INTERVENTI
Rino Giuliani (Istituto Fernando Santi): Il completamento
delle istituzioni democratiche dell’Europa come risposta alla crisi ed al
declassamento di ruolo degli stati nazionali
ROMA - Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni nel 1941 scrivendo il Manifesto di Ventotene avevano la consapevolezza che con la loro azione politica stavano contribuendo non solo a riscattare l’Italia ma anche a dare alle generazioni che si sarebbero succedute dopo di loro la prospettiva concreta di una Europa unità.
L’idea che un’altra
Italia, libera e democratica era possibile in una nuova Europa dei popoli
, federale e pacifica ha anche animato molti di quei giovani, anche
fra loro divisi, oggi arrivati alla terza età, che nell’Italia repubblicana
si sono però sempre ritrovati quando c’era da sostenere le ragioni alla
base della Costituzione. Oggi il paese sembra non avere più fiducia
nelle possibilità di cambiamento che pure
Nel disincanto dell’oggi, per non rinchiudersi nel “particolare” ininfluente occorre tuttavia vivere la nostra comune vicenda collettiva ed il nostro tempo così cambiato, inquadrando come paese la nostra azione in un contesto in cui tutti gli stati europei cedano di comune accordo parte della propria sovranità, ormai esautorata, non al FMI e alla BCE ma a vere istituzioni democratiche europee.
Il progetto profetico del Manifesto di Ventotene ha avuto la forza di restare vivo ed attuale superando dopo il fascismo, la lunga fase della contrapposizione fra i blocchi armati contrapposti e dopo la caduta del muro di Berlino per porsi oggi per i paesi europei come una necessità a fronte della crisi mondiale indotta dal fallimento del sistema economico che senza freni o vincoli è sopravvissuto alla frantumazione dell’altro antagonista conosciuto come capitalismo di stato.
Europa dei popoli. e federalismo europeo, una idea perseguita nel tempo, ancora oggi è un obiettivo alto per superare il limite dei nazionalismi e degli egoismi localistici . Nel XIX secolo l’obiettivo della costruzione dell’unità europea ha costituito un ideale forte, un potente fattore di crescita della cultura politica democratica. Nel XX secolo l’idea di una Europa unita comincia a diventare un progetto politico. Si tratta di una esigenza analoga a quella che - quasi contemporaneamente- altri agitano in altri contesti territoriali a favore della scelta di un governo mondiale in grado di far superare le contraddizioni ed i conflitti fra nazioni .
In Italia,negli anni ’40, mentre la guerra si estendeva ovunque nel mondo, l’idea di ricostruire dalle macerie un'Europa in pace, senza più odi razziali e frontiere, con il Manifesto di Ventotene assumeva i contorni precisi di un progetto politico in grado di indicare l’uscita dalla fitta nebbia della retorica, del colonialismo fuori tempo massimo e delle politica di potenza che avevano fatto da battistrada alla guerra di aggressione.
E’ infatti nel
1941 che, con il Manifesto di Ventotene
la «linea di divisione tra il progresso e la reazione» veniva tracciata tra
coloro che si propongono come obiettivo prioritario della lotta politica
Il nazionalismo è l'ideologia politica che ha condotto l'Europa e il mondo al tragico epilogo del nazi-fascismo e della guerra totale. Oggi, dopo tanti anni di lotte, di sconfitte e di successi, molti, e non solo fra coloro che credono nel federalismo europeo, sono convinti che si è ormai giunti ad una svolta cruciale: ci si può ritirare dagli incompleti assetti istituzionali europei o ,invece, si possono completare con l'unità federale, per costruire un’Europa sempre più interdipendente, pacifica e solidale moralmente autorevole nel contesto geopolitico mondiale.
La crisi dei mercati finanziari internazionali, avviata per lucrare con una enorme speculazione, ha finito per far indebitare gli stati nazionali nel loro tentativo d’ impedire il crollo dei mercati.
Oggi gli stati nazionali la cui sovranità è delegittimata da istituzioni private sovranazionali e resa inefficace dalle politiche nazionali conservatrici, si trovano alle prese con una crisi il cui costo nuovamente si vuole far pagare ai ceti più deboli. Le scelte dei governi conservatori calano sulle collettività e sui singoli, si prolungano attraverso le generazioni lasciando indenni, anzi più ricchi, ristretti settori che quella crisi l’hanno prodotta e che da quella crisi si sono avvantaggiati. Tutto questo non è economicamente né socialmente accettabile L’Europa governata dai conservatori non ha favorito l’instaurazione di un governo economico europeo democraticamente legittimato e dotato di ampi poteri d’intervento.
I capi di stato e di governo europei, in maggioranza conservatori e liberali, si sono rifiutati di discutere una governance economica europea seminando negli ultimi anni un immotivato ed irresponsabile ottimismo inversamente proporzionale all’ampiezza della crisi monetaria e finanziaria europea e gestendo la crisi monetaria europea come una crisi di indebitamento dei paesi membri.
La commissione europea ed il Parlamento europeo così come i parlamenti nazionali hanno oggi la responsabilità di governare la politica economica, finanziaria e sociale dando una risposta forte ed unitaria alla crisi.
Lo spazio europeo è in questi giorni il luogo dove si contratta fra interessi nazionali. I localismi, la tentazione di ritornare a logiche esclusivamente nazionali ed a uscire dall’area dell’euro riemergono di nuovo forti mentre ci si dimentica che solo istituzioni democratiche europee salde e condivise possono esaltare le autonomie e le peculiarità. Lo scetticismo su un futuro europeo va contrastato diventando maggiormente europei. Il progetto federalista può divenire realtà in questa fase storica se noi, cittadini europei saremo in grado di contaminarlo con i valori della giustizia sociale, dei diritti dei lavoratori e della solidarietà. E’ per questo che oggi spetta alle forze sociali e politiche progressiste dell’Europa il compito di porsi alla testa di un progetto che è anche culturale, di costruzione politica e programmatica dell’Europa. L’obiettivo è una Europa diversa dall’attuale: meno euroburocrazia e più democrazia, scelte di politica economica fondate su uno sviluppo sostenibile, sulla lotta alle diseguaglianze sociali e su una riforma del sistema economico e finanziario, una politica industriale europea.
Ci vogliono infatti ricette diverse da quelle fallimentari dei conservatori.
Quello di cui vi è bisogno è la crescita economica ed un piano europeo per nuovi posti di lavoro, il progresso nella prosperità e non la recessione con austerità e la riduzione della protezione sociale.
Il medio-lungo periodo deve restituire a coloro che la crisi la stanno pesantemente subendo una certezza di equità e di giustizia sociale.
Dalla crisi si esce se le forze politiche del socialismo europeo che in Europa rappresentano le forze di progresso ritrovano al proprio interno le ragioni concrete della distinzione storica rispetto ai conservatori, se tra il parlamento europeo e la società attraversata da movimenti che esprimono una forte volontà di cambiamento, si ritrova una soddisfacente assonanza e se, infine, ritorna la voglia di battere con riforme di struttura le ormai insostenibili diseguaglianze sociali del liberismo realizzato negli ultimi decenni.
Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con il Manifesto di Ventotene consegnano alle nuove generazioni il messaggio che per l’Italia non c’è miglior destino della promozione e realizzazione della più grande patria europea.
Il Manifesto
di Ventotene alla cui lettura invitiamo i
giovani italiani nel mondo è stato il punto di approdo di un processo culturale
di vicende umane eccezionali ma anche un intransigente spartiacque, valido
ed attuale anche oggi, fra visione democratica della società e totalitarismo.
(Rino Giuliani*-Santi news/
*Vice presidente dell’Istituto Fernando Santi