INFORM - N. 200 - 27 ottobre 2011


SCUOLA E CULTURA

Il 1 novembre a Berna la conferenza stampa degli insegnanti del CASCI

I docenti dell’Ente gestore parleranno del disagio derivante dai tagli ai contributi statali. A rischio i corsi di lingua e cultura italiana. Inviata al Presidente della Repubblica una lettera in cui si chiede di fare chiarezza sulla situazione

 

BERNA – Alle ore 14 del 1 novembre si terrà a Berna, presso la Casa d’Italia (Bühlstrasse 57) la conferenza stampa dei docenti dell’Ente gestore CASCI. L’incontro ha lo scopo di denunciare la situazione di disagio dei docenti, che da agosto non ricevono lo stipendio e rischiano di veder svanire la possibilità di continuare il lavoro che svolgono già dal 1993, a causa dei continui tagli operati dallo Stato italiano ai contributi agli Enti Gestori, fra i quali il CASCI di Berna. “Per noi – spiega la nota del coordinamento - è l’ultima spiaggia  prima che si arrivi ad un punto di non ritorno: il fallimento del CASCI e la chiusura di numerosi corsi”.  

Un situazione difficile, più volte segnalata dai docenti, che ha recentemente portato il coordinatore dei docenti del Casci Francesco Margarone a scrivere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Dal 1993 – viene ricordato nella missiva - svolgiamo lo stesso servizio dei nostri colleghi di ruolo, ma assolutamente sottopagati e senza alcun tipo di riconoscimento e tutela. Ma continuiamo ad assicurare con professionalità e serietà la continuità e la qualità dei Corsi, supplendo a quello che è un servizio che dovrebbe essere garantito dallo Stato Italiano. Purtroppo – prosegue la lettera - i continui tagli del contributo agli Enti Gestori -  operati già dal 1993, ma soprattutto a partire dal 2008 - hanno aggravato una situazione  instabile, fino al punto da costringere alcuni enti gestori a pagare gli stipendi anche con tre-quattro mesi di ritardo. Ora la situazione si aggrava ancora di più. Alcuni di questi enti, fra i quali anche il CASCI di Berna, sono sull’orlo imminente della bancarotta, non per loro colpa”.

“Non sappiamo più a chi chiedere di fare chiarezza – conclude il coordinatore dopo aver ricordato di aver già consegnato due anni fa una prima petizione con centinaia di firme per il Capo dello Stato - e se possiamo o meno sperare di poter continuare a svolgere il nostro lavoro di promotori della conoscenza della lingua e della cultura italiana o se, a breve, dovremo essere costretti a rimanere a casa”. (Inform)

 


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