OPINIONI
Giovanni Longu: Dinamica storica dell’immigrazione
italiana in Svizzera
BERNA
- In questo periodo preelettorale svizzero il tema dell’immigrazione non è un
problema che interessa i grandi partiti, ad eccezione dell’Unione democratica
di centro (UDC), la destra radicale svizzera. Nei media, invece, è sempre d’attualità.
Qualche giorno fa mi ha colpito il titolo di un articolo secondo cui gli stranieri
«vengono di passaggio e invece restano». Ne parlo perché quel titolo rispecchia
ampiamente un modo diffusissimo, ma erroneo, di interpretare l’immigrazione in
questo Paese, anche quella italiana. L’idea cioè che gli stranieri chiedono e
Aveva ragione Max Frisch
Correttamente,
nel 1965, Max Frisch scriveva ai suoi concittadini: «Abbiamo chiamato braccia
e sono venuti uomini». Il grande scrittore vedeva bene la dinamica dell’immigrazione,
soprattutto quella italiana. Storicamente, infatti, non furono gli italiani che
si precipitarono ai valichi di frontiera con
Purtroppo
Frisch ha avuto pochi seguaci perché la lettura che si dà abitualmente del fenomeno
migratorio è esattamente inversa. Nel 2011, anche
E’
vero che
Qual è stata la vera dinamica migratoria?
La dinamica dell’immigrazione italiana nella seconda metà dell’Ottocento è dovuta soprattutto alla volontà della Svizzera di sviluppare la propria rete ferroviaria, per esigenze interne e internazionali. Non disponendo della manodopera indigena necessaria, la ricercò all’estero, soprattutto in Italia. E a decine di migliaia vennero chiamati minatori, sterratori, carpentieri, manovali… per realizzare non solo le grandi gallerie ma anche le rampe di accesso, i ponti e tutte le altre infrastrutture della rete ferroviaria e stradale.
Quando tra la prima e la seconda guerra mondiale l’economia svizzera tirava poco e non aveva bisogno di molta manodopera, pochissimi italiani vennero in Svizzera semplicemente perché non ne erano richiesti di più!
Anche
quando parla della forte ripresa dell’immigrazione italiana in Svizzera nel secondo
dopoguerra, l’analisi della Presidente della Confederazione è parziale e lacunosa,
perché si limita a registrare che la situazione politica e sociale dell’Italia
favoriva l’emigrazione, ma sorvola completamente sull’urgente bisogno della Svizzera
di manodopera italiana. Uscita indenne dalla guerra e con un apparato produttivo
messo sotto pressione per poter soddisfare le richieste di beni provenienti da
mezzo mondo,
Già
verso la fine del 1945,
Perché il boom di arrivi «stagionali»
Negli
anni e decenni successivi le richieste di manodopera italiana si moltiplicarono.
Per questo ci fu per oltre un trentennio un vero e proprio boom di arrivi, che
favorì enormemente anche la nascita di nuove imprese, tra cui, per citare solo
un nome,
Tra
il 1947 e il 1970
La domanda di manodopera estera, soprattutto «stagionale» (per impedire che potessero domiciliarsi in Svizzera!) era talmente consistente che le grandi imprese di costruzione avevano una vera e propria rete di reclutamento in Italia, con funzionari che percorrevano l’Italia in lungo e in largo per ingaggiare personale da adoperare nei grandi cantieri, dove la manodopera svizzera scarseggiava.
Bilancio positivo, ma per chi?
Col
tempo la collettività italiana immigrata ha messo radici in questo Paese e oggi
anche
Ciononostante sono ancora molti coloro che trattano questo capitolo della storia svizzera come di un periodo di grande magnanimità della Svizzera nei confronti di decine di migliaia di persone bisognose in cerca di lavoro. Si dimentica facilmente la vera ragione per cui sono venute e soprattutto quanto hanno dato in cambio. In un ipotetico bilancio tra dare e avere, gli immigrati sono quelli che hanno dato più di quanto hanno ricevuto. Lo diceva nel 1972 l’allora presidente della Confederazione Nello Celio. (Giovanni Longu/Inform)