INFORM - N. 190 - 13 ottobre 2011

 


CGIE

Dopo le relazioni del sottosegretario Mantica e del segretario generale Carozza, 

Consiglieri e parlamentari si confrontano in assemblea su riforma di Comites e Cgie, voto all’estero, tagli e rete consolare

 

ROMA – La prima mattinata di lavori dell’assemblea plenaria del Cgie si è conclusa ieri con un dibattito sui principali temi messi in campo dalle relazioni del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica e del segretario generale, Elio Carozza, a cui hanno partecipato consiglieri e parlamentari presenti.

Per il Comitato sulle questioni degli italiani all’estero del Senato è intervenuto il presidente, Giuseppe Firrarello (Pdl), il quale ha assicurato l’attenzione del Comitato e del Parlamento alle criticità esposte nella relazione di Carozza. Pur giudicando poco probabile l’approvazione in questa legislatura di una riforma costituzionale che possa incidere sul numero degli eletti nella circoscrizione Estero, Firrarello evidenzia però la necessità di procedere speditamente alla conclusione dell’iter legislativo relativo alla riforma di Comites e Cgie, così da procedere ad un rinnovo degli organismi con il nuovo testo di legge.

Un intervento fortemente critico nei confronti dell’azione di governo e delle risposte messe in campo dall’esecutivo per reagire alla crisi economica quello di Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. “Ho notato nei toni del governo un’apertura, una disponibilità al dialogo – ha detto Fedi a proposito della relazione di Mantica. - Chiedo al governo: perché non si è dimostrata analoga apertura sulle proposte di riforma della rappresentanza? È solo l’esigenza dei tagli che spinge al dialogo? Su questo punto non può esserci alcuna complicità – ha proseguito, richiamando ad una maggiore chiarezza e sincerità sulle conseguenze dei tagli adottati. “Il problema non è se questo Parlamento sarà in grado di approvare, prima della fine della legislatura, una riforma costituzionale. Il problema è avere un piano di confronto e di riflessione comune sul tema della rappresentanza: proprio quello che governo e maggioranza non hanno voluto e non vogliono. Possiamo, almeno sulla rappresentanza - suggerisce Fedi, -  ripartire da zero cercando, insieme, di presentare al Paese una proposta razionale. Il governo ha desistito rispetto al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, la maggioranza non insista sul passaggio alla Camera della riforma approvata dal Senato e si lavori subito a una nuova proposta, davvero innovativa, che tenga conto anche dei forti tagli e del ridimensionamento della rete consolare. Altrimenti ognuno si assuma le proprie responsabilità”. Una richiesta analoga viene formulata da Stefano Pedica (Idv), il quale annuncia la presentazione in Parlamento di una nuova proposta di riforma di Comites e Cgie, “aperta al dialogo e alle istanze provenienti dalle collettività residenti all’estero”.

Contrario al testo di riforma anche Gian Luigi Ferretti (CdP – Italia), che lo ritiene completamente errato e “non emendabile”. Egli ricorda inoltre, a proposito del voto all’estero, come le irregolarità non si verifichino solamente nell’ambito della circoscrizione Estero, mentre condivide il richiamo di Carozza alla rappresentanza, all’associazionismo e alle collettività affinché si adoperino autonomamente per mantenere il legame con l’Italia, indipendentemente dall’atteggiamento del governo italiano nei loro confronti.

Ha mostrato di condividere i contenuti della relazione di governo Amato Berardi, deputato eletto per il Pdl nella ripartizione America settentrionale e centrale, ribadendo le difficoltà economiche attraversate dal Paese ed associate ad una crisi di dimensioni globali. “Come rappresentante in Parlamento degli italiani all'estero, non posso certo essere contento di un taglio alle risorse dedicate ai capitoli che più da vicino riguardano i connazionali residenti oltre confine – ha scritto Berardi in una nota successiva al suo intervento in assemblea. - Capisco, tuttavia, che si deve rispondere con efficienza e mano ferma a questa crisi che ad oggi non accenna a diminuire”. In merito agli interventi sulla rete consolare, l’esponente del Pdl ha ribadito il suo impegno affinché non si pervenga alla chiusura delle sedi di Philadelphia e Detroit. Dopo aver ringraziato il governo, il ministro Frattini e il sottosegretario Alfredo Mantica per il lavoro svolto, Berardi ha rivolto nel corso della plenaria un appello ai colleghi parlamentari ad un impegno congiunto “per raggiungere un unico obiettivo, quello di difendere gli interessi degli italiani nel mondo, ovunque si trovino, e allo stesso tempo l’interesse dell’Italia”.

Gianni Farina, eletto per il Pd nella ripartizione Europa, ha sottolineato l’inopportunità di una discussione parlamentare sulla riforma di Comites e Cgie in un momento così difficile come quello determinato dai forti tagli alle politiche per gli italiani all’estero, e non solo, contenuti nella finanziaria. “E’ possibile, anche nei momenti di crisi, mantenere il rapporto con gli italiani all’estero senza tagliare i servizi – ha detto l’esponente democratico, che ha poi definito la bozza di riforma costituzionale elaborata da Roberto Calderoli un esempio di “poca serietà”, illustrando di contro i pregi degli ordinamenti federali di Stati come quello tedesco. Farina ha inoltre ricordato come la Francia preveda l’elezione nella sua stessa assemblea nazionale di 11 deputati scelti dai connazionali residenti all’estero, quantificando gli iscritti alle liste elettorali in circa 800.000 votanti. “Un provvedimento adottato anche seguendo l’esperienza italiana, - ha precisato Farina - considerata preziosa”. Tornando alla riforma di Comites e Cgie, “sono del parere che i Comites vadano rinnovati subito – ha affermato Farina, - e che, se si deve procedere con una loro riforma, l’iniziativa ed i contenuti debbano provenire dal Cgie, così come una proposta di riforma che riguardi lo stesso Consiglio generale”.

Carlo Consiglio (Canada) ha affermato la necessità di procedere con emendamenti alla riforma di Comites e Cgie, se l’intenzione del governo risulta essere quella di completare l’iter del provvedimento. Condiviso da Consiglio anche l’appello di Carozza all’unità del Cgie, pur nel rispetto delle diverse posizioni politiche espresse al suo interno dai consiglieri, mentre viene ribadito come una razionalizzazione della rete consolare potrebbe passare più efficacemente attraverso una riduzione del personale inviato dall’Italia, mantenendo gli assunti in loco.

Apprezza l’atteggiamento di apertura del Cgie ribadito dalla relazione di Carozza Claudio D’Amico, deputato della Lega Nord, ricordando come i tagli  effettuati siano stati determinati dalla crisi economica mondiale, situazione che non deve essere “utilizzata in maniera strumentale contro l’attuale governo in carica”. “La coperta è corta ed occorre fare delle scelte, anche se a mio avviso dovremmo tutelare di più i nostri connazionali residenti all’estero invece di spendere così tante risorse per l’immigrazione di stranieri in Italia – ha detto D’Amico. Una contrapposizione, quella tra emigrazione ed immigrazione, che è stata contestata pressoché da tutti i parlamentari e i consiglieri intervenuti di seguito.

Primo Siena (Cile) ha ribadito l’importanza di Comites e Cgie quali organismi intermedi che collegano gli eletti nella circoscrizione Estero con il territorio e i connazionali all’estero. “Inoltre Comites e Cgie non rappresentano solo gli italiani con passaporto, - ha precisato Siena - ma anche i circa 60 milioni di persone di origine italiana presenti in tutto il mondo”.

Norberto Lombardi (Pd – Italia) ha lamentato scarsa coerenza nei provvedimenti relativi alla rappresentanza espressa dagli italiani all’estero, segnalando come i tagli di risorse abbiano provocato “un crollo nelle politiche per i connazionali nel mondo” e criticità in particolare per la forte riduzione dei fondi destinati agli enti gestori dei corsi di lingua italiana all’estero. Condivide un coinvolgimento del presidente Giorgio Napolitano nella definizione dell’importanza della presenza italiana all’estero già auspicato nella relazione di Carozza e ritiene che le collettività debbano fare appello autonomamente a ciò che già le anima, per non cedere alla sfiducia e alla demotivazione.

Insiste sul fatto che i tagli lineari nascondano una mancanza di coraggio da parte del governo nel compiere scelte politiche Franco Narducci, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Europa, che segnala come sia invece necessario affrontare riforme complessive e di sistema, anche per quanto riguarda le politiche che interessano i connazionali all’estero. “Di fonte a tutte le nostre proposte abbiamo sempre un Paese immobile e fermo su se stesso – afferma Narducci, che definisce “inaudita” la bozza di riforma costituzionale Calderoli e il ddl relativo al taglio dei parlamentari “che sembra ispirato più dall’antipolitica che non al federalismo”. In merito alla riforma di Comites e Cgie, Narducci ribadisce la sua netta contrarietà al provvedimento, contrarietà dovuta in particolare alla congiunzione in un’unica norma della disciplina dei due organismi, suggerendo uno stralcio in due parti del ddl all’esame della Camera. Luciano Neri (Margherita – Italia) insiste invece su una rapida approvazione della riforma per procedere con il rinnovo degli organismi, anche se ribadisce la non condivisione da parte sua della proroga adottata. Contesta inoltre il superamento della mozione Micheloni annunciato nella relazione di governo da Mantica, ritenendo piuttosto necessaria a questo scopo un’altra mozione, e ribadisce la centralità della “questione morale”. “E’ un errore che il Cgie non dedichi del tempo a discuterne, perché in questo modo – dice – il rischio è di condannarsi alla marginalità. La questione morale va affrontata in maniera esplicita”.

Fabio Porta, deputato eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale, definisce “pessima” la proposta di riforma di Comites e Cgie, mostrando di non condividerne “la tempistica, vista la mancata definizione della già richiamata riforma costituzionale, e il metodo, che unisce la normativa dei Comites a quella del Cgie”. “La proposta è errata anche nel contenuto – prosegue l’esponente democratico – per il parallelismo che si riscontra con l’impianto di razionalizzazione della rete consolare, perché riduce gli spazi di partecipazione, riduce il numero dei Comites, elimina i pareri loro richiesti, introduce degli elementi di incompatibilità discutibili ed elimina il ruolo di collegamento svolto dal Cgie tra eletti all’estero e territorio”. Stando così le cose, Porta annuncia che in Commissione Affari esteri la battaglia dei deputati democratici sarà quella di “ribattere punto per punto gli elementi che non riteniamo validi, per modificare il provvedimento il più possibile nel caso di prosieguo dell’iter parlamentare”. Alberto Bertali (Gran Bretagna) sottolinea come positiva l’apertura al confronto emersa nella relazione di governo e auspica che gli interventi che coinvolgono i connazionali all’estero possano essere il più possibile discussi con le comunità, preparati e non improvvisi.

Laura Garavini, deputata eletta per il Pd nella ripartizione Europa, definisce la proposta di riforma di Comites e Cgie “la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una serie di misure che generano il tracollo delle politiche per gli italiani all’estero”. “Questa riforma non è una priorità – dice – e l’intento appare piuttosto compromettere il compito degli eletti all’estero che non potranno essere presenti efficacemente sul territorio senza l’importante ausilio di questi organismi intermedi di rappresentanza”. “Dal punto di vista legislativo la priorità è la messa in sicurezza del voto – prosegue Laura Garavini – così da non creare alibi per ipotesi di cancellazione della circoscrizione Estero”. “Sul fronte del reperimento delle risorse invece – conclude l’esponente democratico – si dovrebbe prima pensare a garantire la nostra presenza all’estero in termini di diffusione di lingua e cultura italiana”. (Viviana Pansa – Inform)

 


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