe effettuare una seria analisi
costi-ricavi per sfrondare il quadro
di queste rimuneratissime presenze, al fine di ritrovare i fondi necessari a
portare avanti una ben più produttiva italianizzazione linguistico-culturale
dei nostri Paesi, e realizzare anche notevoli risparmi. Vale a dire: ricostruiamo
le basi per accompagnare all’austerità ed alla trasparenza l’imprescindibile
investimento nello strumento principe per la promozione del sistema Italia nei
mercati trainanti del mondo. E facciamolo subito. (Silvana Mangone*-
*
Vice Segretario generale del Cgie per i paesi anglofoni extraeuropei