STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “
Siamo
in piena emergenza
ROMA -
Nel 2011,
Lo smantellamento
di politiche essenziali quali la promozione della lingua e la cultura italiana,
i servizi consolari, la stampa periodica all’estero e l’attenzione alle giovani
generazioni, insieme alla negazione dei diritti di democrazia con il secondo rinvio
del rinnovo dei Com.It.Es. e del CGIE, crea una situazione di emergenza per le
comunità residenti nei nostri Paesi. E’ infatti molto grave il momento attraversato
dalle nostre comunità, che non sono sufficientemente protette e valorizzate nemmeno
dagli eletti all’estero, e sono emarginate in maniera sempre più pesante dall’azione
del Governo e del Parlamento italiani, come se si fossero completamente perduti
il significato ed i valori del principio e dei diritti di cittadinanza o se essi
fossero applicabili soltanto ai figli di italiani residenti in Italia. La cittadinanza
è per noi ragione di appartenenza e di orgoglio, è legame morale e concreto, è
capacità e desiderio di compartecipazione alle difficoltà che vive il nostro Paese
d’origine, ma è anche richiesta di uguaglianza nei rapporti e nelle decisioni
degli interventi cosiddetti a favore degli italiani all’estero, ma in realtà,
in massima parte, a favore dell’Italia. Primo fra questi è certamente l’insegnamento
della lingua e della cultura italiana all’estero, messo in pericolo dai tagli
sempre più devastanti ai contributi agli enti gestori, come se persistesse l’antico
concetto che l’italiano deve essere insegnato soltanto agli italiani ed ai figli
degli italiani e non invece a tutti coloro che possono essere attratti alla bellezza
della nostra lingua di cultura ed attraverso essa all’Italia. E’ chiaro che si
debbono sviluppare nuove strategie per l’insegnamento della lingua, trovando per
il futuro soluzioni condivise anche con gli enti gestori, puntando sulla formazione
degli insegnanti e ripensando al ruolo e alla posizione dei Dirigenti Scolastici,
degli attachés culturali e di altri operatori della didattica inviati dall’Italia,
con una approfondita analisi del rapporto costi-benefici della loro presenza all’estero,
mediante una seria valutazione delle loro effettive esperienze e professionalità,
nonché del loro livello di utilità. In un momento di crisi come quello attuale
Un altro
palese attacco alle realtà degli italiani all’estero è costituito dal perdurante
rinvio delle elezioni di Com.It.Es. e CGIE, di cui
La progressiva
erosione della forza dei nostri organismi rappresentativi è stata evidente anche
nel loro mancato coinvolgimento nella predisposizione dei Piani Paese con la conseguenza
che sono state del tutto disattese le proposte delle comunità, che avrebbero permesso
di tenere aperte, praticamente a costo zero, le strutture consolari, ad esempio,
a Durban. Questa esclusione mette in pericolo anche altri Consolati con collocazioni
e funzioni strategiche dal punto di vista della protezione degli interessi economici,
commerciali e culturali del sistema Italia in altri Paesi di competenza della
nostra Commissione. A maggior ragione nel momento in cui è stato soppresso l’ICE,
le presenze o le chiusure dei Consolati non possono e non devono essere decise
soltanto in base alle risultanze dell’AIRE, ma devono tener conto delle funzioni
di promozione del sistema Italia da svolgere nei diversi territori. Per l’ennesima
volta, quindi,
Fra le
altre azioni suggerite dalla Commissione c’è la proposta, forse provocatoria,
di chiedere direttamente al Presidente del CGIE, Ministro Franco Frattini, quali
sono le politiche del Governo per gli italiani all’estero. Per converso, da parte
della Commissione c’è l’impegno ad aprire il dibattito, insieme ai Com.It.Es.
e alle giovani generazioni, sull’impostazione delle linee di intervento per il
futuro, e la convinzione che, malgrado tutto, si debbano creare i presupposti
per indire al più presto
Mai come
in questo momento il Consiglio Generale deve mantenere la piena unitarietà, per
quanto sofferto possa essere il percorso democratico interno che ci consente di
raggiungere posizioni condivise se possibile all’unanimità.
* Vice segretario generale del CGIE per
i Paesi anglofoni extraeuropei