EVENTI
A Firenze fino
all’11 novembre
Un
cinema di donne appassionate
Dal 5
all’11 novembre, fra Roma (che ha chiuso il 4) e Torino, che apre il 25, Firenze
offre una rassegna di interesse per appassionati e cinefili: “Cinema e Donne”,
con 40 film, 20 registe e 3 premi (il Sigillo della Pace, che andrà alle registe
Lorella Zanardo e Maria Novaro; il Premio Gilda, all’attrice portoghese Misia e il premio Anna
Magnani, alle nuove autrici italiane attribuito dagli studenti fiorentini),
per
“Il Valore
e la speranza”, questo l’evocativo titolo della edizione 2011, diretta da Paola Paoli e Maria Teresa D’Arcangelo, centrata al
cuore dei problemi e delle contraddizioni, che spazia sui continenti ed i temi
fondamentali per la vita degli individui e della comunità. In programma, tra
corti, medi e lungometraggi provenienti da Spagna, Argentina, Germania, Canada,
Turchia, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Kenia, Zimbabwe, Italia, Russia,
una nuova sezione sull'animazione canadese, con un'ampia retrospettiva di film
delle registe dell'ONF di Montréal coordinata dalla producer Julie Roy. La sezione
sarà approfondita dalla presentazione del libro della studiosa italiana Matilde
Tortora "Le donne nel cinema d'animazione” e avrà come ospite Ursula Ferrara,
la regista toscana che presenterà una serie di corti d'animazione italiani,
da lei stessa scelti per l’occasione. Tra i lavori presentati, l'anteprima toscana
del cartone animato “Giovanni e Paolo e il mistero dei pupi”, firmato da Rosalba
Vitellaro (presentato a Cannes 2010) e dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,
coprodotto da Raifiction
e Larcadarte,
in collaborazione con Regione Sicilia - Assessorato dei Beni Culturali
e dell'Identità siciliana. Grande anteprima, poi, domani sera, del film “Rudolf Jacobs, l'uomo che nacque morendo”,
di Luigi Faccini, che narra la poco nota vicenda, che si svolge a Sarzana, nel
settembre del '44, il mese dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema – 560 morti
per mano delle SS ed ha per protagonista un capitano della Marina tedesca che, attraverso
una scelta coraggiosa, passò nelle file della Resistenza, scelta che pagherà
con la vita. Il film, per la produzione di Marina Piperno, dopo essere stato
a Venezia, si proietta a Firenze in anteprima
nazionale e, dopo la proiezione,la regista
e la produttore riceveranno il premio
speciale Sergio Rusich, assegnato con la collaborazione del
Deutsches Institut di Firenze e dell’Istituto storico della Resistenza
in Toscana.
Tra i
film in concorso, ricordiamo, inoltre: “My Perestroika”, dell’americana
Robin Hessman, il più recente
successo della New Day; “Passione”,
di John Turturro, “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, “La 5ème
corde”, di Selma Bargach, “Il tajine di Irène” di Matilde Gagliardo;
“Paolo Virzì e Bobo Rondelli dietro le quinte de ‘L’uomo che aveva picchiato
la testa’” di Matilde Gagliardo; “Per questi stretti morire” di Isabella Sandri
e Giuseppe Gaudino e “La buena nueva”, di Helena Taberna. Molto
interessante, secondo me, il video “Il Giardino di Anna”, della fotografa Paola Camiciottoli, realizzato
in collaborazione con l’amica Anna Buroni, che sarà proiettato stasera, raccontano
una storia d’amicizia, ma anche di una donna colpita da una grave malattia.
Una donna che cambia, che offre coraggiosamente il proprio corpo alla trasformazione,
come un fiore delicato, ma con radici forti e consapevoli. Una sequenza di foto
come una melodia, un inno alla femminilità, ma anche una litania. Protagonista,
quindi, il corpo. Il corpo di una bella donna presentato come qualcosa di piú
che un corpo desiderabile, ma come un oracolo antico, contenitore di segreti
femminili, di una vita forte che germoglia nel ventre e riparte dal ventre,
nonostante tutto. Non appare come un corpo mutilato, anzi sembra piuttosto un
corpo decorato, dipinto, toccato da nuova bellezza. Una sequenza fotografica
come un percorso personale, intimo ma che ci coinvolge tutti in quanto esseri
viventi. Ci chiama a riflettere sulla vita, ci propone un nuovo modo di vedere
la malattia, ci racconta il coraggio di una donna che ha guardato il dolore
occhi negli occhi e ne risorge intatta, rinata quasi come dopo aver affrontato
un tribale percorso iniziatico.
Ricordiamo, infine, che, il 3 novembre, come anticipazione
del Festival, vi è stato un omaggio al Nobel per la pace, la
keniota Wangari Muta Maathai, scomparsa poco più di un mese fa, con la
proiezione del film, a lei dedicato, “The battle of sacred tree” della regista
Wanjiru Kinyanjiu, a cui ha assistito anche l’ambasciatrice Josephine Gaita.
(Carlo Di Stanislao-Inform)