LIBIA
La Nato decide sulla missione. Frattini, ora riconciliazione
e svolta democratica
ROMA - La Nato si avvia a dichiarare "compiuta" la sua missione in Libia
mentre, da più parti, si guarda al futuro del Paese, dopo la morte del colonnello
Gheddafi sulla quale l’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu ha
chiesto di indagare. Ora “riconciliazione, senza vendette e senza rappresaglie”,
dice il Ministro Franco Frattini che sottolinea come l’Italia abbia svolto
un ruolo di primo piano, nell’ambito della coalizione internazionale a guida
Nato, per attuare le risoluzioni Onu a difesa delle popolazioni libiche e
con l’impegno più volte confermato di aiutare il Paese a portare a compimento
la svolta democratica.
Dopo la morte di Muammar Gheddafi
e la conquista di Sirte, per il Segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussenn
il momento di dichiarare concluse
le operazione "é molto più vicino. Concluderemo la missione coordinandoci
con l'Onu e il Cnt". La decisione e’ sul tavolo
del Consiglio Atlantico e dopo le parole di Rasmussen
e quelle di Obama ("la missione della Nato in Libia finirà presto")
in molti scommettono sull'annuncio della fine dell'operazione Unified
Protector.
"Il cammino che il popolo
libico deve intraprendere è difficile è pieno di ostacoli. Bisogna deporre
le armi e tutti i cittadini devono mostrarsi uniti". E' l'appello lanciato
dal Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, per il quale in Libia non è il tempo della vendetta,
"ma quello della ricostruzione e della riconciliazione", e la Lega Araba si augura che
la morte di Gheddafi faccia "voltare la pagina della tirannia",
auspicando, come sottolineato dal segretario generale, Nabil
el Araby, che i libici
dimentichino "le ferite del passato e guardino al futuro senza sentimenti
di rancore o vendetta, rifiutando tutto ciò che potrebbe minare l'unità nazionale
e la pace". In questa direzione Nabil al-Arabi ha fatto appello a "tutte le forze politiche
libiche a serrare i ranghi e costruire una nuova Libia in grado di soddisfare
le speranze e le ambizioni del popolo per la libertà" attraverso una
"transizione pacifica verso un nuovo sistema politico democratico che
esprima la libera volontà del popolo e salvaguardi l'indipendenza, l'unità,
la sicurezza e la stabilità" del paese.
L'Alto commissariato per i diritti
umani delle Nazioni Unite si è pronunciato per un'indagine sulle circostanze
"non chiare" della morte di Muammar Gheddafi. "Ci sono quattro-cinque
versioni diverse. C'é bisogno di un'indagine" ha detto oggi a Ginevra
il portavoce dell'Alto Commissario, Rupert Colville.
Per l'Alto Commissariato "maggiori dettagli sono necessari per stabilire
se Gheddafi è stato ucciso durante una forma o l'altra di scontri o se è stato
giustiziato dopo la sua cattura", ha detto il portavoce che ha ricordato
che l’Onu ha già avviato una commissione di inchiesta sulla Libia. (Inform)
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