ITALIANI ALL’ESTERO
Fedi e Randazzo (Pd) sulle
ipotesi di nuovo assetto organizzativo della rete diplomatica- consolare in
Australia
“L’intera comunità italiana deve essere chiamata a esprimere
un giudizio sulle proposte che ridisegnano la presenza dello Stato italiano
in questo paese”
ROMA – “Forti e ripetuti segnali di
malcontento sulla rete consolare vengono da cittadini italiani residenti all’estero,
in modo particolare in Australia, e s’intrecciano con il grido di allarme sullo
stesso tema degli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie. E’ questo lo sfondo
su cui si colloca una serie di documenti pervenuti in questi giorni dall’Australia
e concernenti le linee che l’Ambasciata d’Italia intenderebbe seguire per ridisegnare
la presenza dello Stato italiano in quel Paese. Tutte all’insegna del risparmio
economico”Lo affermano in una nota congiunta il deputato Marco Fedi e il senatore
Nino Randazzo, entrambi eletti con il Partito democratico
nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
“Se da un lato – prosegue il comunicato
- non sfugge la gravità della situazione economica italiana in un contesto
europeo non meno preoccupante, una situazione aggravata dalle scelte sbagliate
del Governo, dall’altro colpisce l’atteggiamento dello stesso esecutivo e della
maggioranza che lo sostiene, che anziché procedere su una strada di riforme,
adottano la tecnica dei tagli lineari per raggiungere obbiettivi di tipo puramente
contabile. La revisione qualitativa della spesa – spending review – che dovrebbe rappresentare
un misuratore dell’efficacia dei servizi per distribuire i tagli in maniera
oculata, in modo quindi non lineare, è stata invece interpretata dal Governo
come ulteriore incentivo a tagliare”.
“Per quanto ci riguarda, - precisano
Fedi e Randazzo - riteniamo che l’analisi della
spesa sia un’occasione da cogliere per avviare una seria riforma della rete
consolare, che in ogni caso non può prescindere da seri investimenti. Lo vedremo
nel decreto sullo sviluppo, anche se alcuni segnali lasciano pensare che questa
circostanza verrà ancora utilizzata per fare favori alle lobbies di potere, un intervento riparatore sull’ISE,
indennità di sede per i diplomatici, e per un nuovo scaricamento di delicate
funzioni pubbliche su un vorace e incontrollabile calderone d’imprenditoria
privata, anziché investire sulle opportunità di miglioramento dei servizi consolari,
a partire dall’informatizzazione e dalla formazione”.
I due eletti all’estero esprimono inoltre
disappunto per i futuri sviluppi della rete diplomatica -consolare italiana
in Australia. Questa valutazione negativa prende spunto da un messaggio riservato
della rappresentanza diplomatica a Camberra, di cui
hanno parlato i quotidiani d’Australia “Il Globo” (Melbourne) e “La Fiamma”
(Sydney), che avrebbe come oggetto la bozza di un contratto per l’attivazione
di un Call Centre per l’intera
rete consolare dell’Australia. Un documento che Randazzo e Fedi non esitano a definire di “fantapolitica e
fantadiplomazia” e in cui non viene ipotizzata alcuna consultazione
diretta o indiretta con la comunità italiana in Australia.
“Il quadro generale prospettato dall’Ambasciata
d’Italia – precisa il comunicato - è ciò che più spaventa: la riduzione graduale
del personale, quando già oggi la rete in Australia è a corto di funzionari,
sia di ruolo che a contratto; il servizio di call centre, che ha dato risultati
contrastanti, in prevalenza negativi, per rispondere alle richieste dei cittadini,
a fronte di un sistema di appuntamenti che già oggi non riesce a soddisfare
le richieste. Tutte soluzioni che per essere attuate richiedono tempo, valutazione
di qualità, verifiche e aggiustamenti in corso d’opera. Dalla nostra Ambasciata,
invece, sono ipotizzate come interamente sostitutive dell’attuale organizzazione.
Pensare poi che l’intero sistema di rilevazione dei dati biometrici per il rilascio
dei passaporti possa essere affidato a soggetti non istituzionali, accentrando
in un’unica sede il loro rilascio, lascia perplessi tanto sotto il profilo della
sicurezza quanto su quello della riservatezza dei dati”. Fedi e Randazzo
esprimono poi forti dubbi circa i costi per la creazione di un
“Riteniamo – conclude la nota - che l’intera comunità italiana debba essere chiamata a esprimere un giudizio su queste proposte o ipotesi, che invece erano destinate a rimanere ben chiuse nelle sedi diplomatiche o nei gabinetti ministeriali, e solo per un fortuito caso stavolta ne vengono fuori. Vogliamo trasformare il caso da “fortuito” in “fortunato”, e quindi utile? Abbiamo bisogno di ambasciatori e consoli che nel rapporto quotidiano con le comunità italiane lavorino con determinazione e efficienza pari a quelle che si mettono sui grandi temi di politica estera, per evitare che l’intero sistema Paese perda credibilità nel mondo”. (Inform)