ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Veneti nel Mondo”on line
Gruppo teatrale “Frotole del
Baracon”: vent’anni di arte e di impegno con la
cultura italo-riograndense
Quest’anno il Gruppo Teatrale “Frotole
del Baracon” ha compiuto i suoi primi vent’anni
di attività e, per questo motivo, ha ricevuto riconoscimenti per la sua opera,
soprattutto nella regione della cosiddetta Quarta Colonia. Il 6 agosto scorso
ha ricevuto un elogio ufficiale dalla Sociedade
Esporte Clube Guarani e, il 14 ottobre, un plauso particolare dalla Câmara de Vereadores de Nova Palma
riunita in sessione solenne. Il Gruppo fa parte del settore culturale della
Sociedade Esporte Clube Guarani, del comune di Nova
Palma (Rio Grande do Sul) e dal maggio del 1991 mette in scena proprie commedie
sia in dialetto veneto che in espressioni e lessico italiani.
Il Gruppo, oltre alle tredici commedie scritte e rappresentate
in pubblico, nel
Dal momento del debutto sono circa quattrocento le rappresentazioni
finora proposte nello Stato del Rio Grande do Sul, in Paraná e in alcune città dell’Argentina e della Regione Veneto,
in Italia. La Compagnia è identificata con la colonizzazione italiana,
anche perchè tutti i componenti sono discendenti
di quei coloni. Essi sono: Inácio Piovesan, agricoltore e attore (Gigio);
Bernardo Piovesan, operaio e attore (Meneghéto); Cláudio Piovesan, operaio e attore (padre Michele); Tarcisio Piovesan, operaio e attore (Chéco);
Arlete Binoto, pensionata
e attrice (Genoveva); Rosemar
Vestena, insegnante e attrice (Marieta);
Rodrigo Manfio, studente (Toniti); Jurema Dalcin, commerciante e attrice
(Nonna); Nelci Piovesan:
commerciante (Lusiéta).
Quest’anno, oltre agli impegni con gli spettacoli, il
Gruppo è stato invitato a far conoscere le proprie esperienze come ente promotore
di cultura regionale e come sodalizio teatrale. Il 13 agosto
Molte sono le particolarità della Compagnia. Fra le più
rilevanti, si rimarca fra le tante l’origine del Gruppo, le commedie ed i
costumi.
Nel 1991, come componente del direttivo della Sociedade Guarani, partecipai all’organizzazione
della “Prima Notte Ítalo-brasiliana”. A quel tempo
stavo effettuando una ricerca sulla colonizzazione italiana nel Centro de
Pesquisas Genealógicas
de Nova Palma per la discussione della tesi universitaria. Così coinvolta,
scorrendo foto e registrazioni mi imbattei in alcune storielle di Diomedes Rossato nelle quali ripeteva:
“Vá in neto donne, che
Tonheto Roncon comanda”.
Ho cominciato allora ad immaginare una piéce teatrale
ispirata a questo passaggio in cui le donne entrano in contatto con una guida
ribelle alle abitudini locali. Scrissi un po’ in dialetto veneto e un po’
in portoghese. Con l’impianto del testo sottoposi il progetto alla valutazione
della gente a me vicina. Mi furono suggeriti i nomi di chi poteva far parte
del cast e alcuni si resero disponibili ad assecondarmi come Arlete Alessio Binotto, che subito
accettò di condividere l’avventura.
Nello scambio di opinioni ricordammo che c’erano i componenti
del Coro Toni Torchio della famiglia Piovesan, che
da quattro generazioni avevano a che fare con l’arte e conoscevano perfettamente
il dialetto veneto. Il fatto di praticare il canto conferiva loro un’ottima
impostazione della voce, e consentiva loro di padroneggiare il palco senza
insicurezze. In aggiunta alla loro preparazione, uno suonava la fisarmonica
ed un altro il violino. Una domenica pomeriggio incontrammo i fratelli Inácio
e Bernardo Piovesan (il fisarmonicista ed il violinista):
eravamo nel campo da bocce della comunità rurale di Bom
Retiro. Fissammo un appuntamento, al quale si presentarono
con altri tre componenti del Coro.
Il giorno dell’esordio della commedia “La revolussion delle done” c’era con
noi uno di coloro che erano stati premiati nella Prima Notte Italo-brasiliana, padre Marcuzzo.
Mentre aspettava insieme a noi dietro al palco il momento della chiamata,
gli chiesi qualche indicazione per il nome del Gruppo. Mi suggerì “Frotole”, che significa “storie”, che completai con la parola
“Baracon”, per rendere omaggio al capannone in cui
si stabilirono gli immigrati, e anche per essere il primo nome di Nova Palma:
ecco allora “Grupo Teatral
Frotole del Baracon. Alla fine della
rappresentazione padre Marcuzzo ci fece il primo
invito per esibirci in occasione della Settimana Culturale Italiana a Vale
Vêneto.
Le trame delle commedie, all’inizio, si ispirarono a
racconti come “Una del zio Bertussa” (1992), storiella
descritta da Frei Rovílio
Costa nella rivista Gazzetino Brazile.
Altre, come “Il gran cacciatore” e “Checo pi
furbo che bauco” furono commedie tratte dalla rubrica
di Frei Rovílio Costa
nel giornale Correio Riograndense.
Le restanti scaturirono dalla realtà locale e dal nostro vissuto personale.
La struttura del testo delle commedie più importanti
ed i dialoghi sono scritti e portati alle riunioni per essere esaminati dal
gruppo. Discutiamo, modifichiamo, aggiungiamo battute, canti tradizionali,
proverbi popolari e, se non emergono subito idee interessanti, ci mettiamo
ad indagare nella comunità alla ricerca di una ispirazione, un gesto, una
tonalità di voce, una particolarità per completare le nostre messe in scena.
In questo modo si mette in azione e si concretizza una nuova commedia.
I testi non sono chiusi e blindati. Durante le
prove e nelle rappresentazioni nascono nuovi scambi di battute, situazioni
divertenti che possono essere inserite durante gli allestimenti. Pure seguiamo
questo metodo anche per gli altri elementi scenici.
Quando noi andiamo in scena, a parte i complimenti, scendiamo
dal palco con la sensazione di aver lasciato qualcosa di significativo. Le
commedie si perfezionano e si plasmano sulla realtà del pubblico e, alle volte,
sul contesto storico-sociale in atto. Abbiamo la sensazione che ad ogni rappresentazione
acquistiamo una sempre maggior complicità tra gli attori e gli spettatori.
Poi, dopo le recite, valutiamo con le espressioni “abbiamo vinto la gara”,
“abbiamo impattato” e, se non siamo stati soddisfatti, “abbiamo perso la partita”.
I nostri lavori sono impostati nell’ambito familiare,
solo si modificano gli argomenti: in una commedia è Gigio
che litiga con la suocera, in un altra sono Gigio
e Meneghéto ad organizzare una battuta di caccia, in un’altra
ancora è Toniti a trasformarsi in un adolescente ribelle, oppure c’è il viaggio
in città di Gigio e Marieta,
o la rivolta di Marieta che si candida alle elezioni.
Il profilo dei personaggi segue stereotipi ben definiti:
Gigio è un buontempone, suonatore di fisarmonica,
mangiapreti, pure maschilista ed estroverso; la Marieta è litigiosa, comanda in casa e alle volte fa da paciera;
la suocera è insopportabile; i vicini sono curiosi degli affari altrui e il
prete è bonario e mediatore.
Quando ho scritto le prime commedie, ho cercato notizie
nel Centro de Pesquisas Genealógicas
ed abbiamo avuto a disposizione padre Luis Sponchiado,
che ci sosteneva con entusiasmo: “Avanti, avanti, viva, viva!”. Mi faceva
vedere delle foto e mi descriveva dettagli come “Gli uomini sempre con il
cappello e le donne con il velo in testa, hai visto Marieta?”.
Inoltre abbiamo avuto i nonni e le nonne ancora in vita che parlavano il dialetto
veneto e ci suggerivano comportamenti e abbigliamento.
Questi aiuti fecero sì che potessimo creare i personaggi
e mantenere una certa concordanza ai costumi ed alle consuetudini dell’epoca.
Abbiamo girato in cerca di vecchi bauli, a chiedere in regalo vecchi vestiti,
abiti lunghi, sciarpe, pantaloni, stivali, bretelle e altre mercerie. Un anziano
accettò lo scambio di due paia di pantaloni ben sciupati con un paio di nuovi.
Poi, in una delle nostre rappresentazioni nella Linha Três, nei pressi di Nova Palma,
vedemmo una signora con un vestito verde quasi fluorescente e immaginammo
uno dei nostri personaggi vestito come lei. Con l’appoggio di una autorità
del posto, abbiamo contrattato il capo di abbigliamento, scambiandolo, ovviamente,
con uno di nuovo. Fino ad oggi questi costumi sono sempre gli stessi, o sono
appena allargati.
Per quanto riguarda la scena, inizialmente era alquanto
pesante: ci toccava caricare armadi, tavole e sedie. Erano mobili trovati
in giro per le zone di campagna, in scantinati, capannoni, o anche usati dagli
stessi componenti del Gruppo. Col passare del tempo, dopo aver partecipato
ad eventi e festival, abbiamo intuito che lo scenario può essere anche di
fantasia. Abbiamo così costruito un pozzo ed armadi più leggeri. Ci siamo
dotati di un fondale e dell’attrezzatura per l’illuminazione. Infine, abbiamo
adottato alcuni particolari accorgimenti per migliorare le nostre esibizioni.
Le commedie allestite lungo questi venti anni sono le
seguenti: La revolussion delle donne (1991); Una
del Zio Bertussa (1992); La veccia brontolona (1993);
Checo pi furbo che bauco (1995);
Frotole del Baracon (1996); Che
miraculo (1997); Italiani tutti buona gente (1998); Il gran
cacciatore (1999); Che barufa (2000); Una del Toniti
(2001); La fortuna del Gigio (2002); CAMNPAL tutti
buona gente (2003); Marieta vai à luta (Marieta all’attacco – 2004) e La morosa del Toniti (2008).
Quando ci riuniamo, ognuno ha la sua sfilza di aneddoti
che hanno caratterizzato questi vent’anni insieme. In Val de Buia, a Silveira Martins, proprio il posto dove fu insediato il capannone (barracão) degli immigrati e da dove essi si riversarono poi
nella Quarta Colonia, a parte l’emozione che stavamo provando, ci fu proposto
un palco insolito: ci esibimmo all’interno di un campo da bocce. Il pubblico
assistette dai bordi della corte. Ci sentivamo come dentro un’arena dell’Impero
Romano, solo che in quell’occasione, anziché con uomini e leoni, intrattenemmo
la gente in altra maniera con la commedia “Il gran cacciatore”.
Le nostre rappresentazioni mirano al divertimento, tuttavia
si verificano momenti di commozione e di nostalgia, soprattutto nelle persone
più anziane che hanno vissuto un po’ quello che mettiamo in scena. Alcuni
si ricordano dei propri familiari, della maniera con cui la mamma si lavava
il viso prendendo l’acqua dal pozzo, del sapore della polenta, dell’odore
di stalla del padre, dei canti dei vicini di casa, del prete con le messe
e le celebrazioni parrocchiali. Altri ci aiutano con osservazioni, vicende
e storie: così l’insieme dell’opera diventa sempre più cospicuo e più vincolato
con il nostro territorio. Basta vedere per credere!
In questi anni, tutti quanti abbiamo ricevuto il sostegno
e l’affetto in particolar modo degli abitanti e degli appassionati della Quarta
Colonia. Per noi il teatro è stato una prova di generosità, un doppio reciproco
scambio tra spettatori ed attori. Esprimiamo la nostra sincera gratitudine
per tutto e per tutti coloro che sono parte della nostra storia e delle nostre
vite. (Rosemar de Fátima
Vestena*-Veneti nel Mondo/
*Autrice,
regista ed attrice del Grupo Teatral
Frotole del Baracon