EVENTI
L'Aquila,
quattro grandi artisti contemporanei nella Basilica di Bollemaggio
Archè:
dal 29 novembre in mostra Bendini, Boille, Mariani, Turcato
L'AQUILA
- L’arte contemporanea offre la sua testimonianza e la sua partecipazione diretta
per iniziare a colmare i vuoti rovinosi lasciati dal terremoto aquilano del
2009, con l’auspicio d’un cammino concreto verso l’effettiva ricostruzione d’un
tessuto storico, architettonico e sociale letteralmente devastato, con il contributo
di pittori visionari che guardano all’arte come principio generatore da cui
ripartire, come matrice d’una nuova coscienza aurorale.
A L’Aquila,
una rinascita e una nuova alba, morali e sociali, auspicate dall’arte in uno
dei luoghi più amati, simbolici e carichi di storia civica, fra quelli
colpiti dal terremoto del 2009:
Quattro
grandi artisti, dunque, che pur nelle diverse esperienze individuali hanno tutti
attinto ad un’idea originaria (archè) dell’arte, intesa come vocazione sensitiva
e spiritualmente laica, con un’aspirazione al sublime: un sublime mediterraneo,
magmatico, colmo di memorie archetipe, tramite palinsesti dipinti in cui i segni
di un umano universale si mescolano con quelli di un umano individuale. Sono
sudari di luce perduta e ritrovata a frammenti, a flash rapsodici, i soli permessi
nel mondo attuale, orfano dell’idea di totalità armonica.
Ecco allora
la proposta d’un dialogo emozionante fra tradizione e modernità nel cuore storico
dell’Aquila, in una singolare esposizione e catalogo curati dal critico Gabriele
Simongini, attraverso le opere di quattro grandi della pittura contemporanea
- uno scomparso e tre tuttora felicemente operanti - votati a diverse e personali
modulazioni dell’Archè mediterraneo: Vasco Bendini, Luigi Boille, Marcello Mariani,
Giulio Turcato.
Lungo
le navate laterali della Basilica sono rimasti vuoti quattro grandi pannelli
prima occupati dalle imponenti tele seicentesche di Carl Ruther, messe in salvo
dopo il terremoto. Ora, a partire dal 29 novembre, le opere dei quattro insigni
artisti contemporanei andranno a colmare temporaneamente quelle lacune col loro
linguaggio di luce e colore, lanciando un invito a reagire costruttivamente
a quella drammatica calamità naturale, ma anche all’indifferenza di chi sembra
aver abbandonato gli aquilani nell’impresa della ricostruzione.
Idealmente
queste opere tracciano uno spazio sacrale dell’arte che dialoga con quello della
Basilica sotto il segno di una presenza della pittura “portata per il pudore, il riserbo, il non detto”,
per parafrasare Jean Clair. Va infine rimarcato che la partecipazione di Marcello
Mariani, artista aquilano che nel terremoto ha perduto la casa e lo studio,
assume un valore d’una testimonianza fortemente significativa.
(Goffredo Palmerini-Inform)