INTERVENTI
Dino Nardi (Uim/Cgie): “Salvare l’Italia: un obbligo per tutti, anche per
noi emigrati!”
ZURIGO - A proposito della singolare proposta lanciata, tramite le pagine del Corriere della Sera, dal signor Giuliano Melani a tutti i cittadini italiani affinché acquistino i titoli di Stato italiani (BOT e BPT) per finanziare il nostro debito pubblico, una iniziativa che ha avuto un grande eco anche in Svizzera, ritengo che anche noi italiani all’estero (sia pure inca… volati ed indignati per come ci sta trattando questo governo con tagli ai servizi, all’assistenza, alla scuola, agli organismi di rappresentanza, ecc.) potremmo dare anche in questa circostanza un valido contributo acquistando dei titoli di Stato italiani per far superare al nostro Paese questa difficilissima situazione finanziaria in cui ci l’ha portato impavidamente l’attuale governo Berlusconi, ovvero sull’orlo del baratro: nel momento in cui sto scrivendo il divario BTP-Bund è arrivato a 575 punti ed il rendimento dei nostri BPT è sopra il 7%.
D’altra parte non sarebbe certamente la prima volta che gli italiani all’estero contribuiscono fattivamente a risollevare le sorti economiche e finanziarie dell’Italia. Basti pensare, per esempio, alle copiose rimesse degli emigrati ed in particolare di quelli in Svizzera, mentre i ricchi italiani (spesso evasori fiscali) esportavano e continuano tuttora ad esportare i loro capitali nelle banche elvetiche ed in altri paradisi fiscali in attesa di qualche salvifico ed ennesimo scudo fiscale.
Solo che in questa circostanza, in cui è purtroppo in gioco la sorte dell’Italia come mai lo è stato in passato, qualcuno dovrebbe dare il buon esempio e cioè tutti gli appartenenti alla ormai famosa “casta”. Una casta, peraltro, molto più ampia dei soliti parlamentari presi quotidianamente nel mirino dai media: penso ai boiardi di Stato, ai componenti delle tante Agenzie di controllo (antitrust, ecc.), agli assessori e consiglieri regionali, ai Magistrati di alto livello ed agli alti gradi dei militari, tanto per citare alcune categorie di privilegiati retribuiti con denaro pubblico.
Sarebbe infatti auspicabile che, in questo ultimo scorcio di legislatura, con un bel colpo di reni, il governo ed il parlamento dessero un buon esempio al Paese. Come? Decidendo che, a partire da loro, tutti quelli che ricevono emolumenti pubblici, oltre un certo livello, per un determinato periodo di tempo (cinque anni?), vengano retribuiti parzialmente (30%?) con titoli di Stato.
Se ciò avvenisse
sono certo che gran parte degli italiani (compreso gli emigrati), ovviamente
in condizioni economiche da poterlo fare, accoglierebbero ben volentieri l’invito
lanciato dal signor Melani. D’altra parte se lo
Stato italiano dovesse veramente andare in bancarotta a che servirebbe avere
qualche euro in banca invece che dei Buoni del Tesoro poliennali? (Dino Nardi*/