INFORM - N. 191 - 14 ottobre 2011

 


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “La Gente d’Italia” del 14.10.2011 un articolo di Silvana Mangione

Siamo in piena emergenza

 

ROMA - Nel 2011, la Commissione Anglofona extraeuropea si è riunita a Sydney dal 4 al 6 marzo, a Torino il 16 maggio e a Roma il 10 ottobre.

Lo smantellamento di politiche essenziali quali la promozione della lingua e la cultura italiana, i servizi consolari, la stampa periodica all’estero e l’attenzione alle giovani generazioni, insieme alla negazione dei diritti di democrazia con il secondo rinvio del rinnovo dei Com.It.Es. e del CGIE, crea una situazione di emergenza per le comunità residenti nei nostri Paesi. E’ infatti molto grave il momento attraversato dalle nostre comunità, che non sono sufficientemente protette e valorizzate nemmeno dagli eletti all’estero, e sono emarginate in maniera sempre più pesante dall’azione del Governo e del Parlamento italiani, come se si fossero completamente perduti il significato ed i valori del principio e dei diritti di cittadinanza o se essi fossero applicabili soltanto ai figli di italiani residenti in Italia. La cittadinanza è per noi ragione di appartenenza e di orgoglio, è legame morale e concreto, è capacità e desiderio di compartecipazione alle difficoltà che vive il nostro Paese d’origine, ma è anche richiesta di uguaglianza nei rapporti e nelle decisioni degli interventi cosiddetti a favore degli italiani all’estero, ma in realtà, in massima parte, a favore dell’Italia. Primo fra questi è certamente l’insegnamento della lingua e della cultura italiana all’estero, messo in pericolo dai tagli sempre più devastanti ai contributi agli enti gestori, come se persistesse l’antico concetto che l’italiano deve essere insegnato soltanto agli italiani ed ai figli degli italiani e non invece a tutti coloro che possono essere attratti alla bellezza della nostra lingua di cultura ed attraverso essa all’Italia. E’ chiaro che si debbono sviluppare nuove strategie per l’insegnamento della lingua, trovando per il futuro soluzioni condivise anche con gli enti gestori, puntando sulla formazione degli insegnanti e ripensando al ruolo e alla posizione dei Dirigenti Scolastici, degli attachés culturali e di altri operatori della didattica inviati dall’Italia, con una approfondita analisi del rapporto costi-benefici della loro presenza all’estero, mediante una seria valutazione delle loro effettive esperienze e professionalità, nonché del loro livello di utilità. In un momento di crisi come quello attuale la Commissione esorta i parlamentari eletti all’estero a fare quadrato per la difesa della sopravvivenza stessa delle nostre comunità, il cui collante è anche la lingua italiana.

Un altro palese attacco alle realtà degli italiani all’estero è costituito dal perdurante rinvio delle elezioni di Com.It.Es. e CGIE, di cui la Commissione chiede l’immediato rinnovo, da effettuare senza attendere l’approvazione della sciamannata proposta di riforma dei due organismi, da rigettare in toto, perché costruisce una struttura verticistica della rappresentanza concentrandola nelle mani di pochissimi attori, il cui potere personale diventerebbe eccessivo in contrasto con l’estrema riduzione delle funzioni e delle competenze delle due istituzioni necessarie a garantire la tutela dei diritti delle comunità italiane all’estero, a grave scapito dell’esercizio della democrazia rappresentativa, che fa parte, anch’essa, dei diritti di cittadinanza come noi italiani nei Paesi anglofoni li comprendiamo e li esercitiamo.

La progressiva erosione della forza dei nostri organismi rappresentativi è stata evidente anche nel loro mancato coinvolgimento nella predisposizione dei Piani Paese con la conseguenza che sono state del tutto disattese le proposte delle comunità, che avrebbero permesso di tenere aperte, praticamente a costo zero, le strutture consolari, ad esempio, a Durban. Questa esclusione mette in pericolo anche altri Consolati con collocazioni e funzioni strategiche dal punto di vista della protezione degli interessi economici, commerciali e culturali del sistema Italia in altri Paesi di competenza della nostra Commissione. A maggior ragione nel momento in cui è stato soppresso l’ICE, le presenze o le chiusure dei Consolati non possono e non devono essere decise soltanto in base alle risultanze dell’AIRE, ma devono tener conto delle funzioni di promozione del sistema Italia da svolgere nei diversi territori. Per l’ennesima volta, quindi, la Commissione si oppone fermamente alla chiusura dei Consolati di Adelaide e Brisbane in Australia e di Detroit e Filadelfia in USA per le palesi ragioni di opportunità di maggiore internazionalizzazione dell’Italia in questo momento di grave crisi economica.

Fra le altre azioni suggerite dalla Commissione c’è la proposta, forse provocatoria, di chiedere direttamente al Presidente del CGIE, Ministro Franco Frattini, quali sono le politiche del Governo per gli italiani all’estero. Per converso, da parte della Commissione c’è l’impegno ad aprire il dibattito, insieme ai Com.It.Es. e alle giovani generazioni, sull’impostazione delle linee di intervento per il futuro, e la convinzione che, malgrado tutto, si debbano creare i presupposti per indire al più presto la II Conferenza degli Italiani nel Mondo, (ricordando che la prima risale al 2000), da tenersi in concomitanza alla II Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo.

Mai come in questo momento il Consiglio Generale deve mantenere la piena unitarietà, per quanto sofferto possa essere il percorso democratico interno che ci consente di raggiungere posizioni condivise se possibile all’unanimità. La Commissione Continentale anglofona ne è convinta ed intende agire in questo senso, cercando di offrire sempre il proprio contributo, che nasce dall’esperienza nei nostri quattro Paesi di tre continenti, ad un dibattito quanto più sereno e costruttivo possibile, teso a decidere tutti insieme la linea di azione più consona a raggiungere gli obiettivi generali utili a tutte le nostre comunità contemporaneamente. (Silvana Mangione*-La Gente d’Italia /Inform)

* Vice segretario generale del CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei

 


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