INFORM - N. 200 - 27 ottobre 2011


SINDACATI

Discussa dalla Cgil la proposta di riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero

Al due seminari hanno preso parte anche rappresentanti dello Spi e della Fiei. La versione integrale di uno dei documenti approvati durante gli incontri

 

ROMA - In due seminari, organizzati dal Dipartimento Politiche Globali della Cgil, a cui hanno partecipato rappresentanti dello Spi, della Fiei e della Cgil-Esteri , si è discusso dello stato delle politiche governative per le comunità di italiani emigrati e della proposta di riforma degli istituti di rappresentanza, Cgie e Comites (ddl Tofani), già approvata dall’aula del Senato, ed attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. Durante questi incontri, le cui risultanze verranno inviate a Cisl, Uil, Acli, ai capigruppo parlamentari della Camera e del Senato, ai parlamentari eletti nella circoscrizione Estero e alla segreteria e presidenza del Cgie, sono stati approvati due documenti dal titolo “Osservazioni, considerazioni e proposte sul ddl Tofani, approvato dal Senato ed inviato alla Camera dei Deputati” e “Nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani all'estero: Raffronto tra le normative vigenti ed il ddl approvato dal Senato ed inviato alla Camera”. La Cgil, sulla base di questi documenti, intende promuovere nel prossimo futuro, nuovi incontri e iniziative con gli altri soggetti.

Riportiamo di seguito in versione integrale il primo dei due documenti approvati

Osservazioni, considerazioni e proposte sul ddl Tofani, approvato dal Senato ed inviato alla Camera dei Deputati

Storicamente, la rappresentanza dell'emigrazione italiana si è costruita attraverso il ruolo decisivo dell'associazionismo nelle diverse forme politiche, religiose o legata alle origini territoriali. Nel corso degli anni l'associazionismo nell'emigrazione è stato un forte elemento di autodifesa e di promozione, in particolare nelle difficili condizioni della prima emigrazione, per diventare nel tempo uno strumento di partecipazione ed integrazione alla vita sociale e politica dei paesi di accoglienza senza dimenticare le radici storiche e culturali del paese di origine.

Successivamente, ed ancora oggi, l'associazionismo è il mezzo per riscoprire, attraverso la lingua, i valori storici e culturali delle proprie origini e trasmetterli alle generazioni di oriundi contribuendo a fare dell'emigrante e della sua discendenza una figura nuova e ricca, un collegamento fertile fra culture diverse ed una ricchezza sia per il paese d' accoglienza che per quello di provenienza.

Negli ultimi decenni la forma della rappresentanza, sociale e politica, si è consolidata, ed è stata riconosciuta dalle leggi italiane, su due livelli originari, i Comites ed il Cgie e su un terzo, che si è aggiunto nel 2006, con le elezioni dei parlamentari nelle circoscrizioni elettorali estere:

1) I Comites (Comitati italiani all'estero), a livello delle circoscrizioni consolari, eletti dagli italiani ivi residenti, con il compito di rappresentare, in quell'ambito, i bisogni e le proposte delle comunità di emigrati ed oriundi, in collaborazione con le autorità diplomatiche ed esprimere pareri sulle iniziative che interessano il tema dell'emigrazione prevalentemente a livello locale;

2) Il Cgie (consiglio generale degli italiani all'estero), eletto a livello di ogni singolo paese dai membri dei Comites e da rappresentanti delle Associazioni dell'emigrazione più rappresentative in quella realtà, individuate dalla rappresentanza diplomatica e da essa riconosciute. I compiti del Cgie sono quelli di esprimere pareri sulle iniziative del Governo riguardanti l'emigrazione, come fenomeno generale, e di avanzare proposte sullo stesso argomento. Del Cgie fanno parte, nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentanti delle Associazioni dell'emigrazione, dei sindacati e dei Patronati, della Federazione Italiana della stampa , della Federazione Italiana della stampa all'estero e di un rappresentante dei lavoratori trans-frontalieri;

3) I Parlamentari eletti nella circoscrizione estero, 12 Deputatati e 6 Senatori.

Questo equilibrio della Rappresentanza dell'emigrazione è il risultato di un impegno e di una battaglia durata decenni e, per come essa è distribuita, è in grado di rispondere in modo adeguato alle esigenze del mondo dell'emigrazione, fatta salva l'opportunità di possibili e condivisi adeguamenti suggeriti dall'esperienza e dalla necessità di garantire maggiormente la presenza delle donne, degli oriundi e dei giovani in questi organismi.

Purtroppo, in questi ultimi anni, il Governo ha condotto una politica di ostilità nei confronti dell'emigrazione e della sua rappresentanza, rifiutando il confronto ed ignorando ogni proposta.

Il culmine di questa politica di ostilità è rappresentato dal disegno di legge Tofani sui Comites e sul Cgie, approvato dal Senato e trasmesso all'esame della Camera.

In questo disegno di legge è prevista una vera e propria trasformazione in senso burocratico e dirigista dei Comites e della loro funzione e la trasformazione del Cgie in un mero organismo di consulenza, privo di compiti reali e di ogni potere di iniziativa. In particolare, per i Comites, viene ampliata la base elettorale e l'area di competenza allontanando gli eletti dal rapporto concreto con il territorio e le persone e dalla possibilità di controllo della comunità che li ha votati. Rendendo, inoltre, più vasta l'area di competenza, si rende praticamente impossibile per i consiglieri eletti, tutti volontari, di esercitare un ruolo efficace.

La stessa legge elettorale per i Comites è ispirata al famigerato “porcellum” vigente in Italia per eleggere il Parlamento:

* ogni lista deve indicare il proprio candidato presidente;

* la legge prevede un premio di maggioranza per cui la lista che ottiene il maggior numero di voti, fosse anche il 20 %, ottiene il 50 + 1 dei seggi a disposizione;

* viene abbassato il numero delle firme necessarie per la presentazione delle liste con l'effetto di alzarne artificiosamente il numero.

E' del tutto evidente che l'obbiettivo di questa vera e propria controriforma è quello di mettere i Comites nelle mani di autorevoli Ras locali, meglio ancora se ricchi, rendendo la rappresentanza di base dell'emigrazione italiana più vicina ad un espressione della cattiva politica e sempre meno partecipata e controllata  dalle comunità. Si attacca, in sostanza, il possibile ruolo dell'associazionismo democratico e si ingessano, in una artificiosa contrapposizione maggioranza-minoranza, organismi chiamati a rispondere a domande estremamente circoscritte e concrete, rendendo impossibile la realizzazione di “larghe intese” su problemi concreti. Svuotando i Comites di ruolo e di autonomia si vuole spianare la strada alla prospettiva di un loro superamento. La stessa musica vale per le proposte di controriforma del CGIE.

Anche in questo caso si vuole trasformare un organismo che ha dimostrato capacità di proposta e di concreta autonomia, compresa quella di trovare sui temi di sua competenza una larga maggioranza, spesso trasversale, rispetto alle diverse posizioni politiche, in una assemblea burocratica che viene convocato in seduta ordinaria una volta l'anno, con l'unico compito di stendere una relazione.

Inoltre non è prevista, nel nuovo Cgie, la rappresentanza dell'associazionismo, dei sindacati, dei patronati e delle forze politiche, cosa che ha come immediato effetto negativo quello di compromettere il legame tra emigrazione e realtà italiana, di sottrarre competenze al lavoro del Cgie ed indebolire il contributo che la realtà italiana può dare e ricevere dal lavoro comune con la rappresentanza dell'emigrazione.

Solo la cattiva politica può vedere come estranei e nemici i patronati e l'importante ruolo di tutela e di assistenza che essi hanno svolto e svolgono all'estero o considerare il ruolo altrettanto importante che assolvono le organizzazioni religiose o i comitati per l'insegnamento della lingua e considerarli come corpi estranei e non come parte viva della realtà dell'emigrazione. Inoltre, per ultimo ma non ultimo, che significato ha cancellare la rappresentanza degli oltre settantamila lavoratori transfrontalieri dagli organismi di rappresentanza?

La Cgil si oppone con forza a questa proposta di legge sui Comites e Cgie ed intende rilanciare una vasta ed unitaria iniziativa, concordando una posizione comune con la Fiei (Filef e Santi), con la Consulta Nazionale dell'Emigrazione (Cne), con le Acli, con Cisl e Uil e con quanti si riconoscono nella necessità di rilanciare una politica democratica per l'emigrazione. Importante è il rapporto con le forze politiche ed i gruppi parlamentari dell'opposizione che hanno votato unitariamente contro la legge Tofani al Senato ed anche con quei parlamentari della maggioranza che hanno manifestato disponibilità di ascolto e attenzione alle critiche che abbiamo sollevato.  Ci impegneremo perché, alla Camera, questo disegno di legge non sia approvato.

D'altra parte, ben diverse sono oggi le priorità ed i bisogni urgenti degli italiani nel mondo, a cominciare dalla necessità di porre fine ad una politica di tagli alle spese per la lingua e la cultura, all'assistenza nei confronti degli anziani indigenti ed allo smantellamento della rete consolare.

Il Governo non ha ancora reso pubbliche le modalità e l'entità dei tagli alla spesa dei Ministeri che interessano gli Italiani all'estero (Mae, Lavoro, Istruzione e Interni). Si delinea comunque, per i prossimi tre anni, un drastico peggioramento dei servizi resi all'emigrazione.

Mentre si mettono in cantiere proposte nuove ed adeguate, su queste priorità, si deve andare al rinnovo dei Comites e del Cgie con la legge in vigore ed è importante farlo, dopo due anni di prorogatio, per rafforzarli, rinnovarli e metterli nelle condizioni di affrontare i problemi urgenti. Vogliamo rivolgere un appello a tutti i Parlamentari eletti all'estero, in particolare a quanti sono stati dirigenti attivi nell'emigrazione ed hanno avuto un ruolo nei Comites e nel Cgie, affinché sappiano essere protagonisti di questa battaglia di democrazia evitando tentazioni di contrapposizione tra la “rappresentanza sociale” e quella “politica” che hanno, per tanti anni, convissuto positivamente. Sull'emigrazione, la politica del governo e le sue proposte non hanno un segno diverso rispetto a quelle che ha portato avanti, su economia, lavoro, giustizia, libertà di stampa, ecc. ecc..

Per questo pensiamo che sia arrivato il tempo di girare pagina e di impegnarsi affinché la rappresentanza dei connazionali all'estero continui ad essere una realtà praticabile e non un impegno meramente formale.

Questi sono i problemi davvero decisivi su cui occorre impegnarsi, partendo dalla considerazione che l'emigrazione non è un costo, al contrario è una importante risorsa e non soltanto per le rimesse degli emigrati ma per il ruolo essenziale che essa può giocare nel rilancio dell'economia valorizzando all'estero il made in Italy ed i modelli culturali italiani, dando del nostro paese una immagine nuova e migliore di quella che si è “conquistato”chi ci governa.

L'emigrazione non è finita. Ancora oggi, ogni anno, settantamila giovani emigrano per sfuggire alla disoccupazione, al lavoro precario o nero, alla ricerca di occasioni possibili di valorizzazione delle proprie competenze, impoverendo ulteriormente l'Italia di risorse essenziali per uscire dalla crisi.

Al contrario la risorsa emigrazione, sia tradizionale che nuova, deve rappresentare una occasione importante per fornire all'Italia la capacità di costruire una cultura globale ed una sua più forte presenza nel contesto internazionale.

Considerare l'emigrazione come un importante giacimento a cui attingere per stare nel contesto della globalizzazione, in termini meno precari e provinciali, è la vera sfida a cui siamo chiamati anche per superare le difficoltà e per riprendere la strada dello sviluppo.

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