ASSEMBLEA PLENARIA
CGIE
Il dibattito sulla riforma
di Comites e Cgie
Conclude la seconda mattinata
di lavori un confronto sul futuro della rappresentanza degli italiani all’estero,
alla luce di riforme e tagli di bilancio operati sul Mae
ROMA – Alle relazioni dei
presidenti delle Commissioni tematiche è seguito, nella seconda mattinata di
lavori della plenaria del Cgie, un dibattito incentrato
in particolare sul disegno di legge di riforma di Comites e Cgie, al momento all’esame
della Camera dei Deputati.
Gianfranco Gazzola (Svizzera) ha sottolineato come la difesa dei diritti
dei connazionali non significhi assumere posizioni conservatrici, condividendo
quanto espresso nella sua relazione dal segretario generale, Elio Carozza. Egli suggerisce, inoltre, vista l’entità dei tagli,
la creazione di una Fondazione che possa occuparsi di promozione e servizi quali
l’offerta di lingua e cultura italiane all’estero, facendo appello alle risorse
di mondo imprenditoriale o a contributi delle Regioni italiane.
Anche Paolo Castellani
(Cile) invita la collettività italiana a trovare soluzioni indipendenti dall’intervento
dello Stato italiano, mentre contesta l’impianto della riforma di Comites
e Cgie che escluderebbe dal sistema di rappresentanza,
a suo avviso, una parte della collettività italiana, specialmente i giovani.
Riprende il suo intervento
di ieri Primo Siena (Cile), sottolineando come il Cgie in particolare rappresenti anche l’altra Italia “composta
da oriundi e discendenti di italiani che non hanno passaporto italiano”. “Solo
mobilitando le associazioni sul territorio riusciremo a far sentire la voce
e l’importanza di questa vasta realtà che è la parte migliore dell’Italia –
afferma Siena, - un valore che rischia di andare perduto per l’incuria della
politica italiana”.
Mentre Luigi Casagrande
(Australia) si interroga sulle conseguenze di una possibile cancellazione di
Comites presenti in Australia, per effetto della riforma,
domandando ulteriori chiarimenti sulla sorte dei consolati italiani in loco,
Norberto Lombardi (Pd – Italia) chiede delucidazioni sulle risorse che
verranno destinate al rinnovo dei Comites, a seguito dei tagli al ministero degli Affari Esteri.
Uno stanziamento, quello per le elezioni dei Comites,
che potrebbe essere ridotto alla metà di quanto inizialmente previsto, secondo
quanto riferito dal sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica nella sua relazione
(vedi
Giovanni Rapanà (Canada) richiama l’attenzione sulla situazione canadese
e sulle difficoltà che sono emerse per quanto riguarda l’esercizio del diritto
di voto per la circoscrizione Estero dei connazionali residenti in loco, mentre
Michele Schiavone (Svizzera) segnala come l’immobilismo italiano sia
stato trasmesso all’estero con il mancato rinnovo a tempo debito di Comites
e Cgie. “L’unica alternativa capace di rimettere in
moto la macchina dell’italianità all’estero è procedere con il rinnovo degli
organismi di rappresentanza – afferma Schiavone, secondo cui “una nuova classe
dirigente avrebbe idee diverse e obiettivi più precisi rispetto a quello che
ci diciamo qui al Cgie da anni”. Ugo Di Martino (Venezuela) segnala invece
alcune difficoltà emerse nel riconoscimento della cittadinanza italiana ai connazionali
residenti nel Paese sudamericano e dovute al “disconoscimento di documenti prodotti
dalle autorità venezuelane”.
Carla Zuppetti, direttore generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie
sottolinea, in merito a quest’ultima segnalazione, come vi sia il dovere per
l’amministrazione di “verificare la veridicità degli atti prodotti”, pur ribadendo
di non essere a conoscenza di specifiche irregolarità che vadano oltre la mancata
trascrizione di atti di stato civile, eventualità che può in alcuni casi verificarsi.
Per quanto riguarda i fondi destinati al funzionamento del Cgie,
il direttore segnala come non vi sia obbligatorietà sull’entità finanziaria
da destinarsi, per cui occorre analizzare le tabelle di bilancio conseguenti
a tutti i provvedimenti di natura finanziaria per orientarsi nell’ambito dei
fondi disponibili.
Interviene poi Franco
Narducci, deputato eletto per il Pd nella ripartizione
Europa, il quale segnala come i parlamentari espressi dalla circoscrizione Estero
abbiano sempre denunciato le ripercussioni dei tagli sulle politiche per gli
italiani all’estero, depositando numerose proposte di legge a loro favore. “Da
tempo denunciamo questa continua erosione del bilancio del Mae,
a cui viene destinato oggi lo 0,25% del bilancio dello Stato e lo 0,11% del
Pil italiano. Ci viene ribadito spesso – afferma Narducci
- come il 55% del bilancio del Mae debba andare a spese non rimodulabili, colpendo in questo
modo sempre i soliti noti, cooperazione e italiani all’estero in primis”.
Per l’esponente democratico il Cgie è un organismo
essenziale, la cui funzione non può subire “congelamenti”: “il Consiglio generale
è e deve continuare ad essere il sindacato degli italiani all’estero, deve continuare
a mettere in evidenza i danni creati dai tagli agli enti gestori, agli Istituti
Italiani di Cultura, anche in termini di competenze acquisite che non possono
essere buttate all’aria”. (