CGIE
L’intervento del senatore del Pd Claudio Micheloni
“Con il lavoro sulla riforma svolto in Senato si è cercato
di costruire la migliore protezione possibile delle istituzioni di rappresentanza
degli italiani nel mondo”
ROMA – Nel corso del dibattito del Cgie, svoltosi alla Farnesina, ha preso la parola anche il senatore del Pd Claudio Micheloni. Un intervento a tutto campo in cui, il senatore eletto nella ripartizione Europa, ha parlato di politica, della riforma dei Comites e del Cgie e dei tagli ai capitoli di spesa per gli italiani all’estero.
“Ho sentito in alcuni interventi e fra le comunità all’estero – ha esordito Micheloni - dire una certa frase, ovvero che questo governo ce l’ha con gli italiani all’estero, Credo però che se resteremo su questa posizione saremo perdenti su tutti i fronti, perché io, che vivo al Senato la realtà di tutti i giorni della politica italiana, dico che questo governo ce l’ha con il popolo italiano, non con gli italiani all’estero. Questo ci deve permettere di ridimensionare i nostri problemi nel quadro delle difficoltà che il paese vive oggi”.
“Con il lavoro svolto in Senato sulla riforma dei Comites e del Cgie – ha proseguito Micheloni dopo aver sottolineato la necessità di abbassare i toni e di tornare a discutere con sobrietà per ragionare sui temi concreti - si è cercato di costruire la migliore protezione possibile delle istituzioni di rappresentanza degli italiani nel mondo e non la loro distruzione. Noi del Pd al Senato abbiamo dato un voto contrario alla riforma dopo una grande discussione. Abbiamo però chiesto ai nostri amici deputati di migliorare il buon lavoro fatto. Io credo dunque che la riforma vada rapidamente approvata e non messa su di un binario morto”.
Dopo aver
sottolineato la sua contrarietà al rinvio delle elezioni dei Comites deciso dal
Governo, Micheloni ha ricordato come entro poche settimane arriverà in Parlamento
una nuova finanziaria che certamente porterà ulteriori tagli alle risorse pubbliche.
In questo contesto il deputato del Pd ha ricordato come l’indagine conoscitiva
avviata delle Commissioni Esteri di Camera e Senato sul funzionamento del ministero
degli Esteri stia cercando anche di capire l’utilizzo delle risorse da parte di
questo dicastero, in modo anche di poter chiedere di indirizzare i tagli alle
spese in modo diverso dall’attuale. Secondo Micheloni infatti, che critica il
sottosegretario Mantica per non aver raccolto le istanze provenienti dalla base
e dalla politica, la stessa opera di ristrutturazione della rete consolare presenta
sprechi di risorse che potrebbero essere indirizzate altrove. Per quanto poi riguarda
le riforme costituzionali attualmente all’esame del parlamento che riducono il
numero dei parlamentari e quindi anche degli eletti all’estero, secondo Micheloni
l’ipotesi fatta per il nuovo Senato federale di 4 senatori per la circoscrizione
Estero non si adatterebbe alle odierne ripartizioni. “Io non credo – precisa Micheloni
- che queste proposte costituzionali alla fine non verranno attuate, ma il rischio
c’è. A mio giudizio per il Senato federale ci vorrebbero 5 senatori per regione
e quindi 5 dovrebbero spettare alla circoscrizione Estero”. (