INFORM - N. 198 - 25 ottobre 2011


SICUREZZA ALIMENTARE

“Italia a Tavola 2011”, l’VIII Rapporto sulla sicurezza alimentare di Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente

Il Dossier lancia un allarme sulla contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani, enorme giro d’affari che richiederebbe un inasprimento delle pene frutto di una nuova governance in materia

 

ROMA – L’VIII Rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, intitolato “Italia a Tavola 2011”, lancia quest’anno un allarme sulla contraffazione dei prodotti agroalimentari tipicamente riconosciuti quali made in Italy.

Un fenomeno che, dall’italian sounding ai taroccamenti dei prodotti a marchio di origine (DOP, IGP e STG), ora appare sbarcato anche su internet e produce un business lucroso, confermato dal valore dei beni sequestrati nel corso delle operazioni anticontraffazione delle forze dell’ordine.

Queste ultime hanno infatti evitato che arrivassero sulle nostre tavole 36 milioni di chilogrammi e più di 18 milioni di litri di prodotti contraffatti o in cattivo stato di conservazione solo nel 2010 (tra i prodotti sequestrati, per avere un’idea delle contrattazioni più lucrose, 10 milioni di euro di olio di oliva spacciato per extravergine e 7 milioni di euro di prodotti vinosi spacciati per “Amarone” e “Valpolicella Ripasso”).

Ogni giorno gli istituti preposti restituiscono all’agroalimentare la sua credibilità passando al setaccio produttori, allevatori, trasformatori, supermercati, negozi e ristoranti. Ma anche mercati rionali, pescherie, stabilimenti balneari, campeggi, villaggi turistici, bar e agriturismi. Solo nel 2010 sono stati effettuati più di 430 mila controlli e il dossier “Italia a Tavola 2011” analizza i risultati delle operazioni condotte da Agenzia delle Dogane, Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari, Capitanerie di Porto, Corpo forestale dello Stato, Ispettorato centrale della tutela della qualità e degli uffici territoriali del ministero della Salute. Analizzato anche il sistema di allerta comunitario.

Le conseguenze del fenomeno della contraffazione colpiscono sia i produttori onesti, i lavoratori che i consumatori. A farne le spese – così come rileva il Dossier pubblicato - anche l’ambiente, visto che spesso i contraffattore non rispettano le norme a tutela dell’ambiente, commercializzano e scambiano anche sostanze pericolose. Per quanto riguarda i consumatori questi possono essere vittima di un frode merceologica che di un reato alla salute pubblica. Nel primo caso a rimetterci è soprattutto il portafogli. Ma non solo. La stessa cultura della qualità del cibo decade di fronte a prodotti con ingredienti importanti ma assenti o sostituiti con altri di minor pregio; a oli extra vergine di pessima qualità colorati o trattati o a vini da tavola che non hanno niente a che fare con i marchi con cui vengono commercializzati. Diverso il caso in cui la contraffazione si riconduce alla sofisticazione che non esita ad utilizzare sostanze potenzialmente nocive per la salute umana o con materie prime prive di origine e pertanto di informazioni riguardo le norme sanitarie.

Per il Movimento di Difesa del Cittadini e Legambiente il contrasto al fenomeno risulterebbe potenziato da un inasprimento delle pene e da un ripensamento della governance in materia di sicurezza alimentare.

“Nel Paese che ha lottato per ospitare l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) – afferma Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino - siamo ancora bloccati su vecchie impostazioni, attribuzioni, competenze che dimostrano tutti i loro limiti ogni volta che c’è una crisi di sicurezza per l’alimentazione. Così è stato per l’influenza aviaria, così è stato per le mozzarelle di bufala contaminate o contraffatte, giusto per citare gli ultimi casi. Col risultato che gli italiani vengono a sapere delle emergenze alimentari prima dei giornali, dalla tv o magari dalle associazioni consumatori. Crediamo che vada riaperta la questione dell’Agenzia nazionale, senza anacronistiche gelosie e concorrenze. Per intervenire con rapidità, per dare un senso alla molteplicità di soggetti che effettuano i tantissimi controlli, per dare efficacia all’informazione, per dare sicurezza ai cittadini che spesso non sanno a chi rivolgersi quando cercano informazioni”. 

Per Francesco Ferrante, della segreteria nazionale di Legambiente occorre uscire da questa paradossale impasse: “da una parte l’agroalimentare è uno di  quei settori su cui puntare per rilanciare lo sviluppo del nostro Paese, in particolare sulla tutela del made in Italy e della buona Italia, dall’altra – aggiunge - è proprio in questo settore, così delicato per la salute dei cittadini, che ogni giorno si svolge una vera e propria  battaglia tra forze dell’ordine e criminali senza scrupoli”. “Dobbiamo impegnarci sempre di più nella diffusione e nella promozione delle buone pratiche agricole e della etichettatura completa e trasparente - ha sottolineato Ferrante. - Dobbiamo poi assolutamente pretendere che l’EFSA inizi finalmente a svolgere il suo ruolo di tutela della sicurezza alimentare a livello europeo e che in Italia si possa, superando ostacoli e timidezze, arrivare a un coordinamento efficace delle attività di prevenzione e controllo”.

Proprio per valorizzare le buone pratiche il Rapporto segnala il “Premio a Tavola 2011”, assegnato da esperienze ispirate ai principi della genuinità, della qualità e della sostenibilità ambientale. L’auspicio del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente è proprio quello che da questo riconoscimento nascano dei modelli da seguire quali testimonianze di come la qualità e la sostenibilità siano non solo conciliabili con gli obiettivi economici ma anche dei veri e propri propulsori. (Inform)

 


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