INFORM - N. 197 - 24 ottobre 2011


RASSEGNA STAMPA

Sul Secolo XIX intervista al ministro degli Esteri

Frattini: “Parigi e Berlino dicano come salvano le banche”

 

ROMA - «La decisione più felice del vertice è la nomina di Van Rompuya a "Mr Euro". Per il resto rinvii e contrasti al di là di grandi sorrisi. Saremmo felici se questi vertici portassero a conclusioni, se arrivassero delle decisioni. Aspettiamo la prossima riunione, la cosa più importante è che l'Europa lavori unita».

Franco Frattini apprezza l'appello dell'Unione europea e in particolare di Nicolas Sarkozy e di Angela Markel affinché l'Italia attui immediatamente misure per la crescita e per ridurre il debito, ma chiarisce subito che «il nostro Paese non è commissariato» e che al di là delle parole occorre passare ai fatti: «L'invito dell'Unione europea è un richiamo nell'interesse dell'Italia. Ogni Paese, però, ha punti di forza e di debolezza. Sono curioso, per esempio, di sapere come faranno i francesi e i tedeschi a ricapitalizzare le banche. Anche la Francia deve pensare a come fare i compiti a casa. Non c'è un "caso Italia". Tuttavia, con l'Europa che ci tira per la giacca Berlusconi ha un elemento di forza in più per agire».

E in che modo occorre agire, ministro Frattini?

«È il momento di riforme strutturali. Penso alla previdenza: la Lega ha fatto un ragionamento pensando alle pensioni minime degli artigiani e dei commercianti, bisogna spiegare che queste non verranno toccate. Inoltre è necessario aprire alle liberalizzazioni, alle privatizzazioni, alle richieste degli imprenditori che sono uno stimolo per il governo».

E poi c'è il piano "Euro bond"...

«Abbiamo appreso dai giornali di un piano per il Sud. A quanto ne so anche il presidente del Consiglio non sapeva nulla. Vuol dire allora che le risorse ci sono e vedo che finalmente anche al ministero dell'Economia pensano che il pacchetto per lo sviluppo non può essere a costo zero. Va per esempio portato avanti il negoziato con la Svizzera per attuare un regime di trasparenza sui conti correnti e far pagare chi ha portato fuori i capitali».

A quando il pacchetto per la crescita? Lei è stato il primo a dire che non poteva essere fatto a costo zero.

«Spero entro mercoledì, in tempi brevissimi. Avremmo dovuto già raccogliere l'appello della Ue e presentare le linee guida. Non possiamo permetterci di essere considerati i soliti italiani che arrivano sempre tardi. Tutto questo, ripeto, nel nostro interesse, non per accontentare questo o quell'altro Paese».

La vicenda Bini Smaghi ha provocato ulteriori tensioni con Parigi?

«Il governo intende fare tutto il possibile per mantenere gli impegni con la Francia. Ma per principio la Bce è autonoma dai governi. Berlusconi ha fatto un appello alla responsabilità. Non può certo esserci un diktat alle dimissioni, i componenti della Banca centrale europea non prendono ordini dai governi».

Ma secondo lei c'è un problema Tremonti?

«Mi auguro di no, anche se ci sono domande sempre più crescenti da parte di categorie, parlamentari, nostri elettori affinché il ministero dell'Economia spieghi, a carte scoperte, qual è la sua politica per la crescita. E' un nostro diritto e un dovere anche per Berlusconi che si è presentato in Europa, venendo a conoscenza dai giornali di un piano per il Sud senza che sia stato discusso nella cabina di regia. E' arrivato il momento di un ulteriore lavoro comune».

Parliamo anche del futuro del centrodestra. Sarà con Casini o senza di lui?

«Le risposte di Casini sono roboanti nella forma, ma interessanti nella sostanza: l'Udc vuole cambiare il sistema elettorale dando ai cittadini la possibilità di scegliere. Sia con le preferenze, sia con il ritorno al Mattarellum si può formare un bipolarismo intelligente. Ma Casini dovrebbe dire agli elettori con chi schierarsi. Un polo delle "mani libere" porterebbe Casini a non essere rilevante. Il modello Molise parla chiaro: lì il Terzo Polo è evaporato».

Pensate di offrire a Casini "poltrone" per il futuro?

«Sarebbe offensivo. Ragioniamo sul sistema elettorale, sul modello del centrodestra del Ppe. Se vincessimo insieme le elezioni del 2013 ci sarebbe gloria per tutti».

Il Pdl come arriverà al 2013?

«Alfano sta facendo un buon lavoro. Ha fatto bene a ribadire i tempi del tesseramento. Chi pensa di indebolirlo sbaglia. Sono d'accordo per esempio con la sua battaglia a far sì che non ci siano più i signori delle tessere. Spero che ci siano primarie serie, non una burletta in cui ognuno versa un euro per fare un dispetto ad un'altra corrente».

Una domanda sulla Libia. Cosa ha provato nel vedere le immagini dell'uccisione di Muammar Gheddafi?

«E' stato uno spettacolo truculento. Siano accertate le modalità della morte di Gheddafi e di suo figlio. Noi siamo intervenuti in Libia per difendere i civili dagli orrori di Gheddafi e ora per questo motivo vogliamo sapere la verità sull'ultima fase della vita del dittatore. La cosa importante poi è che il Cnt mantenga gli impegni per arrivare ad un governo entro poche settimane e ad elezioni entro nove mesi». (Giovanni Palombo-Il Secolo XIX del 24 ottobre 2011)

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