INFORM - N. 194 - 19 ottobre 2011


QUIRINALE

Il presidente della Repubblica alla cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere al Merito del Lavoro

Napolitano: “Abbattere il debito pubblico senza incertezze”

“Ciascuno faccia la sua parte. Tutte le forze sociali e politiche guardino con coraggio agli interessi comuni”

 

ROMA - "Noi siamo giunti, l'intera comunità nazionale è giunta, al lucido riconoscimento che - pur non potendosi sottovalutare le prove e gli elementi di sostenibilità che ha mostrato e mostra la nostra complessiva situazione finanziaria - è giunto il momento di abbattere, gradualmente ma a ritmo sostenuto e costante, il muro del debito pubblico accumulatosi nel corso dei decenni. Lo stiamo facendo - come indicano i decreti di luglio e di agosto, adottati celermente in Parlamento in ottemperanza agli impegni assunti ; e intendiamo farlo senza alcuna incertezza e tergiversazione". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale, intervenendo alla cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine al Merito del Lavoro.

"Fare questo creando al tempo stesso le condizioni per una nuova fase di crescita dell'economia e della società italiana, - ha sottolineato il capo dello Stato - è nostro interesse nazionale ed è nostro dovere come paese fondatore dell'Europa unita, aderente tra i primi alla zona Euro".

Napolitano ha poi affermato: "Mi rifiuto di credere che possa serpeggiare in qualsiasi ambiente l'idea che l'Euro, la nostra appartenenza all'Eurozona, sia per noi come una camicia di forza. Essa è piuttosto una cintura di protezione e un propulsore insostituibile di sviluppo competitivo per la nostra economia nazionale in sinergia con le altre economie europee".

“Che ciascuno faccia la sua parte- ha proseguito il capo dello Stato -. Molto sta facendo il mondo delle imprese anche in senso propositivo, ed è importante: lo testimonia 'il progetto delle imprese per l'Italia' presentato il 30 settembre. C'è davvero bisogno essenziale di questi apporti, e di quelli del mondo del lavoro: e non può che considerarsi prezioso, ed auspicarsi, il massimo di coesione nel mondo dell'impresa, come nel mondo del lavoro. Deve fare naturalmente la sua decisiva parte la 'classe politica', come diceva Guido Carli, l'insieme delle forze politiche, innanzitutto il governo, la maggioranza di governo".

Napolitano ha richiamato gli sforzi che "si stanno compiendo" ma ha aggiunto "le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti, se è vero che è trascorso un mese dall'approvazione in Parlamento del decreto di stabilizzazione finanziaria varato alla vigilia di Ferragosto. E a queste difficoltà guarda con preoccupazione l'Europa, in attesa dell'attuazione e di ogni necessaria integrazione delle decisioni già adottate e di impellenti scelte di riforma strutturale e di stimolo alla crescita. E' un momento in cui si richiede una forte, netta assunzione di responsabilità: largamente condivisa, aggiungo, perché risulti più credibile, più garantita nella sua efficacia realizzativa. Non posso perciò tacere la mia angustia nel constatare che le condizioni politiche per questa più larga condivisione non si sono finora verificate".

"Dobbiamo avere l'assillo - ha poi detto il capo dello Stato - di dare risposte convincenti ai nostri partner europei, alle istituzioni europee e insieme - necessità ormai scottante - a una vasta parte dei ceti popolari, delle forze del lavoro, e soprattutto dei giovani. La questione della disoccupazione e della frustrazione giovanile dev'essere al centro delle nostre preoccupazioni ".

Il Presidente Napolitano ha concluso il suo intervento "chiedendo a tutte le forze sociali e politiche lungimiranza. Va sventato il rischio di un fuorviante condizionamento di calcoli elettorali. Un rischio che esiste non solo in Italia: che esiste in Europa, in Francia dove si voterà nel 2012, e in Germania dove si sono succedute elezioni regionali e si andrà successivamente alle elezioni generali, o negli Stati Uniti dove egualmente si tornerà a votare l'anno venturo. Si guardi con coraggio agli interessi comuni di più lungo termine, per l'unità dell'Europa, per lo sviluppo mondiale, per il futuro delle giovani generazioni". (Inform)

 


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