INFORM - N. 193 - 18 ottobre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Fedi e Randazzo (Pd) sulle ipotesi di nuovo assetto organizzativo della rete diplomatica- consolare in Australia

“L’intera comunità italiana deve essere chiamata a esprimere un giudizio sulle proposte che ridisegnano la presenza dello Stato italiano in questo paese”

 

ROMA – “Forti e ripetuti segnali di malcontento sulla rete consolare vengono da cittadini italiani residenti all’estero, in modo particolare in Australia, e s’intrecciano con il grido di allarme sullo stesso tema degli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie. E’ questo lo sfondo su cui si colloca una serie di documenti pervenuti in questi giorni dall’Australia e concernenti le linee che l’Ambasciata d’Italia intenderebbe seguire per ridisegnare la presenza dello Stato italiano in quel Paese. Tutte all’insegna del risparmio economico”Lo affermano in una nota congiunta il deputato Marco Fedi e il senatore Nino Randazzo, entrambi eletti con il Partito democratico nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e  Antartide.  

“Se da un lato – prosegue il comunicato -  non sfugge la gravità della situazione economica italiana in un contesto europeo non meno preoccupante, una situazione aggravata dalle scelte sbagliate del Governo, dall’altro colpisce l’atteggiamento dello stesso esecutivo e della maggioranza che lo sostiene, che anziché procedere su una strada di riforme, adottano la tecnica dei tagli lineari per raggiungere obbiettivi di tipo puramente contabile. La revisione qualitativa della spesa – spending review – che dovrebbe rappresentare un misuratore dell’efficacia dei servizi per distribuire i tagli in maniera oculata, in modo quindi non lineare, è stata invece interpretata dal Governo come ulteriore incentivo a tagliare”.

“Per quanto ci riguarda, - precisano Fedi e Randazzo -  riteniamo che l’analisi della spesa sia un’occasione da cogliere per avviare una seria riforma della rete consolare, che in ogni caso non può prescindere da seri investimenti. Lo vedremo nel decreto sullo sviluppo, anche se alcuni segnali lasciano pensare che questa circostanza verrà ancora utilizzata per fare favori alle lobbies di potere,  un intervento riparatore sull’ISE, indennità di sede per i diplomatici, e per un nuovo scaricamento di delicate funzioni pubbliche su un vorace e incontrollabile calderone d’imprenditoria privata, anziché investire sulle opportunità di miglioramento dei servizi consolari, a partire dall’informatizzazione e dalla formazione”.

I due eletti all’estero esprimono inoltre disappunto per i futuri sviluppi della rete diplomatica -consolare italiana in Australia. Questa valutazione negativa prende spunto da un messaggio riservato della rappresentanza diplomatica a Camberra, di cui hanno parlato i quotidiani d’Australia “Il Globo” (Melbourne) e  “La Fiamma” (Sydney), che avrebbe come oggetto la bozza di un contratto per l’attivazione di un Call Centre per l’intera rete consolare dell’Australia. Un documento che Randazzo e Fedi non esitano a definire di “fantapolitica e fantadiplomazia” e in cui non viene ipotizzata alcuna consultazione diretta o indiretta con la comunità italiana in Australia.

“Il quadro generale prospettato dall’Ambasciata d’Italia – precisa il comunicato - è ciò che più spaventa: la riduzione graduale del personale, quando già oggi la rete in Australia è a corto di funzionari, sia di ruolo che a contratto; il servizio di call centre, che ha dato risultati contrastanti, in prevalenza negativi, per rispondere alle richieste dei cittadini, a fronte di un sistema di appuntamenti che già oggi non riesce a soddisfare le richieste. Tutte soluzioni che per essere attuate richiedono tempo, valutazione di qualità, verifiche e aggiustamenti in corso d’opera.  Dalla nostra Ambasciata, invece, sono ipotizzate come interamente sostitutive dell’attuale organizzazione. Pensare poi che l’intero sistema di rilevazione dei dati biometrici per il rilascio dei passaporti possa essere affidato a soggetti non istituzionali, accentrando in un’unica sede il loro rilascio, lascia perplessi tanto sotto il profilo della sicurezza quanto su quello della riservatezza dei dati”. Fedi e Randazzo esprimono poi forti dubbi circa i costi per la creazione di un Call Centre, unico per tutta l’Australia, e sull’ipotesi di ammortare queste spese attraverso le tariffe corrisposte dal sistema telefonico.

“Riteniamo – conclude la nota - che l’intera comunità italiana debba essere chiamata a esprimere un giudizio su queste proposte o ipotesi, che invece erano destinate a rimanere ben chiuse nelle sedi diplomatiche o nei gabinetti ministeriali, e solo per un fortuito caso stavolta ne vengono fuori. Vogliamo trasformare il caso da “fortuito” in “fortunato”, e quindi utile? Abbiamo bisogno di ambasciatori e consoli che nel rapporto quotidiano con le comunità italiane lavorino con determinazione e efficienza pari a quelle che si mettono sui grandi temi di politica estera, per evitare che l’intero sistema Paese  perda credibilità nel mondo”. (Inform)

 


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