ITALIANI
ALL’ESTERO
Dal “Messaggero di sant’Antonio”edizione per l’estero
Stati Uniti: Tre parroci operai del Vangelo. L’apostolato
pastorale tra i connazionali di Brooklyn
L’opera di evangelizzazione di padre John Tino, monsignor
Andrew Vaccari e padre Kenneth Grande: messaggi pratici, concreti ed essenziali,
utili per un’autentica vita cristiana.
Oggi
si parla molto di evangelizzare la società, cioè di predicare alle persone
il Vangelo, ovvero il lieto annuncio della salvezza portata da Cristo. Quella
salvezza che non è tanto un pacchetto di idee o di nozioni, ma ciò che Dio
ha fatto davvero per noi.
Padre
John Tino
Conosciuto
tra gli italiani come padre Giovanni, padre Tino è stato ordinato sacerdote
il 2 giugno 2001. Dopo aver lavorato come vicario parrocchiale nella chiesa
di Santa Giovanna D’Arco, nel Queens, e nella chiesa
di Santa Rosalia-Regina Pacis, a Brooklyn, padre
Tino è attualmente parroco della chiesa di San Domenico, a Brooklyn. Nato
a White Plains (New York), ha vissuto ad Argusto
(Catanzaro), in Calabria, fino all’età di 18 anni. Rientrato negli Stati Uniti,
ha studiato Economia e commercio all’Università di New York, e poi Filosofia
e teologia alla Pontificia Università Lateranense di Roma mentre prestava
servizio al santuario della Madonna del Divino Amore. Dopo aver conseguito
la licenza in Teologia presso l’Università francescana di Steubenville,
nell’Ohio, ha terminato i suoi studi al Seminario dell’Immacolata Concezione
di Huntington (New York). Inoltre ha lavorato per
un anno a Radio Maria come conduttore di programmi per giovani.
«Padre
Tino manifesta la sua fede in Dio con una teologia ben radicata, che si coniuga
con la preghiera. Per lui, Dio non è qualcuno “di cui” parliamo, ma qualcuno
“con cui” parliamo – dice Caterina Lionetti, attiva
nella chiesa di San Domenico come lettrice e ministro dell’Eucaristia da oltre
trent’anni –. Sono convinta che, oggi più che mai, la gente cerchi preti che
abbiano una vita umana e spirituale veramente densa. E per renderla tale,
è necessario pregare, pensare più all’anima che agli interessi materiali,
avere un dialogo aperto, intimo e continuo, con Dio. E, in questo, padre Tino
è un esempio illuminato».
Altri
due ministri dell’Eucaristia della chiesa di San Domenico, aggiungono che
padre Tino parla sovente ai fedeli dell’attuale crisi di spiritualità, e cerca
di affrontarla con iniziative liturgiche comunitarie come la recita quotidiana
del santo rosario, le novene alla Madonna e ai Santi, l’adorazione eucaristica
in tre lingue, che si svolge più volte ogni settimana, e con la partecipazione
frequente ai sacramenti, soprattutto alla confessione.
Per
Vito Settineri, nato a Palermo e membro della San
Domenico da quando la chiesa fu fondata, nel 1972, padre Tino è un punto di
riferimento per la sua grande dedizione. «Per padre Tino – dice Settineri – la domenica non è un obbligo noioso, o una specie
di parentesi, e neppure un metro per giudicare il livello della religiosità
della gente. Per lui la domenica è il giorno del Signore, che ci ricorda con
la sua resurrezione; è il giorno consacrato a Dio; è il giorno della comunità
cristiana per eccellenza».
«La
prima dote di un predicatore è la santità della vita – concludono Vito e Dina
Sale, due ministri dell’Eucaristia di Mola di Bari –, e padre Tino ha proprio
questa dote: è un uomo convinto, che vive le cose che insegna».
Monsignor
Andrew Vaccari
Oriundo
italiano da parte di padre, e tedesco da parte di madre, monsignor Andrew
Vaccari vanta una ricca esperienza pastorale: studente nella parrocchia di
Our Lady of Sorrow,
a Corona, nel Queens, è stato ordinato sacerdote
dal vescovo Francis Mugavero; ha insegnato presso
la Mary Louis Academy di Jamaica
Estates, ha prestato la sua opera pastorale nelle parrocchie
di St. Fidelis, a College Point, e di Queen of
All Saints, a Fort Greene. È stato nominato cancelliere della
diocesi di Brooklyn, e scelto come direttore spirituale del Movimento Pro
Sanctitate. Da qualche anno è parroco della chiesa di Santa
Maria Madre di Gesù, a Bensonhurst. I professori
Paolo e Giuseppina Valenti, Carmine Lengua ed Elisea Bellantuomo, che lavorano
assieme a lui, a servizio della comunità italiana, hanno messo in risalto
alcuni tratti della sua personalità.
«Travolti,
come siamo oggi, da una vita frenetica, manca il tempo per il silenzio, l’adorazione,
la riflessione – osservano i coniugi Valenti, originari di Castellammare del
Golfo (Trapani) –. In molte persone c’è la tendenza a interpretare la vita
religiosa esclusivamente come un insieme di atti di culto e di doveri morali.
Dobbiamo offrire, invece, tutto il nostro essere, come spazio alla fede, permettendo
cioè che la fede si collochi al centro del nostro spirito, e che guidi tutta
la nostra vita. Questa, soprattutto, è l’impressione che abbiamo, quando pensiamo
a monsignor Vaccari».
Carmine
Lengua ha sempre apprezzato monsignor Vaccari per
il suo impegno nella promozione dell’unità familiare tra i suoi parrocchiani.
«Come parroco ci tiene tantissimo a visitare le famiglie, che sono il santuario
domestico della chiesa – sottolinea Lengua –, anzi
sono una vera e propria chiesa domestica nella quale fioriscono le vocazioni
religiose, e si prepara il futuro del mondo».
«Nei
suoi incontri e nelle sue parole, monsignor Vaccari invita le famiglie ad
arginare l’edonismo distruttivo del nostro tempo, che estingue la vita, sollecitandole
ad essere fonte di energia pulsante di generosità, equilibrio e dedizione
per il bene comune».
Le
tradizioni portate dall’Italia negli Stati Uniti, costituiscono una grande
fetta della pietà popolare praticata nella chiesa di monsignor Vaccari, che
fa tutto il possibile per promuoverle e tutelarle. «Sia che si tratti delle
feste di San Giuseppe, Santa Lucia, San Gerardo, Sant’Antonio, Padre Pio,
Santa Rita, o della Madonna di Pompei, o, ancora, di vari pellegrinaggi, anche
fuori New York, o di altre manifestazioni comunitarie come la Via Crucis,
il Venerdì Santo, i gala primaverili e autunnali, monsignor Vaccari è sempre
presente ed è disposto a guidarci e ad aiutarci», riferisce Elisea
Bellantuomo, originaria di Tocco Casauria
(Pescara), e coordinatrice dell’apostolato italiano presso la chiesa di Santa
Maria.
«È
una gioia vedere un sacerdote come lui che sa donare amicizia, che sa ascoltare,
capire e condividere le nostre iniziative, i nostri problemi, e, soprattutto,
che ci vuole bene».
Padre
Kenneth Grande
Responsabile
della nuova chiesa della Divina Misericordia, a Brooklyn, formata da tre parrocchie
– San Francesco di Paola, San Nicola e Santa Cecilia – padre Grande ha radici
italiane e irlandesi. Ha svolto il suo apostolato con vari gruppi etnici presenti
nella diocesi, e si è sempre impegnato ad aggregare i fedeli, a insegnare
la fede cristiana, e a organizzare eventi sociali a beneficio dei giovani
in cerca di una presenza spirituale nella loro vita.
«Per
padre Grande, la solidarietà umana è qualcosa di più forte del semplice slogan:
“vivere e lascia vivere” – riconosce James Glynn,
un bancario in pensione, ora volontario a tempo pieno presso la chiesa della
Divina Misericordia –. Questa solidarietà nasce dal fatto che tutti i battezzati
sono fratelli».
Sottolineando
il concetto in base al quale siamo tutti legati a una sorte comune, Marie
Petito, membro del Coro di Santa Cecilia, sostiene che una
parrocchia riflette la situazione odierna delle diocesi e del mondo: siamo
tutti sulla stessa barca, ormai simili per costumi, ma navighiamo in un mare
molto agitato. «Se non vogliamo andare incontro a gravi disastri, la regola
da osservare è questa: “superiamo quello che ci divide, e valorizziamo ciò
che ci unisce”. E quello che ci unisce è il bisogno di Dio!».
«È
consolante sapere che persone come padre Grande, esercitano il loro ufficio
pastorale con l’energia ricevuta da Dio, senza mai perdere il coraggio e la
determinazione di fronte alle difficoltà – confida Joanne Gaeta, della parrocchia
di San Nicola, che conosce padre Grande da tanti anni –. Come lui, anche noi
parrocchiani siamo beneficiari dell’amore di Dio, e sappiamo che Dio veglia
sempre su di noi».(Al Barozzi-Messaggero di san
Antonio,edizione italiana per l’estero/