CGIE
Il segretario generale Carozza sulle audizioni alla Camera
e al Senato
Al centro degli incontri la proposta di riforma di Comites
e Cgie
“Se vi sarà una certa apertura a cambiare i punti fondamentali
di questa legge noi saremo pronti in breve tempo a dire la nostra”
ROMA
–Mentre alla Farnesina è in pieno svolgimento la plenaria del Consiglio Generale,
una delegazione del Cgie ha preso parte a due audizioni informali presso il Comitato
per le questioni degli Italiani all’estero del Senato e
“Con il presidente del Comitato Firrarello – ha esordito Carozza - è stato piuttosto uno scambio di idee di cortesie. Credo che il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero riceva volentieri i rappresentanti del Cgie. A dir la verità questa volta l’incontro è stato corto anche se molto interessate. Abbiamo parlato con il presidente Firrarello, il senatore Micheloni (Pd) e il senatore Fantetti (Pdl). Quest’ultimo ci ha spiegato i meccanismi del senato. Dal canto suo Micheloni ha difeso la proposta di riforma di Comites e Cgie, già approvata dal Senato, e ci ha invitato a capirla e leggerla meglio. E’ stata una bella riunione perché noi abbiamo potuto rispiegare le nostre ragioni e credo sia sempre valido incontrare chi poi nelle due aule del Parlamento porta avanti le politiche per gli italiani all’estero”. Carozza ha poi illustrato i contenuti dell’incontro con i deputati. “L’audizione alla Camera – ha spiegato - è stata di tutt’altro segno. Il nostro era il primo dei tre incontri di approfondimento decisi dalla Commissione Esteri nel quadro della riforma dei Comites e del Cgie. Le altre due audizioni saranno con i rappresentanti delle associazioni e con i funzionari della direzione generale del Mae per gli Italiani all’Estero. Nel corso dell’incontro abbiamo avuto modo spiegare le nostre considerazioni. Abbiamo riaffermato che questa legge non ci piace per nulla, è già superata nel momento in cui nasce, anche perché fa una confusione totale fra Comites e Cgie che invece sono due cose totalmente diverse una dall’altra. E’ una norma - ha proseguito Carozza - che non risponde ai livelli di partecipazione ed allontana i nostri connazionali all’estero dalla realtà istituzionale e dall’Italia. E’ una legge che in definitiva consegna questo strumento democratico del mondo dell’emigrazione, che era fatto soprattutto di rete associativa e di cittadini, nelle mani dei partiti e dei parlamentari eletti all’estero e io credo che questo sia il più grosso errore che poteva fare il Parlamento”.
“Dobbiamo
poi capire – ha aggiunto il segretario generale - se l’audizione di oggi servirà,
così come è successo al Senato dove non c’è stato modo di trattare altro, solo
a puntualizzare la proposta di legge del relatore Tofani. In questo caso noi daremo
comunque il nostro contributo anche se la riforma non ci piace e non ci piacerà.
Al contrario se invece, tenendo conto di quello che è apparso durante il
dibattito al Cgie negli interventi dei parlamentari e tutto sommato in maniera
molto velata dalla relazione del Governo, vi sarà una certa apertura a cambiare
i punti fondamentali di questa legge, a partire dallo stralcio dei due organismi
di rappresentanza, noi saremo pronti in termini molto brevi a dire la nostra sia
consegnando al Parlamento una nostra riflessione sui punti salienti, sia, se richiesto,
attraverso la stesura di un articolato di legge. Dipenderà dall’aria che tira
alla Camera, in ogni caso noi siamo pronti. Credo inoltre – ha concluso Carozza
- che all’audizione alla Camera vi sia stata una buona partecipazione di
parlamentari della Commissione Esteri. C’erano gli eletti all’estero del Pd ma
mancavano i parlamentari della maggioranza. Il vice presidente della Commissione
Narducci ha comunque assicurato che avrebbe trasmesso gli appunti sulla riunione
ai deputati assenti”. (Goffredo Morgia/