ITALIANI ALL’ESTERO
Mantica fa il punto sulla riforma degli organi di rappresentanza
e sulle modifiche tecniche del voto per la circoscrizione Estero
Il vero scontro politico è sul cambiamento del Cgie. Elezioni permettendo, credo che potremmo trovare un
punto di incontro fra le principali forze politiche e convergere su una soluzione
ROMA- Al margine del convegno, promosso
al Vittoriano dal Mae e dal Museo Nazionale per l’Emigrazione
Italiana sul ruolo dei nostri connazionali nel mondo rispetto al processo di
unità nazionale dell’Italia, abbiamo incontrato il sottosegretario agli Esteri
Alfredo Mantica che ci ha parlato della proposta riforma dei Comites
e del Cgie, attualmente in discussione alla Commissione
Affari Esteri della Camera, e delle modifiche tecniche della legge che regolamenta
il voto degli italiani nel mondo. Un provvedimento, quest’ultimo, che assume
particolare pregnanza, soprattutto per la possibilità, sempre più concreta,
di svolgimento a breve termine di elezioni anticipate.
Prosegue alla Camera la discussione
sulla riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. A che
punto è il dibattito politico su questo provvedimento che non è stato accolto
in maniera positiva dal mondo dell’associazionismo e dall’attuale Cgie?
Alla Commissione Affari Esteri della
Camera si sono si sono già svolte sia le audizioni previste che la discussione
generale sulla proposta di riforma dei Comites e del
Cgie. Se non vi saranno le elezioni fra due giorni vi è già
un’intesa tra Camera e Senato per fare in modo che eventuali variazioni al provvedimento
apportare alla Camera vengano accolte senza ulteriori modifiche dal Senato .
C’è una parte della proposta di riforma, quella che riguarda i Comites, su cui sono state presentate delle obiezioni, come
ad esempio la scelta fra il sistema maggioritario o proporzionale, su cui il
Governo, ritenendole di non di primaria importanza, lascia la decisione al Parlamento.
Il vero scontro politico è invece sul Cgie. Si tratta
di un problema, non di destra o di sinistra, ma trasversale. Il concetto è molto
semplice c’è chi dice, e io condivido, che il Cgie abbia svolto un grande ruolo e sia stato incubatore della
riforma che ha portato al pieno esercizio del voto degli italiani all’estero.
Oggi chi rappresentano gli italiani nel mondo nella politica italiana sono i
parlamentari della circoscrizione Estero. In questa ottica il Cgie diventa solo uno strumento di collegamento e coordinamento
dei Comites e casomai attraverso il Consiglio Generale
i parlamentari possono arrivare ai Comites. Ovviamente
tutto questo vuol dire modificare profondamente la struttura del Cgie. Altri invece sostengono che il Cgie
va mantenuto nella sua forma attuale, che il Consiglio Generale è la vera sede
della rappresentanza degli interessi degli italiani nel mondo e che i
parlamentari, estremizzo solo per far capire bene, sono degli strumenti del
Cgie all’interno del Parlamento. Queste sono due concezioni
della vita e del mondo. Io ho visto maturare un orientamento verso la prima
soluzione, però devo dire che vi sono difficoltà e molte resistenze. Si
mette infatti in discussione la partecipazione dei consiglieri indicati dalle
associazioni, dai partiti e dagli enti che vorrebbero essere presenti all’attività
del Cgie. Questo mi pare il nodo, ma devo dire onestamente
che su questo non vi è né uno schieramento duro da parte dell’opposizione, né
un arroccamento da parte della maggioranza. E’ veramente un problema serio di
una riforma sulla quale legittimante tutte le posizioni sono rispettabili. Io
credo che comunque che potremo trovare un punto di incontro, per convergere
su una soluzione, fra le principali forze politiche come ad esempio il Pdl
e il Pd. A quel punto è ovvio, siccome non è necessario che la maggioranza si
esprima contro l’opposizione, mi auguro che il voto sia libero e svincolato
dai partiti. In questo caso, salvo ovviamente elezioni anticipate a breve
termine, potremo rapidamente arrivare alla riforma.
Mentre la possibilità che si svolgano
elezioni anticipate si fa sempre più vicina, rimangono ancora irrisolte le problematiche
di sicurezza e trasparenza connesse all’esercizio del voto all’estero. Su questo
punto anche il Pd ha presentato un’articolata proposta di legge. Cosa ne pensa?
Il governo condivide molte delle proposte
contenute nel disegno di legge di riforma del voto all’estero proposto dal Pd.
Quello che però ho verificato, al di là della disponibilità personale di molti
amici e colleghi anche dell’opposizione, è che in realtà il Parlamento nel suo
complesso si interessa molto relativamente di questa tematica. Se, alla luce
della difficile situazione politica, non si riuscisse a riformare la legge elettorale
sul voto all’estero, io credo che comunque vi siano tre o quattro questioni
tecniche che, senza stravolgere la legge, potrebbero comunque essere modificate
con urgenza. La prima proposta è quella di stampare in Italia, al fine di evitare
la diffusione delle matrici, tutte le schede elettorali della circoscrizione
Estero. Un’altra modifica è quella di avere non più solo il Tribunale di Roma
per lo scrutinio delle schede provenienti dall’estero, ma di mobilitare quattro
tribunali, uno per ciascuna ripartizione elettorale. In questi giorni, dato
il clima politico che corre, sia la maggioranza che l’opposizione hanno
fatto pressione sulla commissione Affari Costituzionali del Senato che tratta
questa materia affinché il provvedimento venga messo in discussione con rapidità.
Un problema è anche la volontà dei partiti perché sul tema degli italiani all’estero
c’è molto pressapochismo. In realtà la questione del voto all’estero è un problema,
perché vi sono 12 deputati alla Camera e 6 senatori al Senato della circoscrizione
Estero. Ci avviamo ad una campagna elettorale, quando sarà non sposta molto
i termini tecnici del problema, in cui questi 18 parlamentari potrebbero avere
un ruolo importante soprattutto al Senato. Mi sembra che sia opportuno aumentare
la credibilità e la legittimità del voto, attraverso alcune modifiche tecniche.
Ad esempio una modifica auspicabile sarebbe quella di prevedere per i candidati
della circoscrizione Estero l’iscrizione all’Aire da almeno 5 anni e la certificazione,
da parte della rappresentanza diplomatica in loco, del fatto che lo stesso candidato
viva e lavori effettivamente nel paese di accoglienza, Questa è un’altra cautela
soprattutto se vogliamo ripristinare lo spirito di origine della legge che non
mi permette, in quanto cittadino italiano residente in Italia, di candidarmi
per la circoscrizione Estero. (Goffredo Morgia- Inform)