INFORM - N. 205 - 4 novembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO 

Da “La Gazzetta del Sud Africa” on line

Trent'anni di Fogolar e oltre un secolo di friulanità festeggiati a Città del Capo con un libro di ricordi

 

CITTA’ DEL  CAPO - I friulani del Capo hanno festeggiato al Club Italiano i trent'anni del loro Fogolar con la pubblicazione di un libro nel quale si legge, a pagina 15, che Giuseppe Dreosti arrivò in questo paese 120 anni or sono, nel 1892. Aveva poco bagaglio, forse niente, ma era ricco della sua friulanità, che non è sterile appartenenza a una nazione nella nazione, bensì l'insieme dei valori che fanno di questa caratteristica genetica una grande ricchezza da investire nella costruzione del proprio destino: una grande etica del lavoro e una straordinaria capacità di eccellere in ogni profesione, dalle più umili alle più avanzate. E l'attaccamento alla casa e alla famiglia che anche in terra straniera si traduce nella gelosa conservazione della lingua, della storia e delle tradizioni di un popolo fiero di aver derivato la propria parlata direttamente dal latino dei romani che battezzarono questa terra di confine Forum Julii.

Il salone del club ha accolto per la festa 225 persone, una folla che da tempo non si vedeva a riunioni di questo tipo e che ha confermato il Fogolar Furlan largamente in testa nella classifica delle maggiori e più attive rappresentanze regionali di tutto il Sud Africa. Ed è stato bello veder correre fra i tavoli anche bambini con il pannolone e il ciuccetto, a conferma della presenza di tante giovani coppie nella famiglia del Fogolar. Preavviso agli ideatori e curatori del libro di ricordi del fatto che negli anni a venire si renderanno necessarie ristampe aggiornate per dare spazio alle generazioni nate qui ma tirate su orgogliose delle loro radici friulane.

Si festeggiavano i trent'anni del Fogolar, fondato nel 1981, e oltre un secolo di friulanità portata dagli emigranti, vissuta e conservata dalle successive generazioni. Presenti nel salone tanti novantenni, ottantenni e settantenni nati a Città del Capo o arrivati ancora bambini, perfettamente a loro agio nel riconoscersi al tempo stesso friulani, italiani e sudafricani, in quanto portatori di valori che sono una ricchezza per qualsiasi comunità nazionale e non hanno alcuna attinenza con il passaporto che ci affibbia l'una o l'altra nazionalità.

Regista puntuale e preciso della festa il presidente Vittorio Colussi, che tutti chiamano affettuosamente Vic, il quale nel libro di ricordi rivela di aver compreso appieno il valore delle sue radici friulane soltanto quando da adulto ha visitato la Piccola Patria e si è riconosciuto nel carattere dei friulani che ha incontrato, di famiglia e no, e che lo hanno subito colpito per il loro senso di ospitalità e la capacità di adattarsi istantantaneamente al mutare delle circostanze. Così anche lui ha gestito il programma in modo da garantire a una cucina a disagio per il grande numero di bocche da sfamare i tempi necessari per accontenare tutti. E pazienza se così il pranzo si è protratto fin quasi alle quattro del pomeriggio. A rendere piacevole l'attesa hanno provveduto Marisa e Uliano Marchio con una selezione di brani lirici che hanno accontentato gli anziani e i giovani amanti della buona musica. Poi Aldo Cannone ha fatto la sua parte con la fida fisarmonica e infine un'orchestra ha accontentato soprattutto i giovani e quelli che avevano voglia di ballare. Negli intervalli fra le portate e gli intrattenitori ci sono stati i discorsi, abbastanza brevi da non annoiare, sufficientemente lunghi per non tradire la solennità dell'evento.

Tutto è cominciato con la messa celebrata dal cappellano degli italiani padre Giovanni, coadiuvato da padre Giorgio, giovane scalabriniano messicano appena arrivato a dar man forte ai confratelli nella missione di prendersi cura dei migranti di oggi, qui soprattutto africani, così come hanno fatto per oltre un secolo, emigrando loro stessi assieme ai friulani, campani, siciliani, piemontesi e di tante altre provenienze che percorrevano le vie del mondo e ne aprivano di nuove per assicurare ai loro figli un avvenire migliore.

Il primo discorso è stato quello del console Edoardo Vitali, il quale è partito dalla felice coincidenza di poter vantare la stessa età del Fogolar Furlan, ma ha poi fatto una riflessione seria su quanto le qualità tipiche degli emigranti siano necessarie all'Italia di oggi per uscire dalle secche della crisi economica che sta imponendo a tutti e allo stesso ministero degli esteri sacrifici che richiedono anche comprensione e collaborazione da parte dei residenti all'estero.

Al presidente Vic Colussi è naturalmente spettato il compito di esprimere soddisfazione per la pubblicazione di un bellissimo libro di ricordi, ricco di tante fotografie dei protagonisti ricordati in ottanta pagine con testi in italiano e in inglese, e poi ringraziare: la famiglia Bottega per aver donato il vino che i partecipanti hanno trovato sulle tavole; il comitato direttivo per aver collaborato senza riserve al successo del progetto e della festa; alla segretaria Rosanna per aver organizzato la festa stessa; a Peppina Loi per aver preparato gli addobbi floreali con i colori del Friuli; a Linda per il suo prezioso lavoro di supervisione delle prenotazioni e dei pagamenti; a Tosca per aver curato la compilazione del libro e la raccolta delle testimonianze verbali e delle fotografie; a Ciro Migliore per averlo tradotto in due giorni; a Giuliana e Craig Cockcroft per averne curato l'impaginazione e naturalmente all'Ente Friuli nel Mondo per averne finanziato la pubblicazione. Ai ringraziamenti a voce sono seguiti quelli attraverso la consegna di certificati e medaglie.

Medaglia e certificato che sono andati anche a Rita Zancan, venuta appositamente dall'Italia per rappresentare l'Ente Friuli nel Mondo, della quale è una colonna portante, avendo fondato a Firenze uno dei quasi trecento Fogolar esistenti nel mondo, dei quali una trentina in Italia. Nel suo discorso ha assicurato al console Vitali che l'Italia in questi momenti difficili potrà sicuramente contare sul contributo dei friulani. Lo stesso Ente Friuli nel Mondo si sta già da tempo muovendo, ha detto, lungo le nuove linee d'azione raccomandate dal console e che si traducono in sostanza nel fare tutto il possibile per affiancare le istituzioni preposte a promuovere economicamente e commercialmente l'Italia nel mondo. Su questo stesso tema ha portato un contributo Roberto Bottega, il quale ha annunciato che l'azienda di famiglia, dopo aver avviato con successo l'importazione di vini italiani di grande prestigio, ha deciso di aprire nella propria gamma di prodotti una finestra dedicata particolarmente ai grandi vini di cui il Friuli è ricco, ma anche a prodotti egualmente dignitosi che possano essere offerti a prezzi accessibili a chi non può destinare grandi risorse a questa voce del bilancio familiare. Si sta trattando, con grande soddisfazione dei friulani del Capo che sono in gran parte della provincia di Pordenone, con la Cantina Sociale di Casarsa della Delizia, per importare prodotti di qualità a prezzi non proibitivi.

Infine gli appuntamenti per i prossimi mesi: Babbo Natale il 18 dicembre in un'azienda vinicola poco lontana da Città del Capo e "La Vendemmia" fra i vigneti della famiglia Bottega nell'ultimo fine settimana di febbraio 2012. E prima di salutarsi con un "mandi" e una stretta di mano, le ultime foto da inserire nel libro che ricorderà nel 2021 i quarant'anni del Fogolar Furlan. (La Gazzetta del Sud Africa.net/Inform)

 


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