ITALIANI ALL’ESTERO
Da “
Intervista
al consigliere del Cgie Adriano Toniut
Oltre
i ricordi del proprio vissuto di emigrante, Toniut parla del suo impegno negli
organismi di rappresentanza della collettività italiana a Mar del Plata, per
la promozione della partecipazione giovanile e dei progetti connessi al
nuovo incarico di presidente dell’Istituto Storico Italiano in loco
MAR DEL PLATA - Sono le quattro del pomeriggio.
Sono seduto nella sala di attesa dello studio degli avvocati che Adriano Toniut
porta avanti. Tutto è molto silenzioso e ordinato, solo la segretaria è nell’ufficio
e sembra essere occupata al computer. Fuori il vento ed il sole di primavera.
- Lei è arrivato all’Argentina quando
era molto piccolo, ha qualche ricordo d’ Italia?
- Sono nato a Udine. Quando sono arrivato
avevo quattro anni e perciò non sono molti i ricordi del mio paese natale. La
neve è una cosa che ho presente, è una sensazione forte che ho. Ricordo il percorrere
le strade con i piedi molto freddi. Ricordo il freddo che faceva in inverno.
Mi ricordo anche l’andare a casa di mia nonna materna, una casa molto grande,
da cui si entrava attraverso un portone, nel mezzo c’era una fontana d’acqua.
Ho questi ricordi isolati, non ne ho molti di più. Ê strano, ho parlato di questo
con molta gente; io ho un sistema di autodifesa, consiste nel dimenticarmi delle
cose brutte.
- È come una memoria selettiva o qualcosa
simile?
-Esatto. Uno sceglie alcuni ricordi,
altri li scarta per sempre. Mi succede qualcosa di strano anche con il mare,
qualcosa che ha a fare con l’immigrazione. Io posso nuotare, andare in spiaggia,
fare tutta una vita normale in questo senso, però non posso salire su una nave,
soffro molto quando devo farlo. Mia moglie mi ha chiesto di andare a fare
crociere ed ho detto sempre di no. Ho fatto piccoli tragitti in barca, però
sempre accompagnato da una disperazione che sparisce quando vedo terra o il
porto che si avvicina. Non mi piace per niente, questo ha a che fare con il
mio passato. Non posso salire in una nave.
-Uno psicologo potrebbe parlare a lungo
di questo aspetto.
- Sicuramente. Mi hanno raccontato che
questo succede perché le navi rappresentano una rottura con il mio passato e
il mio Paese d’origine. La mia rottura si è prodotta attraverso il mare e una
nave, questo elementi la rappresentano.
- Lei adesso vive nel nostro Paese, come
si è inserito nella comunità italiana?
- Nel periodo dei miei studi, sino al
1969, non ho partecipato alla vita della collettività. Attraverso mio padre
ho avuto i miei primi contatti con molti italiani, con i vecchi emigranti soprattutto.
Mio padre aveva aperto un bar e in questo posto si riunivano molti italiani
a chiacchierare e a socializzare, ed è così che ho conosciuto molti degli emigranti
più grandi di me. L’inizio della mia partecipazione risale alla data della fondazione
del Fogolar Furlan a Mar del Plata, il 10 dicembre del
- Come vede dal suo punto di vista la
comunità italiana?
-La comunità italiana si può dividere
in due parti. L’italiano nato in Italia ed i figli, nipoti o pronipoti nati
qui. I primi hanno una visione molto particolare. Sono rimasti in pochi, la
spinta iniziale di costruire si è persa. Avevano un’idea di unione con la madre
patria molto presente, mediata però dalla loro appartenenza regionale. Essi
si identificavano attraverso l’idioma, i dialetti, abitudini, cibi, ecc... Un’identificazione
che aveva a che vedere con una questione di amor proprio. I primi emigranti
erano totalmente apolitici. Scappavano dal fascismo e non volevano aver nessun
contatto con la politica in assoluto. Non so fino a che punto sia stata buona
questa attitudine, però si può ben comprendere.
- E i giovani, o i figli dei primi emigranti?
-E’ completamente diverso. I giovani
sono il futuro, dobbiamo rivolgere loro tutto il nostro impegno. E’ necessario
che abbiano contatto con la cultura, offrire loro cose che possano interessarli.
Però è un problema, perché è difficile farli sentire coinvolti. In tutti i modi,
stiamo facendo del nostro meglio, perché è necessario costruire da lì, dare
ai giovani il protagonismo che meritano.
- Prima ha menzionato l’atteggiamento
apolitico dei primi emigranti. Sembra che questo adesso sia cambiato, e non
per loro volontà. Gli italiani che vivono fuori d’ Italia hanno avuto la possibilità
di votare poco tempo fa, il referendum...
-Sono stato una delle persone che ha
lottato per il voto all’estero. Anzi, ho avuto la fortuna di essere presente
in Parlamento il giorno in cui è stata approvata la legge sul voto all’estero.
Quello che dico è che è arrivata tardi, indipendentemente dal fatto che possa
essere utile o meno, che possa essere ritenuta buona o cattiva. Doveva essere
approvata 30 o 40 anni fa, non adesso. Chi vive fuori del nostro Paese d’origine
pensa che il voto all’estero non serva. Invece chi vive in Italia vede il voto
in un’altra forma, pensa che in realtà può cambiare il corso della politica
della Penisola. C’è poi la questione del contenuto. Uno, dall’Argentina, può
votare per un governo, in base alla sua visione politica, di destra, centro
o di sinistra. Se ci chiedono il parere sulle risorse idriche o sul luogo in
cui installare una centrale elettrica, è possibile che l’interesse non sia più
così forte.
- Tuttavia la circoscrizione di Mar del
Plata è stata una di quelle in cui si è registrata una maggiore partecipazione
al referendum.
-E’
vero, è stata la circoscrizione consolare in cui si sono registrati più voti
di tutta l’Argentina. Lo stesso interesse alla partecipazione si registra però
anche per l’elezione dei Comites, per la scena politica, in tutto. C’è un livello
di informazione e partecipazione molto grande e questo è ottimo per sviluppare
le attività che abbiamo.
- Da poco lei riveste anche l’incarico
di presidente dell’Istituto Storico Italiano. Che aspettative nutre rispetto
a questa nuova sfida?
-Forse l’ho intrapresa prima del tempo.
Credo che la mia missione come membro del Comites e del CGIE sia finita. Sono
già molti anni che vi lavoro e penso che non posso continuare ancora a lungo.
Io a volte critico le persone che rimangono per molto tempo ai loro incarichi,
critica che ho rivolto anche a me stesso. L’idea era finire con il mandato in
questi organismi di rappresentanza e poi cominciare la mia attività nell’Istituto,
per non mischiare le cose. Però non si è potuto fare.
La mia idea è di rendere più visibile
l’Istituto. Per questo, come prima cosa, ci stiamo occupando del sito web. Poi
stiamo organizzando una serie di conferenze, di proiezioni di film italiani
e di incontri nelle scuole, perché è necessario andare incontro ai giovani.
Purtroppo si conosce poco la storia italiana per cui l’idea è approfondire questo
aspetto e parlare dei diritti e dei doveri dei cittadini italiani. Stiamo cercando
di realizzare una distribuzione in loco della Costituzione italiana, in modo
che i giovani posano comprendere ciò che avviene intorno a loro e riscoprire
la loro storia. Speriamo di poter fare tutto ciò che ci proponiamo. (Ignacio
Salinas/Monica Bartolo –