INFORM - N. 190 - 13 ottobre 2011


REGIONI

Dall’intervista di “lombardinelmondo.org” al presidente della II Commissione del Consiglio della Lombardia

Zuffada: I lombardi hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale dei paesi di accoglienza

“Sviluppare la capacità delle università di attrarre studenti di altri Paesi”

 

MILANO  - La  Lombardia “nel passato ha avuto dei flussi migratori verso altri paesi e, peraltro, hanno contribuito come lombardi allo sviluppo economico e sociale dei paesi nei quali sono andati, e questo mi pare evidente. Oggi ci troviamo nella situazione che questi flussi migratori non sono terminati, sono cambiati in termini di qualità”. Così Sante Zuffada, presidente della Commissione Affari Istituzionali del Consiglio regionale della Lombardia nel corso di una intervista rilasciata a Giovanni Girardi per il portale dei Lombardi nel Mondo (www. http://portale.lombardinelmondo.org).

“Mentre prima – prosegue Zuffada - c'era una ricerca di lavoro comune, gente che andava in Belgio piuttosto che in altri paesi europei, o mondiali, oggi al contrario si va verso una maggiore professionalità che è una  tendenza positiva e negativa nello stesso tempo. Spesso e volontieri persone  di alta professionalità soprattutto giovani, ricercatori, professionisti che  in una logica di globalizzazione  dell'economia ed in alcuni casi anche della politica vanno altrove a cercare degli sbocchi che in alcuni casi non trovano a livello dell'Italia e della Lombardia. Quindi – sottolinea Zuffada - il nostro compito  come regione, per quanto di nostra competenza, è di favorire delle  situazioni e delle opportunità per mantenere queste professionalità all'interno delle regione, ma deve essere anche un polo attrattivo rispetto  ad altre grandi professionalità di paesi di tutto il mondo perché possano  venire in Lombardia per dare un loro contributo, soprattutto nel mondo  dell'università”. “Noi – spiega - dobbiamo sviluppare la capacità delle università lombarde di essere attrattive nei confronti di studenti modello di altre  nazioni, che possono venire in Italia, portare un loro bagaglio e  soprattutto avere quella preparazione che permetterà loro, una volta  ritornati al loro paese natale, di avere dei rapporti sempre più costanti e positivi con la realtà della regione Lombardia. Questo credo che sia una  delle funzioni della Lombardia in particolare, ma direi del sistema Italia  che al contrario se tende a chiudersi e non ad aprirsi come è auspicabile,  ci giochiamo il nostro futuro. Perché se noi riuscissimo a fare, ad esempio, delle formazioni professionali: l'artigiano, il piccolo commerciante, il professionista dei paesi esergenti, parlo ad esempio dei paesi dell'Africa  tanto per non fare nomi, l'Oriente è un pochino più lontano, ma se noi  riuscissimo a preparare la classe dirigente di questi paesi del futuro  vorrebbe dire anche investire sul futuro non solo loro, ma anche nostro. E  questa è una sana politica che, secondo me, la Lombardia sta cercando di completere e in alcuni casi trovo inopportune quando si dice che la Lombardia non deve allacciare dei rapporti con dei paesi esteri perché la  politica estera la fa il Ministero degli Esteri, che è giusto e corretto che  sia così, ma se noi riuscissimo ad utilizzare le nostre strutture, anche  regionali, e soprattutto coinvolgendo le realtà industriali ed artigianiali  delle associazioni di categoria, per far in modo di poter far venire in  Italia o portare all'estero nei paesi emergenti questa possibilità di  preparazione professionale è una ricchezza che non serve solo alla  Lombardia, ma anche in futuro ai lombardi del prossimo futuro”. (Inform)

 

 


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