RASSEGNA STAMPA
Intervista del
“Secolo d’Italia” di oggi all’inviato speciale per le emergenze umanitarie del
ministro degli Esteri
Margherita
Boniver: “Italiane rapite, Missione lampo”
ROMA Viaggio-lampo
di Margherita Boniver inviato speciale per le Emergenze umanitarie del ministro
degli Esteri Franco Frattini, in Mali e Burkina Faso per una missione ufficiale.
La questione centrale della missione è la sorte delle nostre due connazionali
in mano ai sequestratori, Maria Sandra Mariani e Rossella Urru. Entrambe sarebbero
state rapite dalla cellula di Al Qaeda nel Mali (Acmi). L'onorevole Boniver,
che ha al suo attivo numerosi casi di sequestri andati a buon fine, incontrerà
le massime autorità dei due Stati.
Onorevole,
quest'anno è già la sua seconda missione nel Mali...
«Sì, sono
venuta nel maggio scorso, per il caso della Mariani, rapita ormai i12 febbraio
scorso, cui oggi si aggiunge l'altro doloroso caso della cooperante Rossella
Urru, sequestra tra il 22 e il 23 ottobre scorsi al confine tra Algeria e Mauritania
(i rapitori sarebbero arrivati dal Mali a bordo di un fuoristrada e con le armi
spianate hanno attaccato la foresteria di un campo profughi a ovest di Tinduf,
ndr).»
E’
fiduciosa per l'esito della sua missione?
«Sì, molto.
Incontrerò in queste ore a Bamako il premier del Mali Sidibé e, in Burkina Faso
il presidente Blaise Kompaoré, al fine di verificare la situazione dei connazionali
attualmente in mano a rapitori, che si troverebbero sul territorio del Mali
e del Burkina Faso. Tra l'altro, l'incontro del
I
sequestri di occidentali in quella zona si stanno moltiplicando. Perché?
«Innanzitutto
perché è un territorio - desertico - fuori dal controllo delle autorità centrali
proprio per la sua stessa conformazione geografica. Ma ultimamente in particolare
il Mali sta subendo i contraccolpi durissimi della questione libica. Già decine
di migliaia di lavoratori che erano occupati in Libia stanno frettolosamente
rientrando per l'incertezza del futuro, per giunta inserendosi in un contesto
economico piuttosto depresso di suo. Il Mali è uno degli Stati più poveri dell'Africa
e questa interruzione delle rimesse dall'estero certo non gli gioverà. A queste
contingenze si aggiunga che stanno rientrando sempre dalla Libia miliziani che
combattevano con Gheddafi, e stanno rientrando armati. E non vorrei dimenticare
che questo tipo di azioni criminali avvengono non solo qui nell'Africa sub sahariana,
ma anche in altre zone: in Kenya e soprattutto in Somalia, dove ci sono ancora
ostaggi italiani a bordo della nave italiana Savina Caylyn che è ancora sequestrata
alla fonda a Mogadiscio. »
Sembra
che i rapitori siano dell'Al Qaeda del Mali. Cosa vogliono in cambio?
«In queste
missioni ho imparato una cosa: che ogni sequestro è diverso dall'altro. Possono
volere soldi, ma anche scambio di prigionieri, o attirare l'attenzione. In ogni
caso sono sempre più gli operatori umanitari rapiti, per il fatto che sono le
prede più semplici. »
L'Italia
è peraltro molto presente in Mali e nelle altre nazioni della regione...
«Assolutamente.
La nostra Cooperazione è presente del Paese sin dagli anni Ottanta. Nei colloqui
odierni affronterò anche la questione del controllo dei confini, di diversi
programmi di aiuti e soprattutto dell'addestramento da parte di nostri istruttori
per la polizia di confine. È più importante di quanto possa apparire, perché
si consideri che i predoni del deserto che girano indisturbati hanno completamente
ucciso il turismo che, in un Paese come questo, rappresentava sempre una pur
qualche risorsa. La crisi, anche sedi tipo diverso, colpisce anche questi Paesi.
In Mali ci sarà adesso in aprile un'importante tornata elettorale, si voterà
per le presidenziali. »
La
nostra intelligence come si sta muovendo, se me lo può dire?
«Ma guardi che i nostri servizi sono
già al lavoro da un minuto dopo che si sono verificati i sequestri. Ci sono
dei protocolli molto precisi ed efficaci che scattano automaticamente. Mi risulta
che se ne stanno occupando praticamente a tempo pieno. Ma la mia è una missione
diplomatica e politica. Alle notizie dell'inviata speciale del governo Margherita
Boniver possiamo aggiungere che, secondo quanto ha scritto il quotidiano algerino
el-Khabar mercoledì scorso, l'esercito di Algeri ha ucciso proprio il giorno
dopo il sequestro della Urru, nel corso dei rastrellamenti avviati nel sud dell'Algeria,
quattro terroristi di Al Qaeda che si ritiene abbiano partecipato al sequestro
dei tre cooperanti europei, l'italiana appunto e due spagnoli avvenuto nel campo
del Fronte Polisario a Tinduf. I militari hanno individuato e attaccato una
jeep con a bordo quattro miliziani armati di tutto punto. Il veicolo è stato
distrutto e i quattro terroristi sono morti. L'esercito ha sequestrato armi
pesanti e fucili Kalashnikov e anche visori notturni che gli inquirenti ritengono
siano stati usati per perlustrare la zona dove è avvenuto il sequestro. I quattro
hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con i militari mentre tentavano di attraversare
il confine con il Mali.» (Antonio Pannullo-Il Secolo d’Italia del 28 ottobre
2011)
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