INFORM - N. 190 - 13 ottobre 2011


ASSEMBLEA PLENARIA CGIE

Il dibattito sulla riforma di Comites e Cgie

Conclude la seconda mattinata di lavori un confronto sul futuro della rappresentanza degli italiani all’estero, alla luce di riforme e tagli di bilancio operati sul Mae

 

ROMA – Alle relazioni dei presidenti delle Commissioni tematiche è seguito, nella seconda mattinata di lavori della plenaria del Cgie, un dibattito incentrato in particolare sul disegno di legge di riforma di Comites e Cgie, al momento all’esame della Camera dei Deputati.

Gianfranco Gazzola (Svizzera) ha sottolineato come la difesa dei diritti dei connazionali non significhi assumere posizioni conservatrici, condividendo quanto espresso nella sua relazione dal segretario generale, Elio Carozza. Egli suggerisce, inoltre, vista l’entità dei tagli, la creazione di una Fondazione che possa occuparsi di promozione e servizi quali l’offerta di lingua e cultura italiane all’estero, facendo appello alle risorse di mondo imprenditoriale o a contributi delle Regioni italiane.

Anche Paolo Castellani (Cile) invita la collettività italiana a trovare soluzioni indipendenti dall’intervento dello Stato italiano, mentre contesta l’impianto della riforma di Comites e Cgie che escluderebbe dal sistema di rappresentanza, a suo avviso, una parte della collettività italiana, specialmente i giovani.

Riprende il suo intervento di ieri Primo Siena (Cile), sottolineando come il Cgie in particolare rappresenti anche l’altra Italia “composta da oriundi e discendenti di italiani che non hanno passaporto italiano”. “Solo mobilitando le associazioni sul territorio riusciremo a far sentire la voce e l’importanza di questa vasta realtà che è la parte migliore dell’Italia – afferma Siena, - un valore che rischia di andare perduto per l’incuria della politica italiana”.

Mentre Luigi Casagrande (Australia) si interroga sulle conseguenze di una possibile cancellazione di Comites presenti in Australia, per effetto della riforma, domandando ulteriori chiarimenti sulla sorte dei consolati italiani in loco, Norberto Lombardi (Pd – Italia) chiede delucidazioni sulle risorse che verranno destinate al rinnovo dei Comites, a seguito dei tagli al ministero degli Affari Esteri. Uno stanziamento, quello per le elezioni dei Comites, che potrebbe essere ridotto alla metà di quanto inizialmente previsto, secondo quanto riferito dal sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica nella sua relazione (vedi Inform di ieri: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n18913.htm). Anche Fernando Marzo (Belgio) esprime perplessità su come sarà possibile gestire una consultazione elettorale, considerando l’entità dei tagli operati e che hanno già determinato, nel territorio di sua provenienza – ricorda, - la recente chiusura del consolato di Liegi. “Abbiamo sottolineato più volte come in Europa l’interesse non sia quello di poter contare sulla presenza del console, ma di mantenere i servizi all’utenza – precisa Marzo, mentre Valter Della Nebbia (Stati Uniti) si chiede se l’esiguità di risorse non possa mettere a rischio la regolare attività dello stesso Cgie, domandando delucidazioni sugli effettivi risparmi che la riforma di Comites e Cgie potrà produrre. Alberto Bertali (Gran Bretagna) sollecita rassicurazioni che consentano una pianificazione dell’attività degli enti gestori, almeno nell’immediato, ed un ulteriore sforzo di confronto con il governo sulle questioni che interessano gli italiani all’estero.

Giovanni Rapanà (Canada) richiama l’attenzione sulla situazione canadese e sulle difficoltà che sono emerse per quanto riguarda l’esercizio del diritto di voto per la circoscrizione Estero dei connazionali residenti in loco, mentre Michele Schiavone (Svizzera) segnala come l’immobilismo italiano sia stato trasmesso all’estero con il mancato rinnovo a tempo debito di Comites e Cgie. “L’unica alternativa capace di rimettere in moto la macchina dell’italianità all’estero è procedere con il rinnovo degli organismi di rappresentanza – afferma Schiavone, secondo cui “una nuova classe dirigente avrebbe idee diverse e obiettivi più precisi rispetto a quello che ci diciamo qui al Cgie da anni”. Ugo Di Martino (Venezuela) segnala invece alcune difficoltà emerse nel riconoscimento della cittadinanza italiana ai connazionali residenti nel Paese sudamericano e dovute al “disconoscimento di documenti prodotti dalle autorità venezuelane”.

Carla Zuppetti, direttore generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie sottolinea, in merito a quest’ultima segnalazione, come vi sia il dovere per l’amministrazione di “verificare la veridicità degli atti prodotti”, pur ribadendo di non essere a conoscenza di specifiche irregolarità che vadano oltre la mancata trascrizione di atti di stato civile, eventualità che può in alcuni casi verificarsi. Per quanto riguarda i fondi destinati al funzionamento del Cgie, il direttore segnala come non vi sia obbligatorietà sull’entità finanziaria da destinarsi, per cui occorre analizzare le tabelle di bilancio conseguenti a tutti i provvedimenti di natura finanziaria per orientarsi nell’ambito dei fondi disponibili.

Interviene poi Franco Narducci, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Europa, il quale segnala come i parlamentari espressi dalla circoscrizione Estero abbiano sempre denunciato le ripercussioni dei tagli sulle politiche per gli italiani all’estero, depositando numerose proposte di legge a loro favore. “Da tempo denunciamo questa continua erosione del bilancio del Mae, a cui viene destinato oggi lo 0,25% del bilancio dello Stato e lo 0,11% del Pil italiano. Ci viene ribadito spesso – afferma Narducci - come il 55% del bilancio del Mae debba andare a spese non rimodulabili, colpendo in questo modo sempre i soliti noti, cooperazione e italiani all’estero in primis”. Per l’esponente democratico il Cgie è un organismo essenziale, la cui funzione non può subire “congelamenti”: “il Consiglio generale è e deve continuare ad essere il sindacato degli italiani all’estero, deve continuare a mettere in evidenza i danni creati dai tagli agli enti gestori, agli Istituti Italiani di Cultura, anche in termini di competenze acquisite che non possono essere buttate all’aria”. (Viviana Pansa – Inform)

 

 


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