INFORM - N. 189 - 12 ottobre 2011


CGIE

La relazione del segretario generale, Elio Carozza

 “Le questioni relative agli italiani all’estero sono sottovalutate e marginalizzate dall’attenzione della politica e del governo, ma è necessario resistere e far capire che le comunità italiane non sono un peso ma una risorsa”

 

ROMA – All’apertura dei lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, il segretario generale, Elio Carozza, fa precedere alla sua relazione il saluto, il ringraziamento e l’augurio di buon lavoro rivolti a Carla Zuppetti, direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Mae, per il suo nuovo incarico di Ambasciatore d’Italia a Berna.

Di seguito, menzionando il “difficilissimo momento” attraversato dal Paese, Carozza segnala come punto di riferimento per il Cgie e per tutti gli italiani all’estero sia rappresentato ora più che mai dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di cui si apprezzano in particolare “gli appelli alla solidarietà, all’unità del Paese, alla ragionevolezza e alla ricerca di un comune terreno di azione e di impegno per il bene di tutta la nazione” e il suo esprimere una “reale positività in grado di controbilanciare le criticità sempre più diffuse nell’opinione pubblica dei nostri Paesi di residenza” e determinate dall’instabilità politica, dalla crisi economica e da episodi “legati alla sfera morale e del costume”.

“Proprio a Napolitano vogliamo rivolgere la rispettosa richiesta di ricevere il Cgie – prosegue il segretario generale – per ascoltare la voce preoccupata delle collettività italiane che si sentono ingiustamente sottovalutate e ignorate, fortemente preoccupate per il rischio crescente di veder tagliato definitivamente il cordone ombelicale con l’Italia e in modo particolare con le giovani generazioni, con l’emigrazione tradizionale, con gli oriundi e con le nuove mobilità”.

Carozza ribadisce come al disagio espresso da più parti della popolazione italiana per la difficile situazione politica, sociale e finanziaria si affianchi oggi ai lavori della plenaria la “difficoltà aggiuntiva” dovuta al fatto che “le questioni relative agli italiani all’estero sono sottovalutate, non considerate e marginalizzate dall’attenzione della politica e del governo”.

Pur nel malessere avvertito in misura sempre maggiore da coloro che operano per i diritti dei connazionali emigrati all’estero, Carozza annuncia che “i lavori della plenaria verranno affrontati in maniera positiva e aperta”, nella consapevolezza che “ci sono stati altri momenti in cui gli italiani all’estero sono stati lasciati soli e senza alcun sostegno, a fare i conti con gravissime difficoltà economiche e sociali, spesso nell’ostilità delle società d’accoglienza, ma hanno saputo resistere, portando avanti le loro rivendicazioni fino a quando la situazione è cambiata”.  

Quanto più sembrano farsi aspre le ristrettezze di fondi, tanto più il segretario generale chiama a raccolta l’impegno di associazioni, forze politiche e sindacali presenti all’estero, organismi rappresentativi e società civile, che già in passato “hanno fatto la differenza, piuttosto che i finanziamenti dello Stato italiano”. “Reagire e combattere, resistere, mantenere rapporti, elaborare proposte: queste sono le armi per risalire la china e contribuire a cambiare il quadro politiche, trovare risposte ai bisogni, alle istanze e alle aspirazioni degli italiani che vivono oggi nel mondo – afferma Carozza, ribadendo come spetti a questi ultimi, in definitiva, far cogliere la Paese la loro importanza. 

Un appello viene formulato anche all’unità dello stesso Cgie, ricordando come la dialettica interna manifestatasi negli ultimi mesi, non sia da intendersi quale “momento di contrapposizione, ma piuttosto un confronto sano e corretto, rispettoso delle posizioni degli uni e degli altri”. “Questo – ammonisce Carozza – è il momento di raccordarsi ancora di più con il territorio, con Comites e rete associativa e mantenere un dialogo ed un rapporto con i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero”.

Dopo l’approvazione della legge sul voto all’estero, “punto di partenza per una nuova fase storica”, Carozza parla di “un attacco subdolo e poi frontale alla rappresentanza espressa dagli italiani residenti fuori dai confini nazionali, avvenuto in questi ultimi tre anni, un attacco accompagnato – aggiunge –  da un costante e forte ridimensionamento delle risorse finanziarie”. Egli lamenta il disinteresse di esponenti del governo nei confronti dello stesso Cgie, ricordando come il ministro Frattini non abbia mai partecipato ai lavori del Consiglio, contesta il rinvio delle elezioni dei Comites e del Cgie, “rinvio che ha contribuito sostanzialmente a uno sfiancamento con conseguente indebolimento delle rappresentanze stesse che hanno piuttosto dovuto attivare un’opera di resistenza che di sviluppo e di avanzamento delle politiche e degli interventi per gli italiani nel mondo”. Lamenta inoltre l’assenza di sostegno da parte dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero all’esigenza manifestata di modificare il quadro politico disegnato dal governo, che ha determinato il concentrarsi dell’attività parlamentare sulla riforma di Comites e Cgie piuttosto che “investire le proprie energie sulle necessità reali delle collettività all’estero”. Il risultato è quindi che “il ddl approvato al Senato e oggi in discussione alla Camera svuota di fatto la natura stessa della rappresentanza di Cgie e Comites,  li allontana dal territorio e li rende semplici attori passivi - prosegue Carozza, - rischiando di farli diventare il megafono dei partiti e dei parlamentari eletti all’estero”.

Riguardo alla bozza di riforma costituzionale elaborata da Roberto Calderoli, il segretario generale annuncia come si sia “nella confusione più totale”, segnalando come tra le proposte di legge relative alla riduzione del numero dei parlamentari ne risulti una firmata dallo stesso Calderoli insieme a Silvio Berlusconi che riduce a 5 i deputati eletti nella circoscrizione Estero, non prevedendo alcun rappresentate nel futuro Senato federale. Una proposta che “aggiunge confusione a confusione e dimostra che si naviga a vista con prese di posizione che variano come varia il tempo meteorologico – afferma Carozza, auspicando più coerenza in proposito da parte dello stesso sottosegretario Mantica. - Il dazio da pagare, dunque, per la sopravvivenza di ben cinque parlamentari è lo svuotamento del Consiglio Generale. E’ questo – si chiede il segretario generale - il modello di rappresentanza auspicato per decenni?”

Segnalata dunque la “serietà e la portata di queste materie, quali i diritti, la rappresentanza democratica e la piena cittadinanza”, Carozza invita ad una più approfondita riflessione: “buttiamoci dietro le spalle le prese di posizione e le polemiche degli ultimi anni, torniamo a ragionare con consapevolezza e sulla base di prospettive aperte – afferma, ribadendo come sia interesse peculiare del Cgie rinvigorire lo “spirito che nel passato ha animato la coscienza di dare pieno cittadinanza e partecipazione democratica attraverso una giusta ed efficace rappresentanza istituzionale agli italiani che vivono fuori confini nazionali, senza perdere di vista i cambiamenti intervenuti e la continua dinamica evolutiva combinata con le reali potenzialità economiche, sociali e culturali che queste comunità nel mondo rappresentano per l’Italia”.

Primo passo di un rinnovato impegno del Cgie sul territorio è “fare chiarezza sulle conseguenze dei tagli lineari operati dal governo alle politiche per i connazionali all’estero”, “tagli lineari che significano non avere coraggio e non essere capaci di fare scelte politiche, che hanno creato e creano ingiustizia e iniquità”. Per Carozza, “invece di non fare scelte politiche questo governo avrebbe potuto più coerentemente e in trasparenza optare per una cancellazione pura e semplice della rappresentanza e delle politiche per gli italiani all’estero. Perché di fatto così è. E se non lo si dice apertamente è solo perché non si ha il coraggio delle proprie idee e ci si nasconde dietro alchimie e si gioca allo scaricare responsabilità l’uno con l’altro”.

“Questo non è il momento di mollare. Dobbiamo continuare a resistere e dobbiamo far di tutto per trasmettere questo senso di responsabilità che proviene esclusivamente dall’esperienza del volontariato in emigrazione coinvolgendo in questo  chi opera nel territorio e in particolare i Comites e le associazioni. Insieme a loro – conclude il segretario generale - dobbiamo trovare le modalità e gli strumenti che permetteranno in questo nuovo contesto di continuare ad assicurare una presenza significativa nelle nostre comunità, guardando al futuro ma forti dell’esperienza e della storia dell’emigrazione italiana,  convinti che prima o poi riusciremo a far capire al Parlamento e al Governo che le comunità italiane all’estero non sono un peso ma una risorsa”. (Viviana Pansa – Inform)

 


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