COLUMBUS DAY
Un
articolo di Goffredo Palmerini
Manifestazione
dell'orgoglio italiano a New York
La
grande sfilata sulla Quinta Avenue, vissuta con la delegazione italiana dell'ANFE
NEW YORK
- Corrono 519 anni da quel 12 ottobre 1492 quando Cristoforo Colombo scoprì l'America, il nuovo mondo. Sono invece
67 anni che qui a New York si commemora
l'impresa del navigatore genovese e il contributo degli immigrati italiani allo
sviluppo della nazione americana. Fu infatti Generoso Pope, un italiano della Grande
Mela ad iniziare, nel 1929, la celebrazione del Columbus Day con una parata che da East Harlem scendeva fino al monumento dedicato a Cristoforo Colombo,
al Columbus Circle, l'angolo sud
di Central Park che guarda l'Ottava
Avenue. Sin dall'esordio il Columbus Day è la manifestazione dell'orgoglio italiano per eccellenza,
qui a New York come in tutti gli
States, mantenendo l'originario
spirito solidaristico verso i connazionali bisognosi che Pope impresse alla manifestazione e che
oggi si traduce in una cospicua raccolta di fondi da parte della Columbus Citizens Foundation, destinati in gran parte a borse di studio
per mantenere vive in America le radici della nostra cultura, l'Italian
Heritage. Dunque, non una manifestazione di folclore italiano, come
a prima vista talvolta potrebbe apparire, ma davvero un'occasione annuale per
esprimere l'orgoglio della comunità italiana, le eccellenza della nostra cultura,
il contributo italiano alla crescita e alla storia degli Stati Uniti d'America. Tutti elementi
che nel Columbus Day si fondono,
in un caleidoscopio d'emozioni profonde, palpabili.
Quest'anno
chi scrive puo' raccontarle non da spettatore, ma dal di dentro, quale componente
della delegazione italiana dell'Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (ANFE),
ente morale fondato nel 1947 dall'aquilana Maria
Federici, deputata nell'Assemblea
Costituente. L'ANFE ha un posto di rilievo nel Columbus Day, per lo stretto rapporto che da anni lega l'associazione
alla Columbus Foundation, la fondazione
che organizza l'annuale evento oltre a tante altre attività sociali e culturali.
Guida la delegazione il sen. Learco Saporito, presidente onorario dell'ANFE, con il direttore
generale, Gaetano Calà, con Fabio
Ghia, delegato della Tunisia, chi scrive, delegato dell'Abruzzo, e Anthony Tufano, delegato Usa
e coordinatore delle sedi ANFE all'estero, che qui è anche Console onorario d'Italia a Mineola,
nello Stato di New York. L'ANFE
è una delle associazioni storiche dell'emigrazione italiana, certamente la più
importante per la dimensione dell'opera sviluppata sin dalla sua fondazione. Presente
in Italia con sedi in quasi tutte le province, l'ANFE ha una rete di rappresentanze
all'estero nei principali Paesi a forte emigrazione.
Ma ora
torniamo alla cronaca del Columbus Day,
che tiene la Parata
sempre nel lunedi più vicino al 12 ottobre.
Quest'anno cade il 10. Sono le 9 di mattina, quando raggiungo la Cattedrale di St. Patrick. Già dietro le transenne,
sulla Quinta Avenue, il pubblico
comincia a prendere posizione, mentre lungo la più famosa ed esclusiva strada
di New York c'è già il viavai del
servizio organizzativo, i poliziotti agli incroci, i vari gruppi che si dirigono
ai luoghi d'ammassamento, tra la 45^ e 46^ Street. Gran fermento davanti alla
Cattedrale, dove mi unisco alla delegazione. L’annuale Messa solenne del Columbus
Day, celebrata dall'arcivescovo di New
York, è una occasione di riflessione sui milioni di uomini, donne e bambini
che sono giunti in America alla ricerca di libertà e di migliori opportunità di
vita e sulla fede che li ha aiutati a superare sacrifici ed avversità. Riconoscibile
dai due svettanti campanili, la
Cattedrale di St. Patrick è un monumento assai
visitato. E' la più grande chiesa degli Stati Uniti, decorata in stile neogotico.
Fin dalla posa della prima pietra, avvenuta nel 1858, la cattedrale è stata al
centro della vita di New York,
anche se la gente riteneva che sorgesse troppo a nord dell’allora centro residenziale
e commerciale della città. Oltre allo splendore della struttura architettonica,
la cattedrale vanta vetrate colorate realizzate a Chartres, Birmingham e Boston,
mentre il rosone è di Charles Connick,
forse il più grande artista di questo genere nella storia americana. Gli altari
di St. Michael e St. Louis furono progettati da Tiffany & Co, quello di St.
Elizabeth è di Paolo Medici di
Roma.
Si è in
attesa dell'ingresso al tempio, per la
Messa solenne. Alle porte c'è un rigoroso controllo degli inviti
e all'interno del rispetto dei posti assegnati, nelle due file centrali: le personalità
americane, i dirigenti della Columbus Foundation, gli esponenti della comunità
italiana di New York, gli invitati delle delegazioni giunte dall'Italia. Alle
9 e mezza in punto inizia la celebrazione, con un lungo processionale di chierici,
sacerdoti, vescovi e prelati concelebranti, tra cui il Nunzio apostolico mons.
Francis Chullikan, osservatore permanente della Santa Sede all'ONU, e il
cardinale Edward Egan, arcivescovo emerito di New York. Presiede la celebrazione
mons. Timothy Dolan, arcivescovo
di New York. L'organo suona le
note possenti del Preludio, l'andante dalla Sonata Op. 65 di Felix Mendelssohn,
cui segue l'inno d'ingresso cantato dal Coro della Cattedrale. Alternate in inglese
e italiano le letture. L'omelia è affidata a mons. Peter Vaghi, dell'Arcidiocesi di
Washington DC. E' un'intensa celebrazione.
Joseph Sciame, esponente di spicco
della comunità italiana e presidente dell'Italian Heritage and Culture Month Committee,
a fine Messa saluta l'arcivescovo. Il sacro rito, sorprendentemente per me, si
conclude cantando gli inni nazionali italiano e americano. Poi le belle parole
dell'arcivescovo Dolan rivolte
alla comunità italoamericana, quindi il saluto che egli porta con una calorosa
stretta di mano al nostro Ambasciatore
a Washington, Giulio Terzi di Sant'Agata,
che del Columbus Day ha seguito
i principali eventi, insieme al Console
generale di New York, Natalia Quintavalle,
da poco alla guida dell'importante sede consolare.
Le manifestazioni
del Columbus Day avevano avuto
un'anteprima sabato sera con il Gran Gala
al Waldorf Astoria, presenti il nostro Ambasciatore e il Console generale,
il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, l'ex Governatore Mario Cuomo, il vescovo di Brooklyn, Nicholas Di Marzio, il generale Leonardo Leso, consigliere presso la nostra missione all'Onu, il
Commissioner del Dipartimento dei Vigili Fuoco, Salvatore Cassano, origini campane, e molti altri. Ovviamente, tutti
gli esponenti della Columbus Foundation,
in primis il presidente Frank Fusaro, il Grand Marshall della Columbus Day Parade, Joseph Plumeri, e Louis Tallarini, Chairman del Board of
Governors. Molte le personalità di rilievo della nostra comunità a New York presenti
al Gala, lungo sarebbe citarle. Oltre mille, riportano le cronache, gli invitati
all'evento che contribuisce a raccogliere fondi per le attività filantropiche
della Fondazione, tra cui ben 500 borse di studio a studenti meritevoli che altrimenti
non potrebbero continuare gli studi. Numerosi i messaggi d'augurio giunti per
il Columbus Day, a cominciare dalla
"Proclamation"
pronunciata dal presidente Barack Obama.
Nel corso del Gala Frank Fusaro ha
voluto richiamare i messaggi del Governatore Andrew Cuomo e del Sindaco di New York Michael Bloomberg, il quale ha messo in evidenza l'impulso dato alla
città da italo-americani come La Guardia,
Di Maggio, Cuomo e Giuliani. Domenica mattina l'edizione n. 67 del Columbus Day era iniziata con la tradizionale
deposizione della corona sotto la stele di Colombo al Columbus Circle, con l'Ambasciatore, Giulio Terzi Sant'Agata, il Console generale, Natalia Quintavalle, il presidente della
Columbus Foundation, Frank Fusaro,
il Grand Marshall, Joseph Plumeri,
il Chairman Louis Tallarini. e
Joseph Guagliardo, presidente del National
Council of Columbian Associations in Civil Service. Presente alla cerimonia anche
una delegazione di Vigili del Fuoco italiani, guidata da Robert Triozzi, comandante per le Nazioni
Unite del "Fire Rescue Developement
Program", con sede in Roma. Nel pomeriggio un magnifico concerto al Lincoln Center con l'Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, diretta dal Maestro Alberto Veronesi.
E' quasi
l'ora della sfilata. Intorno a mezzogiorno, di solito, muove la testa del corteo.
Siamo in attesa all'incrocio con la 45th Street. E' un fermento incredibile di
gente che si prepara. Le bande dei College, centinaia e centinaia di giovani nelle
loro lustre divise, sono prese dal ruolo, è un grande onore sfilare. Più tranquilli
i musicisti delle bande militari, aduse a queste cerimonie. Le bande sono quasi
un centinaio. E' una sarabanda di dimensioni inimmaginabili quel che si muove
nelle retrovie, 35 mila persone che s'apprestano a sfilare, ciascuna rappresentanza
al suo turno, talvolta dopo ore di attesa, se si pensa che la
Parata si conclude quasi alle cinque del pomeriggio.
Eppure tutto è regolato secondo un canone sperimentato dal rigido cerimoniale
degli organizzatori, tutto gira come un orologio, almeno così appare. Ormai la
marea di spettatori, intorno al milione, è ordinatamente assiepata dietro le transenne,
sui due lati della Quinta Avenue. Gente d'ogni età, molti con bandierine tricolori,
spesso con i vessilli americano ed italiano. Ecco, si parte, è mezzogiorno. E'
il Sindaco Michael Bloomberg ad
aprire la sfilata, con accanto il Grand Marshall Joseph Plumeri e il Commissioner della Polizia di New York, Raymond Kelly. Sfila il Governatore Andrew Cuomo, con i suoi sostenitori.
E' un tripudio di consensi, il Governatore si ferma con il pubblico lungo il percorso,
stringe mani. La famiglia Cuomo ha dato e sta dando un notevole contributo nelle
istituzioni americane, che fa onore alle origini italiane. Passa il carro della
Columbus Foundation, una specie
di caravella tricolore su ruote con un grande busto di Cristoforo Colombo. Bimbi
festosi agitano le loro bandierine. Poi la numerosa rappresentanza in fascia tricolore
della Fondazione, guidata dal presidente Frank
Fusaro, dai Governors e dai tanti esponenti del sodalizio che si occupano
dei vari campi d'attività. Passano orgogliose macchine d'epoca italiane, poi una
sequela di Ferrari e Maserati di più recente costruzione. Sfilano il nostro Ambasciatore
Giulio Terzi di Sant'Agata e, in fascia
tricolore d'ordinanza, il Console generale Natalia Quintavalle, al suo battesimo di folla nella Big Apple. E' il turno della Polizia di Stato italiana, una delegazione
con numerose donne in divisa. Molti gli applausi. Passa la banda d'un College,
volenterosa, ma nulla di paragonabile a quella splendida banda militare, immagino
della Marina americana, che ha aperto la Parata. Ancora alcuni
gruppi, in costume.
Ecco che
sfilano i Vigili del Fuoco di New
York, numerosi quelli d'origine italiana, gli amati eroi di tante operazioni
di soccorso, ma sopra tutto alle Twin
Towers, dove persero la vita 343 pompieri. Nel 2004 andai con una delegazione
guidata dal Sindaco dell'Aquila alla sede del Dipartimento, a Brooklyn, per portare l'omaggio della città capoluogo d'Abruzzo e
dei Vigili del Fuoco aquilani ai Pompieri di New York. Ci ricevette con molta cordialità l'allora comandante in
capo, ora Commissioner, Salvatore Cassano.
Nella hall del grande palazzo una lastra di bronzo riportava i nomi dei pompieri
caduti l'11 settembre alle Torri Gemelle. L'ampiezza di quella targa bronzea resta nella memoria
a misura dell'immane sacrificio dei pompieri di New York deceduti a Ground
Zero. Ora ci passano davanti con una storica autopompa Magirus rossa, con
maniglierie d'ottone lucidate a specchio, carica di bimbi. Segue un'ordinata compagnia
di pompieri a passo militare, con le insegne del corpo. Poi ancora un moderno
rosso automezzo di dotazione, tutte luci intermittenti e cromature. Ancora una
banda giovanile, poi e' il turno del reparto dei Vigili del Fuoco d'Italia, provenienti
da varie province. Marciano perfetti, raccogliendo molti applausi dal pubblico.
Mi emoziono, esprimo gratitudine profonda con l'applauso, non potrò mai dimenticare
quanto straordinariamente generosa infaticabile ed appassionata è stata l'opera
dei Vigili del Fuoco in soccorso
dell'Aquila, la mia città, colpita dal terremoto del 6 aprile 2009.
Ora è
il turno dell'ANFE. Siamo tra i
primi gruppi a sfilare, a motivo dello stretto rapporto che l'associazione ha
con la Columbus
Foundation. Tony Tufano
ci invita ad esser pronti, mentre fa dispiegare lo striscione con il logo
del nostro ente morale. Ospitiamo sotto le nostre insegne il presidente dell'ASMEF,
Salvo Iavarone, presente con la
sua associazione a New York e poi
Toronto per alcune iniziative sull'emigrazione,
nonché' il sindaco di Tarquinia, Mauro Mazzola, venuto in America con
una delegazione municipale per promuovere turisticamente la sua città. Non è semplice
partecipare alla Parata del Columbus Day,
se non si ha un aggancio solido. L'ANFE è stato per loro un eccellente traino. Da questo momento viviamo
le emozioni direttamente. Il presidente Saporito è al centro della nostra fila, gli sono accanto da un lato
Gaetano Calà e chi scrive, dall'altro
Fabio Ghia e Tony Tufano. E' con noi un gruppo di
volontari dell'ANFE Usa. Non abbiamo
da raccontare molto se non le cose che vediamo lungo i 3 chilometri di percorso
tra la 46^ Strada e le tribune d'arrivo, nei pressi della 69^. Il pubblico applaude,
gli italiani oltre le transenne fanno domande e apprezzamenti, è davvero una festa,
un'ostentazione generosa d'attaccamento all'unità nazionale, all'italianità. L'arcivescovo
Timothy Dolan, con altri prelati e religiosi davanti la Cattedrale di St. Patrick, saluta con gesti di
cordialità i vari gruppi che sfilano man mano. Dev'essere dotato d'una forte capacità
comunicativa e relazionale, d'una empatia fuori dagli schemi, davvero molto americana
rispetto alle compunte abitudini dei suoi colleghi in Italia.
La sfilata
avanza, tra stop and go. Si hanno poche cose da riferire quando la Parata del Columbus Day si
vive dall'interno, se non l'emozioni che si provano. Manca l'osservazione di quella
multiforme congerie di colori e vivacità' che della Parata è l'aspetto più pittoresco
e spettacolare, invece godibile da spettatore. Arriviamo a Grand Army Plaza, che si apre su Central Park. Il corteo ora s'avvia verso
l'ombra gradevole della rigogliosa vegetazione del parco, sulla sinistra. Eppure
a destra richiama l'attenzione il grande cubo bianco dell'Apple Store, diventato dopo l'immatura
morte di Steve Jobs un luogo di
memoria e omaggio all'uomo. Sulla bianca parete della recinzione sono attaccati
migliaia di post-it, messaggi d'amicizia e gratitudine verso l'uomo che in tre
decenni ha cambiato il mondo, nella comunicazione, nella tecnologia informatica
e nel design delle sue straordinarie creazioni. Tanti i fiori posati accanto al
cubo, molte le mele, a richiamo del famoso simbolo della Apple. La sfilata procede, dopo quasi
due ore dalla partenza raggiungiamo le tribune. Numerose reti televisive riprendono
la Parata. Un
gran lavoro di riprese e documentazione dell'evento ha fatto anche la troupe di
i-Italy, sotto l'efficiente direzione
di Letizia Airos, editor del network
più qualificato e attento nel descrivere l'attuale realtà della società italoamericana.
Artisti
italoamericani s'alternano sul palcoscenico approntato davanti alle tribune. Applauditissima
Pia Toscano, la giovane e bella
cantante italoamericana - è nata nel 1988 a Howard Beach, NY - baciata
da un grande successo, come pure è assai apprezzato un gruppo di cantanti ballerini
nell'esecuzione di "Be italian", uno dei brani più noti del famoso musical "Nine"
tratto dal testo teatrale di Mario
Fratti. Tagliamo il traguardo, la delegazione
ANFE ha compiuto la sua missione,
almeno riguardo la Parata
del Columbus Day 2011. L'indomani, martedì, ci riceve il Console generale
d'Italia. Ognuno è libero, oggi nel pomeriggio. Sto tornando a casa, sulla 55^
strada. Sono quasi le due e mezza, quando incrocio il corteo, devo attraversare
la Quinta Avenue.
Ma stanno passando gli Alpini, una lunga fila di gruppi dall'Italia
e anche dall'estero. Aspetto, sono alpino anch'io. Davanti a me sostano gli Alpini
della Sezione ANA di Hamilton, in Canada. Incredibile! Accanto
al vessillo della Sezione un alpino mi chiama per nome. Lo riconosco, è il presidente
della Sezione Fausto Chiocchio.
Il pizzetto sul mento è un po' più bianco di dieci anni fa, quando andai ad Hamilton
con il Coro della Portella, in rappresentanza
della Municipalità aquilana. Viene verso le transenne, ci abbracciamo. "Che
fai a New York?". Gli rispondo che con l'ANFE ho appena concluso la sfilata.
E' proprio piccolo il mondo, talvolta riserva incredibili sorprese!
Martedì
11 ottobre, mattina. Il Consolato si trova al 690 di Park Avenue, di fronte all'Hunter
College. Arrivo a piedi, ci troviamo puntuali tutti noi della delegazione
ANFE, eccetto il sen. Saporito che è ripartito per Roma.
Il Consolato e l'Istituto Italiano di Cultura stanno in un bel palazzo in mattoni
rossi, di proprietà dello Stato italiano, dichiarato
dalla Landmark Preservation Commission edificio storico. All'orario fissato il
ministro Natalia Quintavalle, Console
generale a New York, ci riceve nel suo studio al primo piano, con grande cordialità.
Nativa di Pietrasanta, in provincia
di Lucca, è giunta da poco più d'un mese a New York, una delle sedi consolari più complesse e prestigiose del
mondo, per la presenza d'una comunità italiana numerosa e di spiccato livello,
come pure di realtà culturali rilevanti, come Casa Zerilli Marimò della NYU, del Calandra Institute della CUNY e dell'Italian Academy della Columbia University, verso le quali dimostra
un grande interesse. D'altronde il suo è un ritorno a New York. Avevo tratto preziose
informazioni da una bella intervista che Letizia Airos ha di recente realizzato con Natalia Quintavalle, che ne rivelano bene il pensiero, i propositi
e le doti umane e professionali Tanto mi conferma il colloquio.
Peraltro,
anche Letizia ci raggiunge in Consolato,
quando Gaetano Calà sta illustrando
al Console generale - accanto il Console Laura Aghilarre - le molteplici iniziative
che ANFE Sicilia ha realizzato a New York negli ultimi anni, con la collaborazione
del Consolato e dell'Istituto di Cultura, tutte di notevole respiro culturale,
come quella in preparazione per il 2012 che lumeggerà il contributo recato dai
musicisti italiani al Jazz. Quindi si fa cenno al Console Generale delle altre
iniziative che l'ANFE sta promuovendo
su importanti tematiche, come la cittadinanza, sulle quali si ha modo di parlare
nel corso d'un incontro assai ricco di spunti, durato oltre un'ora. Siamo davvero
molto grati al Console generale, mentre ci congeda, per l'accoglienza e per il
proficuo colloquio intrattenuto. Rientro in casa Fratti a mezzogiorno. Trovo il
drammaturgo nel suo studio mentre conversa di teatro con Claudio
Angelini, già corrispondente della Rai, per alcuni anni valente direttore
dell'Istituto Italiano di Cultura ed ora presidente
della Dante Alighieri di New York.
Della nostra missione nella Grande Mela
devo ancora citare la partecipazione, la sera dell'8 ottobre, ad una conviviale
della Federazione delle Associazioni Siciliane
del New Jersey, con quasi
450 ospiti. Ho avuto possibilità di svolgere un breve intervento, nel corso della
serata. Ho ringraziato con tutto il cuore la comunità siciliana per la vicinanza
e l'affetto dimostrati con gesti di solidarietà verso le popolazioni aquilane
colpite dal terremoto. Proprio da loro il comune di Villa
S. Angelo ha ricevuto una donazione di 450 mila dollari per la realizzazione
d'una struttura di aggregazione sociale. Ci vedremo dunque a Villa S. Angelo,
questa la promessa, quando s'inaugurerà l'opera edificata con il frutto della
loro generosità. (Goffredo Palmerini-Inform)
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