REGIONI
Dall’intervista di “lombardinelmondo.org” al presidente della II Commissione
del Consiglio della Lombardia
Zuffada: I lombardi hanno contribuito allo
sviluppo economico e sociale dei paesi di accoglienza
“Sviluppare la capacità delle università di attrarre
studenti di altri Paesi”
MILANO - La Lombardia “nel passato ha avuto
dei flussi migratori verso altri paesi e, peraltro, hanno contribuito come lombardi
allo sviluppo economico e sociale dei paesi nei quali sono andati, e questo
mi pare evidente. Oggi ci troviamo nella situazione che questi flussi migratori
non sono terminati, sono cambiati in termini di qualità”. Così Sante Zuffada,
presidente della Commissione Affari Istituzionali del Consiglio regionale della
Lombardia nel corso di una intervista rilasciata a Giovanni Girardi
per il portale dei Lombardi nel Mondo (www. http://portale.lombardinelmondo.org).
“Mentre prima – prosegue Zuffada
- c'era una ricerca di lavoro comune, gente che andava in Belgio piuttosto che
in altri paesi europei, o mondiali, oggi al contrario si va verso una maggiore
professionalità che è una tendenza positiva e negativa nello stesso tempo.
Spesso e volontieri persone di alta professionalità
soprattutto giovani, ricercatori, professionisti che in una logica di
globalizzazione dell'economia ed in alcuni casi anche della politica vanno
altrove a cercare degli sbocchi che in alcuni casi non trovano a livello dell'Italia
e della Lombardia. Quindi – sottolinea Zuffada - il
nostro compito come regione, per quanto di nostra competenza, è di favorire
delle situazioni e delle opportunità per mantenere queste professionalità
all'interno delle regione, ma deve essere anche un polo attrattivo rispetto
ad altre grandi professionalità di paesi di tutto il mondo perché possano
venire in Lombardia per dare un loro contributo, soprattutto nel mondo
dell'università”. “Noi – spiega - dobbiamo sviluppare la capacità delle
università lombarde di essere attrattive nei confronti di studenti modello di
altre nazioni, che possono venire in Italia, portare un loro bagaglio
e soprattutto avere quella preparazione che permetterà loro, una volta
ritornati al loro paese natale, di avere dei rapporti sempre più costanti
e positivi con la realtà della regione Lombardia. Questo credo che sia una delle
funzioni della Lombardia in particolare, ma direi del sistema Italia che
al contrario se tende a chiudersi e non ad aprirsi come è auspicabile, ci
giochiamo il nostro futuro. Perché se noi riuscissimo a fare, ad esempio, delle
formazioni professionali: l'artigiano, il piccolo commerciante, il professionista
dei paesi esergenti, parlo ad esempio dei paesi dell'Africa
tanto per non fare nomi, l'Oriente è un pochino più lontano, ma se noi
riuscissimo a preparare la classe dirigente di questi paesi del futuro
vorrebbe dire anche investire sul futuro non solo loro, ma anche nostro.
E questa è una sana politica che, secondo me, la Lombardia sta cercando
di completere e in alcuni casi trovo inopportune quando
si dice che la Lombardia non deve allacciare dei rapporti con dei paesi esteri
perché la politica estera la fa il Ministero degli Esteri, che è giusto
e corretto che sia così, ma se noi riuscissimo ad utilizzare le nostre
strutture, anche regionali, e soprattutto coinvolgendo le realtà industriali
ed artigianiali delle associazioni di categoria,
per far in modo di poter far venire in Italia o portare all'estero nei
paesi emergenti questa possibilità di preparazione professionale è una
ricchezza che non serve solo alla Lombardia, ma anche in futuro ai lombardi
del prossimo futuro”. (