SINDACATI
Una nota della FLC Cgil sulle risorse destinate ai corsi
di lingua e cultura italiana all’estero
Criticata l’ipotesi del Coordinamento Enti Gestori della
Svizzera di ridurre il contingente dei docenti inviato all’estero dal Mae
ROMA – Massimo Mari del settore estero
della Federazione Lavoratori della Conoscenza del sindacato Cgil contesta l’ipotesi
di ridurre il contingente di docenti di italiano inviati all’estero dal Mae
per liberare risorse da destinarsi agli Enti gestori, indicazione sostenuta
dal Coordinamento degli Enti gestori in Svizzera (vedi Inform
del 7 novembre: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n20603.htm)
alla luce di un emendamento presentato in proposito da Claudio Micheloni, senatore eletto per il Pd nella ripartizione Europa,
alla legge di stabilità in esame in questi giorni al Parlamento.
Per Mari tale soluzione significherebbe
infatti la “privatizzazione di un servizio pubblico diretto dello Stato italiano
a favore dei lavoratori italiani e dei loro congiunti”, e si tradurrebbe in
una “mera operazione di ricollocamento di risorse” che “avrebbe poco a che vedere
con il un rilancio dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero” più volte
evocato dagli stessi Enti gestori.
Nella nota sindacale si sottolinea
come le disposizioni legislative attuali “prevedano da parte dello Stato italiano,
per tramite del Mae, l’istituzione e la gestione diretta
dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero proprio perché destinati al
raggiungimento di ben precise finalità educative a favore dei nostri connazionali”,
e ciò “coerentemente con il dettato costituzionale”.
La soluzione proposta comporterebbe
invece “l’uscita definitiva dal sistema pubblico di istruzione italiano – aggiunge
Mari, rilevando come la presa di posizione del Coordinamento degli Enti Gestori
in Svizzera, “nel cavalcare con baldanza la linea della privatizzazione – scrive,
- non faccia cenno a problematiche che pure da anni sono state poste alla loro
attenzione: la regolamentazione, anche attraverso criteri di verifica democratica
del loro operato, il riferimento a precise regole per l’assunzione e il
trattamento del personale, il rapporto con gli Uffici scolastici e con le Autorità
consolari cui compete la responsabilità primaria dell’organizzazione e dell’amministrazione
della rete dei corsi”.
La FLC Cgil giudica le scuole e le
iniziative scolastiche statali italiane all’estero “una risorsa strategica nel
settore della politica estera del nostro Paese”. “La presenza di personale qualificato,
proveniente dall’esperienza professionale nella scuola italiana - si legge nella
nota, - costituisce un fattore di primaria importanza in grado di garantire
il collegamento di questo segmento educativo con il sistema scolastico nazionale
e con le stesse istituzioni pubbliche locali”.
“I corsi e le istituzioni scolastiche
gestiti dallo Stato italiano costituiscono per noi l’asse portante per
la diffusione e la promozione della lingua e cultura italiane nel mondo – prosegue
la nota, sottolineando come ormai “non sia più rinviabile una legge di riordino
del sistema seria e coerente con i principi costituzionali che ribadisca la
centralità dell’intervento pubblico e che, nell’ambito di ben precise regole,
definisca l’orizzonte dei diritti e dei doveri degli altri soggetti privati
chiamati a contribuire alla crescita del sistema scolastico italiano all’estero”.
La presa di posizione assunta dagli
Enti Gestori e condivisa, in base all’emendamento sopracitato, da Micheloni viene definita “preoccupante”, perché collocabile
all’interno di una visione “privatistica” della scuola, visione che “avvalora
– conclude la nota - l’attuale politica del governo di centro destra”, destinata
a incidere, con la riduzione di spazi e risorse destinate al sistema di istruzione
pubblico, anche sul diritto all’istruzione dei cittadini italiani residenti
all’estero. (Inform)