INFORM - N. 191 - 14 ottobre 2011

 


CGIE

Conclude la plenaria il dibattito sulla riforma delle modalità di voto all’estero

All’intervento del segretario generale Carozza seguono quelli di Siena (Cile), Lombardi (Italia), Bosio (Francia), Lizzola (Canada), Ferretti (Italia), Mangione (Usa), Pinna (Sud Africa), Schiavone (Svizzera), Sorriso (Usa), Nardi (Svizzera), Castellani (Cile), De Martino (Venezuela) e Conte (Germania)

 

ROMA – Una discussione sulla riforma delle modalità di voto all’estero ha animato l’ultima mattinata di lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, conclusasi stamani alla Farnesina.

Il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, ha definito la questione “la più urgente” per i connazionali all’estero, dichiarandolo la priorità di un provvedimento ad essa relativo, indipendentemente dalla possibilità che si debba far ricorso ad elezioni anticipate o meno. “Sarebbe quanto mai opportuno far giungere a Camera e Senato da questo Consiglio generale – ha aggiunto Carozza – un messaggio che attesti la priorità di un intervento su questo fronte, formulando un giudizio sulle proposte di legge in materia”. All’attenzione dell’assemblea viene posta coma base per la discussione in particolare la proposta depositata alla Camera dei Deputati da Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani (primi firmatari) nel luglio 2010 e firmata anche dai parlamentari eletti per il Pd nella circoscrizione Estero Marco Fedi (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), Gino Bucchino (America settentrionale e centrale), Laura Garavini, Franco Narducci, Gianni Farina (Europa) e Fabio Porta (America meridionale). “Una proposta che vi sottopongo non per la parte politica da cui proviene – ha chiarito Carozza, - ma perché raccoglie nei contenuti molte delle preoccupazioni da noi più volte avanzate in merito all’esercizio di voto”.

Si sofferma sul sistema del voto per corrispondenza Primo Siena (Cile), auspicando che esso possa essere affiancato, dove possibile, dall’allestimento di seggi in loco per evitare problematiche connesse alla libera espressione di voto, senza alcun tipo di condizionamenti. “Per mia esperienza personale ha constatato che all’estero si ricorre in taluni casi a consigli o alla richiesta di suggerimenti che possono deviare la volontà di scelta, prima di compilare e riconsegnare il plico – afferma Siena, mentre Norberto Lombardi (Pd – Italia) precisa come ritenga impossibile “introdurre un duplice sistema di voto”, rimarcando come “solo il voto per corrispondenza possa garantire a tutti l’effettiva possibilità di esercitare il diritto di voto”. Sollecitando la stesura di un documento da parte del Cgie per ribadire al Parlamento la priorità di una riforma su questa materia, Lombardi segnala come il ministero dell’Interno, viste le mozioni presentate alla Camera nei giorni scorsi che richiedevano una più attenta analisi delle consultazioni elettorali svolte all’estero, a partire dall’ultimo referendum (vedi Inform del 26 settembre: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n17721.htm ), abbia fatto sapere di ritenere da preferirsi al voto per corrispondenza l’allestimento dei seggi all’estero, facendo emergere così ulteriori interrogativi sul futuro del voto.

Anche Mario Bosio (Francia) ritiene che il voto per corrispondenza debba essere “difeso ad oltranza”, suggerendo l’opportunità di prevedere l’iscrizione ad un elenco degli elettori da parte degli aventi diritto che intendano esprimere il proprio voto con questa modalità. “Esercitare in questo modo l’opzione di voto consentirebbe un risparmio di costi per l’invio delle schede e contribuirebbe alla certezza del loro effettivo arrivo a destinazione – afferma Bosio, sottolineando come “l’ossessione delle segretezza del voto espresso” abbia trattenuto sino ad oggi il legislatore dall’adozione di soluzioni di questo tipo. Claudio Lizzola (Canada) avanza la proposta di valutare anche la possibilità di votare attraverso internet, se si ritiene il voto per corrispondenza poco sicuro, mentre Gian Luigi Ferretti (Cdp – Italia) invita a non moltiplicare i problemi: “siamo sempre molto bravi ad auto-flagellarci e condivido chi ha parlato dell’ossessione della segretezza del voto – sostiene Ferretti, illustrando come esempio il sistema francese, che prevede un numero di parlamentari automaticamente connesso a quello della popolazione, l’iscrizione alle liste elettorali e la possibilità, per i francesi che risiedono all’estero, di votare ai seggi, per corrispondenza, o per procura, “senza che nessuno si scandalizzi – conclude.

Silvana Mangione (Stati Uniti) sottolinea come la proposta di legge segnalata da Carozza accolga buona parte delle proposte già formulate dal Cgie in un documento sull’esercizio del diritto di voto all’estero. “Ribadisco come in Paesi come Australia, Stati Uniti etc. risulti impossibile per motivi geografici chiedere agli elettori di recarsi fisicamente a seggi allestiti per le consultazioni – afferma Silvana Mangione, rilevando come “l’acquisizione di elementi di conoscenza sulle modalità di svolgimento delle ultime consultazioni referendarie all’estero, sollecitata dalle mozioni sopra richiamate, non potrà far male a nessuno, ma semmai contribuire al perfezionamento della riforma in esame”. Anche Riccardo Pinna (Sud Africa) mette in guardia dall’autolesionismo e invita a proporre suggerimenti per migliorare le cose. “Nel luogo in cui risiedo è necessario iscriversi al voto una prima volta per poi poter esercitare questo diritto in occasione di tutte le scadenze elettorali successive – afferma Pinna, segnalando così una modalità da prendere in considerazione anche per il voto all’estero.

“L’esercizio di voto all’estero così come l’abbiamo conosciuto sino ad oggi ha certamente delle pecche che devono essere corrette – afferma Michele Schiavone (Svizzera), segnalando come l’esperienza maturata sino ad oggi possa contribuire all’introduzione di “elementi di flessibilità in base alle caratteristiche dei diversi Paesi di residenza dei connazionali”, pur “salvaguardando il principio costituzionale che garantisce la possibilità per questi ultimi di eleggere i loro rappresentanti”.  Concorda sulla necessità di salvaguardare questo principio costituzionale Dino Nardi (Svizzera), il quale ritiene che il voto “possa essere rivisto solo sotto l’aspetto di alcune tecnicità, introducendo per esempio dei comitati elettorali che vigilino sull’invio e sulla riconsegna dei plichi al consolato, affidando allo Stato italiano la stampa delle schede e introducendo l’opzione per l’esercizio di voto”. Cautela su quest’ultimo punto viene espressa però da Augusto Sorriso (Stati Uniti), che sottolinea come ciò potrebbe ridurre il numero dei votanti.

Ribadiscono l’importanza del voto per corrispondenza Paolo Castellani (Cile) e Ugo De Martino (Venezuela), che sottolinea piuttosto come vada migliorata la tempistica e l’efficacia dell’invio dei plichi.

Sulle dotazioni di bilancio al ministero degli Affari esteri, tema già discusso nella seconda giornata di lavori dell’assemblea plenaria, tornano Tommaso Conte (Germania) e Lombardi: il primo chiede di sapere con quale criterio forti riduzioni abbiano interessato i capitoli destinati agli italiani all’estero e chi abbia operato tali scelte; il secondo sollecita un chiarimento sui tagli prospettati per gli anni a venire, precisando che strumenti come lo spending review citato nella relazione del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica siano stati proposti con l’intenzione di “valutare, rispetto alla gestione finanziaria della rete consolare, ciò che è troppo drasticamente compresso e ciò che invece è ancora comprimibile”. “Temo invece che la sua applicazione sia stata intesa in modo meccanico e negativo – afferma Lombardi, auspicando un confronto “sistematico” con Mantica per la discussione degli interventi di ridefinizione delle risorse disponibili.

Proprio per approfondire queste questioni finanziarie e gli interventi più specifici operati sui capitoli di spesa che riguardano i connazionali all’estero, Carozza annuncia che il Comitato di presidenza chiederà oggi un incontro con il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo.

La discussione si è conclusa con la consegna da parte del Cgie di una targa di ringraziamento a Carla Zuppetti, direttore generale per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie del Mae, ora destinata ad altro incarico. (Viviana Pansa – Inform)

 


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