CGIE
Dopo le relazioni del sottosegretario Mantica
e del segretario generale Carozza,
Consiglieri
e parlamentari si confrontano in assemblea su riforma di Comites e Cgie, voto
all’estero, tagli e rete consolare
ROMA – La prima mattinata di lavori dell’assemblea plenaria
del Cgie si è conclusa ieri con un dibattito sui principali temi messi in campo
dalle relazioni del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica e del segretario
generale, Elio Carozza, a cui hanno partecipato consiglieri e parlamentari presenti.
Per il Comitato sulle questioni degli italiani all’estero
del Senato è intervenuto il presidente, Giuseppe
Firrarello (Pdl), il quale ha assicurato l’attenzione del Comitato e del Parlamento
alle criticità esposte nella relazione di Carozza. Pur giudicando poco probabile
l’approvazione in questa legislatura di una riforma costituzionale che possa incidere
sul numero degli eletti nella circoscrizione Estero, Firrarello evidenzia però
la necessità di procedere speditamente alla conclusione dell’iter legislativo
relativo alla riforma di Comites e Cgie, così da procedere ad un rinnovo degli
organismi con il nuovo testo di legge.
Un intervento fortemente critico nei confronti dell’azione
di governo e delle risposte messe in campo dall’esecutivo per reagire alla crisi
economica quello di Marco Fedi, deputato
eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. “Ho notato
nei toni del governo un’apertura, una disponibilità al dialogo – ha detto Fedi
a proposito della relazione di Mantica. - Chiedo al governo: perché non si è dimostrata
analoga apertura sulle proposte di riforma della rappresentanza? È solo l’esigenza
dei tagli che spinge al dialogo? Su questo punto non può esserci alcuna complicità
– ha proseguito, richiamando ad una maggiore chiarezza e sincerità sulle conseguenze
dei tagli adottati. “Il problema non è se questo Parlamento sarà in grado di approvare,
prima della fine della legislatura, una riforma costituzionale. Il problema è
avere un piano di confronto e di riflessione comune sul tema della rappresentanza:
proprio quello che governo e maggioranza non hanno voluto e non vogliono. Possiamo,
almeno sulla rappresentanza - suggerisce Fedi, - ripartire da zero cercando,
insieme, di presentare al Paese una proposta razionale. Il governo ha desistito
rispetto al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, la maggioranza
non insista sul passaggio alla Camera della riforma approvata dal Senato e si
lavori subito a una nuova proposta, davvero innovativa, che tenga conto anche
dei forti tagli e del ridimensionamento della rete consolare. Altrimenti ognuno
si assuma le proprie responsabilità”. Una richiesta analoga viene formulata da
Stefano Pedica (Idv), il quale annuncia
la presentazione in Parlamento di una nuova proposta di riforma di Comites e Cgie,
“aperta al dialogo e alle istanze provenienti dalle collettività residenti all’estero”.
Contrario al testo di riforma anche Gian Luigi Ferretti (CdP – Italia), che lo ritiene completamente errato
e “non emendabile”. Egli ricorda inoltre, a proposito del voto all’estero, come
le irregolarità non si verifichino solamente nell’ambito della circoscrizione
Estero, mentre condivide il richiamo di Carozza alla rappresentanza, all’associazionismo
e alle collettività affinché si adoperino autonomamente per mantenere il legame
con l’Italia, indipendentemente dall’atteggiamento del governo italiano nei loro
confronti.
Ha mostrato di condividere i contenuti della relazione di
governo Amato Berardi, deputato eletto
per il Pdl nella ripartizione America settentrionale e centrale, ribadendo le
difficoltà economiche attraversate dal Paese ed associate ad una crisi di dimensioni
globali. “Come rappresentante in Parlamento degli italiani all'estero, non posso
certo essere contento di un taglio alle risorse dedicate ai capitoli che più da
vicino riguardano i connazionali residenti oltre confine – ha scritto Berardi
in una nota successiva al suo intervento in assemblea. - Capisco, tuttavia, che
si deve rispondere con efficienza e mano ferma a questa crisi che ad oggi non
accenna a diminuire”. In merito agli interventi sulla rete consolare, l’esponente
del Pdl ha ribadito il suo impegno affinché non si pervenga alla chiusura delle
sedi di Philadelphia e Detroit. Dopo aver ringraziato il governo, il ministro
Frattini e il sottosegretario Alfredo Mantica per il lavoro svolto, Berardi ha
rivolto nel corso della plenaria un appello ai colleghi parlamentari ad un impegno
congiunto “per raggiungere un unico obiettivo, quello di difendere gli interessi
degli italiani nel mondo, ovunque si trovino, e allo stesso tempo l’interesse
dell’Italia”.
Gianni Farina, eletto per il Pd nella ripartizione Europa, ha sottolineato
l’inopportunità di una discussione parlamentare sulla riforma di Comites e Cgie
in un momento così difficile come quello determinato dai forti tagli alle politiche
per gli italiani all’estero, e non solo, contenuti nella finanziaria. “E’ possibile,
anche nei momenti di crisi, mantenere il rapporto con gli italiani all’estero
senza tagliare i servizi – ha detto l’esponente democratico, che ha poi definito
la bozza di riforma costituzionale elaborata da Roberto Calderoli un esempio di
“poca serietà”, illustrando di contro i pregi degli ordinamenti federali di Stati
come quello tedesco. Farina ha inoltre ricordato come
Carlo Consiglio (Canada) ha affermato la necessità di procedere con emendamenti
alla riforma di Comites e Cgie, se l’intenzione del governo risulta essere quella
di completare l’iter del provvedimento. Condiviso da Consiglio anche l’appello
di Carozza all’unità del Cgie, pur nel rispetto delle diverse posizioni politiche
espresse al suo interno dai consiglieri, mentre viene ribadito come una razionalizzazione
della rete consolare potrebbe passare più efficacemente attraverso una riduzione
del personale inviato dall’Italia, mantenendo gli assunti in loco.
Apprezza l’atteggiamento di apertura del Cgie ribadito dalla
relazione di Carozza Claudio D’Amico,
deputato della Lega Nord, ricordando come i tagli effettuati siano stati determinati dalla crisi
economica mondiale, situazione che non deve essere “utilizzata in maniera strumentale
contro l’attuale governo in carica”. “La coperta è corta ed occorre fare delle
scelte, anche se a mio avviso dovremmo tutelare di più i nostri connazionali residenti
all’estero invece di spendere così tante risorse per l’immigrazione di stranieri
in Italia – ha detto D’Amico. Una contrapposizione, quella tra emigrazione ed
immigrazione, che è stata contestata pressoché da tutti i parlamentari e i consiglieri
intervenuti di seguito.
Primo Siena (Cile) ha ribadito l’importanza di Comites e Cgie quali organismi
intermedi che collegano gli eletti nella circoscrizione Estero con il territorio
e i connazionali all’estero. “Inoltre Comites e Cgie non rappresentano solo gli
italiani con passaporto, - ha precisato Siena - ma anche i circa 60 milioni di
persone di origine italiana presenti in tutto il mondo”.
Norberto Lombardi (Pd – Italia) ha lamentato scarsa coerenza nei provvedimenti
relativi alla rappresentanza espressa dagli italiani all’estero, segnalando come
i tagli di risorse abbiano provocato “un crollo nelle politiche per i connazionali
nel mondo” e criticità in particolare per la forte riduzione dei fondi destinati
agli enti gestori dei corsi di lingua italiana all’estero. Condivide un coinvolgimento
del presidente Giorgio Napolitano nella definizione dell’importanza della presenza
italiana all’estero già auspicato nella relazione di Carozza e ritiene che le
collettività debbano fare appello autonomamente a ciò che già le anima, per non
cedere alla sfiducia e alla demotivazione.
Insiste sul fatto che i tagli lineari nascondano una mancanza
di coraggio da parte del governo nel compiere scelte politiche Franco Narducci, deputato eletto per il
Pd nella ripartizione Europa, che segnala come sia invece necessario affrontare
riforme complessive e di sistema, anche per quanto riguarda le politiche che interessano
i connazionali all’estero. “Di fonte a tutte le nostre proposte abbiamo sempre
un Paese immobile e fermo su se stesso – afferma Narducci, che definisce “inaudita”
la bozza di riforma costituzionale Calderoli e il ddl relativo al taglio dei parlamentari
“che sembra ispirato più dall’antipolitica che non al federalismo”. In merito
alla riforma di Comites e Cgie, Narducci ribadisce la sua netta contrarietà al
provvedimento, contrarietà dovuta in particolare alla congiunzione in un’unica
norma della disciplina dei due organismi, suggerendo uno stralcio in due parti
del ddl all’esame della Camera. Luciano Neri (Margherita – Italia) insiste invece
su una rapida approvazione della riforma per procedere con il rinnovo degli organismi,
anche se ribadisce la non condivisione da parte sua della proroga adottata. Contesta
inoltre il superamento della mozione Micheloni annunciato nella relazione di governo
da Mantica, ritenendo piuttosto necessaria a questo scopo un’altra mozione, e
ribadisce la centralità della “questione morale”. “E’ un errore che il Cgie non
dedichi del tempo a discuterne, perché in questo modo – dice – il rischio è di
condannarsi alla marginalità. La questione morale va affrontata in maniera esplicita”.
Fabio Porta, deputato eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale,
definisce “pessima” la proposta di riforma di Comites e Cgie, mostrando di non
condividerne “la tempistica, vista la mancata definizione della già richiamata
riforma costituzionale, e il metodo, che unisce la normativa dei Comites a quella
del Cgie”. “La proposta è errata anche nel contenuto – prosegue l’esponente democratico
– per il parallelismo che si riscontra con l’impianto di razionalizzazione della
rete consolare, perché riduce gli spazi di partecipazione, riduce il numero dei
Comites, elimina i pareri loro richiesti, introduce degli elementi di incompatibilità
discutibili ed elimina il ruolo di collegamento svolto dal Cgie tra eletti all’estero
e territorio”. Stando così le cose, Porta annuncia che in Commissione Affari esteri
la battaglia dei deputati democratici sarà quella di “ribattere punto per punto
gli elementi che non riteniamo validi, per modificare il provvedimento il più
possibile nel caso di prosieguo dell’iter parlamentare”. Alberto Bertali (Gran Bretagna) sottolinea come positiva l’apertura
al confronto emersa nella relazione di governo e auspica che gli interventi che
coinvolgono i connazionali all’estero possano essere il più possibile discussi
con le comunità, preparati e non improvvisi.
Laura Garavini, deputata eletta per il Pd nella ripartizione Europa, definisce
la proposta di riforma di Comites e Cgie “la goccia che ha fatto traboccare il
vaso di una serie di misure che generano il tracollo delle politiche per gli italiani
all’estero”. “Questa riforma non è una priorità – dice – e l’intento appare piuttosto
compromettere il compito degli eletti all’estero che non potranno essere presenti
efficacemente sul territorio senza l’importante ausilio di questi organismi intermedi
di rappresentanza”. “Dal punto di vista legislativo la priorità è la messa in
sicurezza del voto – prosegue Laura Garavini – così da non creare alibi per ipotesi
di cancellazione della circoscrizione Estero”. “Sul fronte del reperimento delle
risorse invece – conclude l’esponente democratico – si dovrebbe prima pensare
a garantire la nostra presenza all’estero in termini di diffusione di lingua e
cultura italiana”. (Viviana Pansa – Inform)