INFORM - N. 211 - 14 novembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Da “Veneti nel Mondo”on line

Gruppo teatrale “Frotole del Baracon”: vent’anni di arte e di impegno con la cultura italo-riograndense

 

Quest’anno il Gruppo Teatrale “Frotole del Baracon” ha compiuto i suoi primi vent’anni di attività e, per questo motivo, ha ricevuto riconoscimenti per la sua opera, soprattutto nella regione della cosiddetta Quarta Colonia. Il 6 agosto scorso  ha ricevuto un elogio ufficiale dalla Sociedade Esporte Clube Guarani e, il 14 ottobre, un plauso particolare dalla Câmara de Vereadores de Nova Palma riunita in sessione solenne. Il Gruppo fa parte del settore culturale della Sociedade Esporte Clube Guarani, del comune di Nova Palma (Rio Grande do Sul) e dal maggio del 1991 mette in scena proprie commedie sia in dialetto veneto che in  espressioni e lessico italiani.

Il Gruppo, oltre alle tredici commedie scritte e rappresentate in pubblico, nel 1995 ha dato alle stampe il libro “Frotole del Baracon”, patrocinato dal Pro-Rettorato della Succursale dell’Università Federale di Santa Maria. Alla fine dell’anno 2002, sulla base di una delle sue commedie, ha realizzato un film dal titolo “La fortuna del Gigio”.

Dal momento del debutto sono circa quattrocento le rappresentazioni finora proposte nello Stato del Rio Grande do Sul, in Paraná e in alcune città dell’Argentina e della Regione Veneto, in Italia. La Compagnia  è identificata con la colonizzazione italiana, anche perchè tutti i componenti sono discendenti di quei coloni. Essi sono: Inácio Piovesan, agricoltore e attore (Gigio); Bernardo Piovesan, operaio e attore (Meneghéto); Cláudio Piovesan, operaio e attore (padre Michele); Tarcisio Piovesan, operaio e attore (Chéco); Arlete Binoto, pensionata e attrice (Genoveva); Rosemar Vestena, insegnante e attrice (Marieta); Rodrigo Manfio, studente (Toniti); Jurema Dalcin, commerciante e attrice (Nonna); Nelci Piovesan: commerciante (Lusiéta).

Quest’anno, oltre agli impegni con gli spettacoli, il Gruppo è stato invitato a far conoscere le proprie esperienze come ente promotore di cultura regionale e come sodalizio teatrale. Il 13 agosto 2011 ha partecipato alla tavola rotonda nel I Ciclo sulla storia e sulla cultura italo-germanica, organizzata dal Colégio Técnico Industrial/UFSM. Inoltre, il 12 ottobre 2011 ha presentato la commedia “Marieta vai à luta” (Marieta all’attacco) nel I° Seminário di diploma in teatro svolto dalla Facoltà di Teatro/CAL/UFSM. Nel contesto di questo evento ha partecipato ad un convegno relazionando sull’organizzazione e sullo sviluppo in questi venti anni del Gruppo come Teatro Alternativo.

Molte sono le particolarità della Compagnia. Fra le più rilevanti, si rimarca fra le tante l’origine del Gruppo, le commedie ed i costumi.

Nel 1991, come componente del direttivo della Sociedade Guarani, partecipai all’organizzazione della “Prima Notte Ítalo-brasiliana”. A quel tempo stavo effettuando una ricerca sulla colonizzazione italiana nel Centro de Pesquisas Genealógicas de Nova Palma per la discussione della tesi universitaria. Così coinvolta, scorrendo foto e registrazioni mi imbattei in alcune storielle di Diomedes Rossato nelle quali ripeteva: “Vá in neto donne, che Tonheto Roncon comanda”. Ho cominciato allora ad immaginare una piéce teatrale ispirata a questo passaggio in cui le donne entrano in contatto con una guida ribelle alle abitudini locali. Scrissi un po’ in dialetto veneto e un po’ in portoghese. Con l’impianto del testo sottoposi il progetto alla valutazione della gente a me vicina. Mi furono suggeriti i nomi di chi poteva far parte del cast e alcuni si resero disponibili ad assecondarmi come Arlete Alessio Binotto, che subito accettò di condividere l’avventura.

Nello scambio di opinioni ricordammo che c’erano i componenti del Coro Toni Torchio della famiglia Piovesan, che da quattro generazioni avevano a che fare con  l’arte e conoscevano perfettamente il dialetto veneto. Il fatto di praticare il canto conferiva loro un’ottima impostazione della voce, e consentiva loro di padroneggiare il palco senza insicurezze.  In aggiunta alla loro preparazione, uno suonava la fisarmonica ed un altro il violino. Una domenica pomeriggio incontrammo i fratelli Inácio e Bernardo Piovesan (il fisarmonicista ed il violinista): eravamo nel campo da bocce della comunità rurale di Bom Retiro. Fissammo un appuntamento, al quale si presentarono con altri tre componenti del Coro. 

Il giorno dell’esordio della commedia “La revolussion delle done” c’era con noi uno di coloro che erano stati premiati nella Prima Notte Italo-brasiliana, padre Marcuzzo. Mentre aspettava insieme a noi dietro al palco il momento della chiamata, gli chiesi qualche indicazione per il nome del Gruppo. Mi suggerì “Frotole”, che significa “storie”, che completai con la parola “Baracon”, per rendere omaggio al capannone in cui si stabilirono gli immigrati, e anche per essere il primo nome di Nova Palma: ecco allora “Grupo Teatral Frotole del Baracon. Alla fine della rappresentazione padre Marcuzzo ci fece il primo invito per esibirci in occasione della Settimana Culturale Italiana a Vale Vêneto. 

Le trame delle commedie, all’inizio, si ispirarono a racconti come “Una del zio Bertussa” (1992), storiella descritta da Frei Rovílio Costa nella rivista Gazzetino Brazile. Altre, come “Il gran cacciatore” e “Checo pi  furbo che bauco” furono commedie tratte dalla rubrica di Frei Rovílio Costa nel giornale Correio Riograndense. Le restanti scaturirono dalla realtà locale e dal nostro vissuto personale.

La struttura del testo delle commedie più importanti ed i dialoghi sono scritti e portati alle riunioni per essere esaminati dal gruppo. Discutiamo, modifichiamo, aggiungiamo battute, canti tradizionali, proverbi popolari e, se non emergono subito idee interessanti, ci mettiamo ad indagare nella comunità alla ricerca di una ispirazione, un gesto, una tonalità di voce, una particolarità per completare le nostre messe in scena. In questo modo si mette in azione e si concretizza una nuova commedia.

I testi non sono chiusi e blindati.  Durante le prove e nelle rappresentazioni nascono nuovi scambi di battute, situazioni divertenti che possono essere inserite durante gli allestimenti. Pure seguiamo questo metodo anche per gli altri elementi scenici.

Quando noi andiamo in scena, a parte i complimenti, scendiamo dal palco con la sensazione di aver lasciato qualcosa di significativo. Le commedie si perfezionano e si plasmano sulla realtà del pubblico e, alle volte, sul contesto storico-sociale in atto. Abbiamo la sensazione che ad ogni rappresentazione acquistiamo una sempre maggior complicità tra gli attori e gli spettatori.  Poi, dopo le recite, valutiamo con le espressioni “abbiamo vinto la gara”, “abbiamo impattato” e, se non siamo stati soddisfatti, “abbiamo perso la partita”.

I nostri lavori sono impostati nell’ambito familiare, solo si modificano gli argomenti: in una commedia è Gigio che litiga con la suocera, in un altra sono Gigio e Meneghéto ad organizzare una battuta di caccia, in un’altra ancora è Toniti a trasformarsi in un adolescente ribelle, oppure c’è il viaggio in città di Gigio e Marieta, o la rivolta di Marieta che si candida alle elezioni.

Il profilo dei personaggi segue stereotipi ben definiti: Gigio è un buontempone, suonatore di fisarmonica, mangiapreti, pure maschilista ed estroverso; la Marieta è litigiosa, comanda in casa e alle volte fa da paciera; la suocera è insopportabile; i vicini sono curiosi degli affari altrui e il prete è bonario e mediatore.

Quando ho scritto le prime commedie, ho cercato notizie nel Centro de Pesquisas Genealógicas ed abbiamo avuto a disposizione padre Luis Sponchiado, che ci sosteneva con entusiasmo: “Avanti, avanti, viva, viva!”. Mi faceva vedere delle foto e mi descriveva dettagli come “Gli uomini sempre con il cappello e le donne con il velo in testa, hai visto Marieta?”.  Inoltre abbiamo avuto i nonni e le nonne ancora in vita che parlavano il dialetto veneto e ci suggerivano comportamenti e abbigliamento.

Questi aiuti fecero sì che potessimo creare i personaggi e mantenere una certa concordanza ai costumi ed alle consuetudini dell’epoca. Abbiamo girato in cerca di vecchi bauli, a chiedere in regalo vecchi vestiti, abiti lunghi, sciarpe, pantaloni, stivali, bretelle e altre mercerie. Un anziano accettò lo scambio di due paia di pantaloni ben sciupati con un paio di nuovi. 

Poi, in una delle nostre rappresentazioni nella Linha Três, nei pressi di Nova Palma, vedemmo una signora con un vestito verde quasi fluorescente e immaginammo uno dei nostri personaggi vestito come lei. Con l’appoggio di una autorità del posto, abbiamo contrattato il capo di abbigliamento, scambiandolo, ovviamente, con uno di nuovo. Fino ad oggi questi costumi sono sempre gli stessi, o sono appena allargati.

Per quanto riguarda la scena, inizialmente era alquanto pesante: ci toccava caricare armadi, tavole e sedie. Erano mobili trovati in giro per le zone di campagna, in scantinati, capannoni, o anche usati dagli stessi componenti del Gruppo. Col passare del tempo, dopo aver partecipato ad eventi e festival, abbiamo intuito che lo scenario può essere anche di fantasia. Abbiamo così costruito un pozzo ed armadi più leggeri. Ci siamo dotati di un fondale e dell’attrezzatura per l’illuminazione. Infine, abbiamo adottato alcuni particolari accorgimenti per migliorare le nostre esibizioni.

Le commedie allestite lungo questi venti anni sono le seguenti: La revolussion delle donne (1991); Una del Zio Bertussa (1992); La veccia brontolona (1993); Checo pi furbo che bauco (1995); Frotole del Baracon (1996); Che miraculo (1997); Italiani tutti buona gente (1998); Il gran cacciatore (1999); Che barufa (2000); Una del Toniti (2001); La fortuna del Gigio (2002); CAMNPAL tutti buona gente (2003); Marieta vai à luta (Marieta all’attacco – 2004) e La morosa del Toniti (2008).

Quando ci riuniamo, ognuno ha la sua sfilza di aneddoti che hanno caratterizzato questi vent’anni insieme. In Val de Buia, a Silveira Martins, proprio il posto dove fu insediato il capannone (barracão) degli immigrati e da dove essi si riversarono poi nella Quarta Colonia, a parte l’emozione che stavamo provando, ci fu proposto un palco insolito: ci esibimmo all’interno di un campo da bocce. Il pubblico assistette dai bordi della corte. Ci sentivamo come dentro un’arena dell’Impero Romano, solo che in quell’occasione, anziché con uomini e leoni, intrattenemmo la gente in altra maniera con la commedia “Il gran cacciatore”.

Le nostre rappresentazioni mirano al divertimento, tuttavia si verificano momenti di commozione e di nostalgia, soprattutto nelle persone più anziane che hanno vissuto un po’ quello che mettiamo in scena. Alcuni si ricordano dei propri familiari, della maniera con cui la mamma si lavava il viso prendendo l’acqua dal pozzo, del sapore della polenta, dell’odore di stalla del padre, dei canti dei vicini di casa, del prete con le messe e le celebrazioni parrocchiali. Altri ci aiutano con osservazioni, vicende e storie: così l’insieme dell’opera diventa sempre più cospicuo e più vincolato con il nostro territorio. Basta vedere per credere!

In questi anni, tutti quanti abbiamo ricevuto il sostegno e l’affetto in particolar modo degli abitanti e degli appassionati della Quarta Colonia. Per noi il teatro è stato una prova di generosità, un doppio reciproco scambio tra spettatori ed attori. Esprimiamo la nostra sincera gratitudine per tutto e per tutti coloro che sono parte della nostra storia e delle nostre vite. (Rosemar de Fátima Vestena*-Veneti nel Mondo/Inform) 

*Autrice, regista ed attrice del Grupo Teatral Frotole del Baracon

 


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