IMMIGRAZIONE
Caritas diocesana
di Roma, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes
Presentato
oggi il Dossier Statistico Immigrazione
2011: “Oltre la crisi, insieme”
Le
conclusioni della relazione di Franco Pittau, coordinatore del Dossier: “Bisogna
imparare a vivere una società multiculturale”
ROMA -
Si è svolto oggi a Roma, e in contemporanea in tutte le Regioni italiane, la
presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2011, il rapporto annuale
che
Gli oltre
50 capitoli si soffermano sui contesti internazionale e nazionale e sono completati
da quelli dedicati alle regioni, alle province autonome e alla capitale. Nella
trattazione si tiene conto dei nuovi dati d’archivio e delle ricerche da ultimo
condotte per affrontare gli aspetti più rilevanti del fenomeno migratorio, da
quelli socio-economici a quelli culturali e giuridici.
Concepito
come un sussidio per la consultazione e per l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione
al fenomeno migratorio, la presentazione del volume avviene in una delicata
fase di crisi economica ed occupazionale, di cui gli immigrati sono tra coloro
maggiormente esposti. Per questo motivo è stato è scelto lo slogan “Oltre
la crisi, insieme”.
La presenza
regolare dei cittadini stranieri in Italia si aggira attorno ai 5 milioni, come
lo scorso anno, un numero cento volte superiore alle presenze straniere rispetto
al
Questi
indicatori attestano un insediamento sempre più stabile e strutturale, non sempre
assecondato dalla legislazione sia per quanto riguarda l’offerta di pari opportunità
per l’inserimento e la garanzia della stabilità del soggiorno. Nell’ultimo anno
siano scaduti, senza più essere rinnovati, ben 684.413 permessi di soggiorno
(2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia), costringendo gli interessati al rimpatrio
o al rifugio nel lavoro nero e sollevando la necessità di disposizioni in grado
di temperare questa enorme rotazione, tenuto anche conto dell’apporto da loro
dato al paese che li accolti.
Qui di seguito, le conclusioni della relazione di Franco
Pittau, coordinatore del Dossier: “Bisogna
imparare a vivere una società multiculturale”
Andando
in giro per le strade, possiamo riscontrare che è di origine straniera poco
meno di una ogni 10 persone che incontriamo. Attestano queste differenze i tratti
somatici, le tradizioni, le lingue, le culture e le religioni, ma questi elementi
sono tenuti insieme dall’attaccamento all’Italia, la “terraferma” per i nuovi
arrivati. Il mondo intero è venuto a casa nostra, dai vicini paesi dell’Est
e del Nord Africa, a quelli lontani dell’Africa subsahariana, dell’Asia e dell’America
Latina.
Che l’Italia
sia una società multiculturale è una constatazione di fatto: a scuola sono oltre
700mila gli studenti figli di immigrati; nelle sale parto i figli di madre straniera
incidono per poco meno di 1/5 sui nuovi nati; nei posti di lavoro i lavoratori
stranieri superano i 2 milioni, più di 1 ogni 10 occupati; pur avendo iniziato
a inserirsi nel settore da appena un decennio, i titolari di azienda sono già
239mila; gli immigrati sono partner in un decimo dei matrimoni annualmente celebrati;
sono numerosi i fedeli stranieri non solo nelle chiese (i cristiani sono quasi
2 milioni e mezzo) ma anche negli altri luoghi di culto (i musulmani sono 1
milione e mezzo, gli induisti e i buddisti oltre 200mila). più di 600mila hanno
acquisito la cittadinanza italiana (66mila l’ultimo anno) e altri 600mila, nati
in Italia, attendono che venga riconosciuto il legame con la loro terra; le
stesse carceri accolgono detenuti per un terzo stranieri, constatazione che
induce molti a equiparare immigrazione e delinquenza anziché pensare a rigidità
normative che avrebbero potuto essere evitate.
Come definire
questa realtà se non multiculturale? Questa realtà va accompagnata con una politica
adeguata. Un documento interministeriale ha proposto (giugno 2010) alcune linee
direttive, finalizzate a favorire l’inserimento nel rispetto delle identità
e anche nel rispetto del paese che li accoglie. Unire senza confondere e distinguere
senza separare: ecco il compito che ci attende. Questo è un compito che comporta
anche investimenti ma, innanzi tutto, un motivato orientamento culturale, dal
quale dipendono le decisioni dei politici e degli amministratori e anche i nostri
comportamenti personali.
Le riserve
sono tante, come spesso si sente dire. Ci dobbiamo proprio imbarcare in questa
impresa? Ne vale la spesa? Non sarebbe preferibile tenere “gli stranieri” a
debita distanza? Potranno mai essere affini a noi culturalmente? Riusciremo
a salvaguardare le nostre tradizioni e la nostra fede cristiana?
Il Dossier
Caritas/Migrantes ha il compito, attraverso i dati statistici, di non rendere
angosciose queste domande e di non lasciarle senza risposta, mostrando che i
benefici sul piano demografico, economico e occupazionale si possono accompagnare
a una fruttuosa convivenza. Come in ogni realtà umana, vi sono inconvenienti
da contenere, ricorrendo a strategie più efficaci. Ad esempio, il contenimento
della criminalità non ha bisogno di proclami e di investimenti costosi sulle
carceri, bensì di misure concrete, quali il ricongiungimento familiare e una
decente sistemazione alloggiativa (il Dossier contiene al riguardo un
contributo molto significativo).
Sarebbe
auspicabile anche un inquadramento dei flussi migratori maggiormente praticabile
nei suoi percorsi, che eviti di passare dalle disposizioni amministrative al
piano penale, con un seguito di rimpatri forzati il cui costo è difficilmente
sopportabile (un rimpatrio arriva a costare fino a 10 mila euro, come abbiamo
rilevato dagli atti parlamentari).
Vi sono
anche aspetti positivi da riconoscere. Il fatto che gli immigrati siano una
popolazione più giovane offre notevoli vantaggi sul piano economico (basti pensare
all’incidenza sulla produzione della ricchezza e al pagamento di 7,5 miliardi
di contributi previdenziali senza il corrispettivo, al momento, di significativi
flussi di pensionamento), particolarmente utili in questa fase in cui l’Italia
è chiamata a sistemare meglio la spesa pubblica.
Si aggiungono
gli aspetti positivi non economici. Sul piano culturale, la lettura e l’esperienza
attestano che intercultura non è una parola vuota: lo dico a riconoscimento
dei numerosi mediatori del Forum per l’intercultura della Caritas di Roma e
di altre organizzazioni presenti in sala. A livello religioso, il Dossier,
e ancor più significativamente l’odierno incontro di Assisi con la partecipazione
di Papa Benedetto XVI, parlano di un cristianesimo aperto al dialogo, sperando
che gli immigrati di altre religioni diffondano la stessa impostazione, nel
Nord Africa o in altri paesi di origine.
“Oltre la crisi, insieme”. Solidarietà è la parola
chiave in una società multiculturale e ancora di più in questa tormentata fase
di crisi. Noi possiamo aiutare gli immigrati e loro possono e vogliono aiutare
il loro nuovo paese, purché non li si consideri come ruote di scorta ma come
nuovi cittadini. (Franco Pittau-Dossier Statistico 2011/Inform)