RASSEGNA STAMPA
Sul Secolo XIX
intervista al ministro degli Esteri
Frattini:
“Parigi e Berlino dicano come salvano le banche”
ROMA -
«La decisione più felice del vertice è la nomina di Van Rompuya a "Mr Euro".
Per il resto rinvii e contrasti al di là di grandi sorrisi. Saremmo felici se
questi vertici portassero a conclusioni, se arrivassero delle decisioni. Aspettiamo
la prossima riunione, la cosa più importante è che l'Europa lavori unita».
Franco
Frattini apprezza l'appello dell'Unione europea e in particolare di Nicolas
Sarkozy e di Angela Markel affinché l'Italia attui immediatamente misure per
la crescita e per ridurre il debito, ma chiarisce subito che «il nostro Paese
non è commissariato» e che al di là delle parole occorre passare ai fatti: «L'invito
dell'Unione europea è un richiamo nell'interesse dell'Italia. Ogni Paese, però,
ha punti di forza e di debolezza. Sono curioso, per esempio, di sapere come
faranno i francesi e i tedeschi a ricapitalizzare le banche. Anche
E
in che modo occorre agire, ministro Frattini?
«È il
momento di riforme strutturali. Penso alla previdenza:
E
poi c'è il piano "Euro bond"...
«Abbiamo
appreso dai giornali di un piano per il Sud. A quanto ne so anche il presidente
del Consiglio non sapeva nulla. Vuol dire allora che le risorse ci sono e vedo
che finalmente anche al ministero dell'Economia pensano che il pacchetto per
lo sviluppo non può essere a costo zero. Va per esempio portato avanti il negoziato
con
A
quando il pacchetto per la crescita? Lei è stato il primo a dire che non poteva
essere fatto a costo zero.
«Spero
entro mercoledì, in tempi brevissimi. Avremmo dovuto già raccogliere l'appello
della Ue e presentare le linee guida. Non possiamo permetterci di essere considerati
i soliti italiani che arrivano sempre tardi. Tutto questo, ripeto, nel nostro
interesse, non per accontentare questo o quell'altro Paese».
La
vicenda Bini Smaghi ha provocato ulteriori tensioni con Parigi?
«Il governo
intende fare tutto il possibile per mantenere gli impegni con
Ma
secondo lei c'è un problema Tremonti?
«Mi auguro
di no, anche se ci sono domande sempre più crescenti da parte di categorie,
parlamentari, nostri elettori affinché il ministero dell'Economia spieghi, a
carte scoperte, qual è la sua politica per la crescita. E' un nostro diritto
e un dovere anche per Berlusconi che si è presentato in Europa, venendo a conoscenza
dai giornali di un piano per il Sud senza che sia stato discusso nella cabina
di regia. E' arrivato il momento di un ulteriore lavoro comune».
Parliamo
anche del futuro del centrodestra. Sarà con Casini o senza di lui?
«Le risposte
di Casini sono roboanti nella forma, ma interessanti nella sostanza: l'Udc vuole
cambiare il sistema elettorale dando ai cittadini la possibilità di scegliere.
Sia con le preferenze, sia con il ritorno al Mattarellum si può formare un bipolarismo
intelligente. Ma Casini dovrebbe dire agli elettori con chi schierarsi. Un polo
delle "mani libere" porterebbe Casini a non essere rilevante. Il modello
Molise parla chiaro: lì il Terzo Polo è evaporato».
Pensate
di offrire a Casini "poltrone" per il futuro?
«Sarebbe
offensivo. Ragioniamo sul sistema elettorale, sul modello del centrodestra del
Ppe. Se vincessimo insieme le elezioni del 2013 ci sarebbe gloria per tutti».
Il
Pdl come arriverà al 2013?
«Alfano
sta facendo un buon lavoro. Ha fatto bene a ribadire i tempi del tesseramento.
Chi pensa di indebolirlo sbaglia. Sono d'accordo per esempio con la sua battaglia
a far sì che non ci siano più i signori delle tessere. Spero che ci siano primarie
serie, non una burletta in cui ognuno versa un euro per fare un dispetto ad
un'altra corrente».
Una
domanda sulla Libia. Cosa ha provato nel vedere le immagini dell'uccisione di
Muammar Gheddafi?
«E' stato
uno spettacolo truculento. Siano accertate le modalità della morte di Gheddafi
e di suo figlio. Noi siamo intervenuti in Libia per difendere i civili dagli
orrori di Gheddafi e ora per questo motivo vogliamo sapere la verità sull'ultima
fase della vita del dittatore. La cosa importante poi è che il Cnt mantenga
gli impegni per arrivare ad un governo entro poche settimane e ad elezioni entro
nove mesi». (Giovanni Palombo-Il Secolo XIX del 24 ottobre 2011)
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