INFORM - N. 190 - 13 ottobre 2011

 


PIANETA AMERICA

Ro Pucci: “Wall Street occupata”

Dai presidi permanenti parte la protesta globale dei blogger di internet.

 

HOUSTON, Texas – S'infurieranno certamente tutti quelli ai quali non piace far sapere fuori dalla repubblica stellata che non tutto qui è rose e fiori e che ora esiste un movimento collegato alla massa popolare che protesta. Questa volta si viene a capire che i media ed internet sono un'arma a doppio taglio, la stessa che prima ha favorito il dissenso egiziano riuscendo a tirare giù dal trono il faraone filo occidentale e che ora minaccia di mandare per aria il marchingegno antipopolare delle banche e di Wall Street. Il movimento degli arrabbiati americani cresce giorno dopo giorno in tutte le città d'America e non è più possibile ignorarlo, come avevano tentato di fare in un primo momento i media addomesticati. Ha ricevuto anche il riconoscimento ufficiale della sua validità proprio dal presidente il quale s'è detto convinto della forza delle ragioni di chi ora grida la sua indignazione tramite i blog di internet, i cartelli colorati, i megafoni o semplicemente le sue corde vocaliche.

I dimostranti accusano Wall Street di non pagare mai per i suoi sbagli e per le sue colpe.

E' Wall Street, secondo i dimostranti, che ha affossato l'economia americana. Anni addietro aveva nelle mani un'economia solida ed avrebbe determinato fino al dieci per cento di disoccupazione distruggendo circa il venti percento della ricchezza nazionale solo in un periodo di poco più di un anno e mezzo a partire della seconda metà del 2007 fino alla fine dell'anno seguente. Per una responsabilità così grave nessuno è stato sottoposto ad indagini, nessuno e' stato trascinato in tribunale a rispondere delle sue malefatte, nessuno è stato condannato per i danni arrecati tanto ai singoli cittadini che all'intera nazione.

Wall Street, secondo quanto viene urlato dagli accampati di New York come di Washington e di Boston, è colpevole specialmente d'aver creato un sistema inteso a sancire la discriminazione insormontabile tra ricchi e poveri. La dimostrazione evidente è che i meno abbienti ed esclusi dai network politico-religiosi che contano ora si trovano senza lavoro e sono costretti a trovarne uno in condizioni di grande svantaggio mentre, intanto, non sono in grado di pagare la valanga di fatture che s'abbatte su di loro senza soluzione di continuità.

Su internet, chi tentasse di trovare a quale posto si trovano gli USA in fatto d'eguaglianza sociale verrebbe ad accorgersi con sconcerto che prima di loro ci sono solo cinque altri paesi dello stesso tipo che brillano di luce negativa per l'ineguaglianza della distribuzione della ricchezza fra i propri cittadini. Il sistema, denunciano i rivoltosi che dichiarano di non essere più disposti a subire ed a lasciar perdere, è stato messo a punto, mantenuto ed imposto da Wall Street per mezzo del suo controllo sui politici americani. Secondo il loro punto di vista entrambi i partiti appoggerebbero e sarebbero sovvenzionati da Wall Street ma, da tempo, gli Americani che hanno aperto gli occhi si sarebbero resi conto che sono schiacciati da un sistema che non paga per i propri errori, che è sordo alle loro necessità ed alle loro istanze più importanti e che li sta trascinando in un baratro dal quale non sarà possibile riemergere.

La reazione della destra è poi delle più incredibili.

All'inizio i Repubblicani hanno cercato d'ignorare la protesta, poi hanno incollato sui dimostranti l'etichetta di semplici criminali ed ora, dopo un'ultima analisi della quale conoscendo il loro modo di ragionare non ci si può certo meravigliare, hanno finito per affermare che il fenomeno e' dettato dall'odio di classe e dall'invidia verso chi ha di più. Sorprendentemente, sembra proprio che a nessuno dei conservatori passi minimamente per la testa che gli Americani, ormai, sono stanchi d'aspettare dalla politica soluzioni ai loro problemi che non arrivano mai. Nessuno considera che ventiquattro milioni di disoccupati sono un numero sproporzionato e da far paura mentre altri cinquanta milioni quando stanno male non possono neanche permettersi di farsi visitare da un medico per mancanza di quell'assicurazione medica che viene subito richiesta loro prima ancora d'essere ammessi in un ospedale. E' la realtà stigmatizzata nel celebre film “John Q” nel quale sono protagonisti allo stesso tempo Denzel Washington ed il fallimento del sistema assicurativo sanitario americano.

Questi nuovi Americani dalla voce grossa adesso vogliono sapere cosa s'è fatto per porre rimedio alle situazioni insostenibili che fanno parte del loro quotidiano ed attendono le soluzioni che hanno invocato senza ottenere non tanto delle riposte quanto, a volte, perfino la minima attenzione alle loro richieste. Cosa ci si potrebbe aspettare dai conservatori quando sono gli stessi che, come il candidato afroamericano anti-Obama Herman Cain, rispondono semplicemente “Trovati un lavoro”? A sentirla così sembrerebbe una soluzione molto semplice e suggerita al tipico individuo refrattario al lavoro se non si considerasse invece che è poco probabile che i ventiquattro milioni di disoccupati ed in cerca d'occupazione siano tutti altrettanto sfaticati come lui.

La gente che protesta è convinta che l'economia sia stata danneggiata per l'incompetenza o peggio per la cupidigia degli speculatori e degli altri furbetti del quartierino di Wall Street che ne dettano le regole. In campo energetico le regole sarebbero dettate dalle potenti compagnie petrolifere che riescono a farla franca a buon mercato anche quando sono responsabili di disastri biblici come quello recente della BP che ha avvelenato il Golfo del Messico, infliggendo una ferita gravissima all'ecosistema ed all'economia della Louisiana. Nel frattempo, il complesso militare-industriale controllerebbe la politica estera e continuerebbe a spingere il paese verso conflitti numerosi ed interminabili come quello afghano, che si trascina da dieci anni, ed i cui costi astronomici sono certamente alle radici del dissesto economico americano.

Leggendo i cartelli degli arrabbiati e sentendo le loro rimostranze si capisce chiaramente che ora questi non ne possono più e che sono già sotto la linea di riserva della loro pazienza. E' l'uomo della strada che adesso ha deciso di non protestare a mezza voce ed ha scelto di farlo non solo davanti alle telecamere dei network ma anche davanti a quelle più piccole e più efficaci dei computer portatili che proiettano il dissenso in tempo reale sulla tribuna globale della rete nella quale ci si può mostrare con la propria rabbia ad un pubblico enormemente più vasto. Per gli occupanti di Wall Street questa iniziativa costituisce l'estrema ratio e l'ultima risorsa. E' il modo per far capire che s'è messo in moto un movimento che non si fermerà , che procederà diritto per la sua destinazione, per far ritornare l'America ad una vera democrazia ben diversa da quella attuale di facciata, condividendo quanto c'è da condividere con chi adesso è con loro e con tutti quelli che, strada facendo, s'aggiungeranno. (Ro Pucci -Italian American Magazine/ Inform

http://italianamericanmagazine.com/

 

 


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