INFORM - N. 201 - 28 ottobre 2011


FARNESINA

Illustrati dal sottosegretario Mantica gli esiti della missione in Somalia

Diffuso un appello radiofonico Italia - Puntland, volto a consentire l’arrivo di aiuti umanitari sulle navi italiane sequestrate dai pirati somali. Entro il 31 dicembre 2011 verrà riaperta la nostra ambasciata a Mogadiscio

 

FARNESINA - Di ritorno dal viaggio in Somalia il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha illustrato ai giornalisti, presso la Sala Aldo Moro della Farnesina, gli esiti della missione durata tre giorni. Durante l’incontro, a cui hanno preso parte il  direttore generale del Mae per la Cooperazione allo Sviluppo Elisabetta Belloni e il direttore centrale del Mae per i Paesi dell’Africa Sub-sahariana Rosa Anna Coniglio, si è soprattutto parlato della “Savina Caylyn” e della “Rosalia D’Amato”, le due navi italiane sequestrate dai pirati somali e su cui si trovano 11 connazionali, 17 indiani e circa 20 filippini. La delegazione italiana, guidata da Mantica, si è infatti recata nelle regioni somale del Somaliland, del Puntland e nella Repubblica di Gibuti per cercare di aumentare la pressione politica sui sequestratori dei nostri marinai che al momento hanno in corso contatti con mediatori inglesi. 

“La scelta politica del governo italiano – ha spiegato Mantica - è innovativa. Cioè noi appoggiamo il governo centrale transitorio di Mogadiscio, ma al contempo abbiamo pensato che fosse opportuno anche rafforzare la varie autonomie locali presenti in Somalia per quanto riguarda la sicurezza, l’assistenza medica e alimentare. Siamo stati a Gibuti, dove abbiamo parlato con il presidente della repubblica Ismail Omar Guelleh, in Puntland, dove è ancora molto diffusa la lingua italiana, e in Somaliland. E in tutti questi luoghi abbiamo parlato del problema degli ostaggi”. 

Mantica, dopo aver escluso l’opzione militare per la liberazione degli ostaggi, - “per il governo italiano la vita umana rappresenta una priorità assoluta”, ha reso noto di aver realizzato, insieme al presidente della regione autonoma del Puntland, Abdirahman Mahmud Farole, un appello radiofonico comune, indirizzato ai pirati somali, volto a consentire l’arrivo sulle navi sequestrate di aiuti umanitari e, possibilmente, la visita di un medico. Un appello che è stato rilanciato anche attraverso i siti internet. “Ho il ragionevole dubbio - ha aggiunto Mantica - che la strada degli aiuti umanitari possa portare a sbloccare in parte la situazione. Non voglio essere ottimista, non voglio illudere nessuno, è però la prima volta che si arriva alla formulazione di un appello comune, da parte di un’autorità somala e di un rappresentante del governo italiano, rivolto ai capi dei clan tradizionali che vivono anche loro un difficile rapporto con i pirati. Qualora l’appello umanitario  venisse accolto siamo pronti ad attivare il percorso che abbiamo già costruito per l’invio degli aiuti”. 

Rispondendo alle domande dei giornalisti Mantica ha poi precisato come il governo italiano, pur essendo  al fianco dell’esecutivo di transizione somalo dal 2002, ritenga che questo possa rispondere agli obiettivi prefissati dall’Onu per l’agosto del 2012, come ad esempio la riforma costituzionale,  nella misura in cui includa le altre realtà regionali autonome  presenti nel paese. “L’innovazione della politica italiana – ha spiegato Mantica – è quella di far capire al governo transitorio che deve operare con le realtà che esistono, che comunque l’unità della Somalia sarà sempre data da un governo federale e che i Clan non vadano a priori condannati, in quanto rappresentano la realtà somala. Forse la valorizzazione delle loro capacità tradizionali di organizzazione sociale potrebbe aiutare lo stesso esecutivo transitorio”. Mantica si poi soffermato sulle azioni di guerra, presenti nel sud della Somalia, che vedono confrontarsi l’esercito del Kenia e il gruppo islamico Al–Shaabab che controlla parte del paese. Secondo il sottosegretario l’intervento del Kenia va probabilmente attribuito al problema politico derivante dai quasi 500.000 profughi somali presenti nel campo di Dadaab, agli attentati di matrice islamica e ai rapimenti dei turisti sulla costa keniota. “Noi comprendiamo le ragioni del Kenia. – ha proseguito Mantica - Ci auguriamo che dietro l’azione militare ci sia il concetto di un’operazione politica che tenda in qualche modo a riorganizzare le strutture e le istituzioni di quelle aree per migliorare il tenore di vita”. Mantica ha infine ribadito l’intenzione di aprire, entro il 31 dicembre 2011, l’ambasciata italiana a Mogadiscio. La nuova sede, ospitata nell’aeroporto presso il quartier generale dell’Amisom, sarà affidata al consigliere del ministero degli Esteri Andrea Mazzella. (Goffredo Morgia/Inform)

 


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