ITALIANI ALL’ESTERO
A
Roma la tavola rotonda “Mobilità giovanile, nuove emigrazioni”
Durante
l’incontro, promosso da L’Italiano, è stato presentato il libro di Stefano Pelaggi
“L’altra Italia”. Gli interventi di Ferretti (Cgie), Biagini (La Sapienza), Carozza
(Cgie), dei deputati Merlo (Maie), e Di Biagio (Fli), di Marino (Pd). Cantarelli
(L’Italiano) e dell’autore
ROMA –
Si è svolta a Roma, presso
L’incontro
è stato introdotto da Gian Luigi Ferretti, direttore del giornale L’Italiano e
componente del Comitato di Presidenza del Cgie, che ha sottolineato come a tutt’oggi
i nostri giovani che emigrano all’estero siano molti di più di quanto non dicano
le statistiche ufficiali. “Noi ce ne siamo accorti parecchio tempo fa –
ha spiegato Ferretti - quando abbiamo ricevuto lo scritto di un giovane
regista dal titolo ‘Stamattina porto i vestiti a lavare e parto per New York:
storia di come scoprii l’economia di relazione’. Questo giovane ci raccontava
le motivazioni che lo avevano spinto a lasciare il nostro paese e sostanzialmente
ci parlava di un’Italia ingessata, di una burocrazia e di quant’altro. Lo abbiamo
pubblicato e ci sono state innumerevoli reazioni dei giovani all’estero”. Ferretti
ha anche sottolineato come ormai l’emigrazione verso l’estero non riguardi solo
i “cervelli in fuga” , ma tanti giovani non laureati, gente con una loro professione
e artigiani, insomma persone che potrebbero dare il loro contributo all’Italia.
Stefano
Pelaggi autore del libro e capo redattore de L’Italiano, ha evidenziato come l’idea
del libro nasca dalla propria esperienza personale vissuta all’estero e da quella
professionale con
Dal canto
suo Ricardo Merlo, deputato del Maie e responsabile italiani all’estero dell’Udc,
ha sottolineato come questa nuova emigrazione dei giovani stia oggi prendendo
piede in modo incredibile, evidenziando la dinamica politica, economica e culturale
del mondo globalizzato. “Voi pensate – ha proseguito Merlo - 10 anni fa
in America Latina c’era la crisi economica dell’Argentina e per i giovani di allora
l’unica soluzione era l’emigrazione dal proprio paese. Oggi l’America Latina sta
crescendo all’8 o al 9% del Pil con l’economia del Brasile che avanza a ritmi
vertiginosa e sono tantissimi i giovani italiani di nuova emigrazione, ricercatori
ma anche imprenditori, che giungono in questo paese. Un nuovo e affascinante fenomeno
migratorio che va esaminato e pone una nuova categoria politica. Tanti giovani
vanno dunque in America Latina, ma anche in Australia”. Merlo ha infine ricordato
come il Maie rappresenti un’espressione politica e culturale degli italiani all’estero.
Antonello
Biagini, prorettore alla Cooperazione e ai Rapporti Internazionali dell’Università
Biagini,
dopo aver lodato il nostro sistema universitario per la qualità della formazione
dei ricercatori italiani all’estero, ha sottolineato come molto spesso la diaspora
verso altri paesi dei nostri “cervelli” non vada attribuita solo alla mancata
acquisizione di un adeguato livello lavorativo, ma ad una nuova concezione culturale
del villaggio globale dove i giovani italiani si muovono ormai su uno spazio europeo,
cercando di fare nuove esperienze all’estero.
Il segretario
generale del Cgie Elio Carozza , ha invece segnalato l’arrivo a Bruxelles, ormai
da sei o sette anni, di giovani laureati e non che, dopo stage o borse di studio
nelle università sulle politiche europee, rimangono nella capitale belga e “fanno
tutti i mestieri del mondo per non tornare in Italia”. “ Vi sono due aspetti.
– ha precisato Carozza - Uno è interessante perché io credo che sia una fortuna
poter disporre di intelligenze, che sanno affermarsi, provenienti dalle scuole
italiane che danno una forte formazione, L’altro aspetto è preoccupante perché
vi dovrebbe essere una politica da parte dell’Italia che inciti i ragazzi ad andare
all’estero e a fare ritorno in patria. Invece il nostro paese non fa nulla”. Secondo
Carozza questi ragazzi, che una volta arrivati nel mondo globale hanno poca voglia
di tornare in un’Italia scarsamente attiva e produttiva, sono aperti al confronto
con altri giovani e vogliono con il nostro paese un rapporto non sentimentale,
ma di stimolo e quasi di rabbia, basato sullo sviluppo dell’intelligenza.
“Quando si parla della risorsa degli
“Condivido
l’idea – ha affermato il deputato Aldo Di Biagio, responsabile del Fli per gli
Italiani nel Mondo- che la nuova emigrazione volta a conseguire il perfezionamento
formativo e professionale possa rappresentare un elemento di crescita per i singoli
e
“La storiografia
– ha ricordato il responsabile del Pd per gli
Marino
ha poi sottolineato come, dopo il periodo del Fascismo che ha avuto una visone
errata ma netta degli italiani all’estero, i grandi partiti di governo vedessero
nell’emigrazione una valvola di sfogo dell’occupazione, mentre le forze politiche
della sinistra guardassero alla diaspora dei lavoratori come il simbolo del fallimento
delle politiche sociali e di sviluppo dell’esecutivo. Una visione limitata del
fenomeno, quest’ultima, che vedeva nell’emigrato solo colui che doveva tornare,
ma che poi cambierà. Per Marino, anche alla luce della riduzione della presenza
dello Stato all’estero e ai tagli del Governo alle risorse pubbliche per i connazionali
nel mondo, occorre dunque oggi un momento di riflessione per capire cosa si voglia
fare per gli italiani all’estero e quali politiche adottare. Marino ha poi
segnalato sia l’incapacità dell’Italia di attrarre nel nostro paese ricercatori
stranieri, sia l’importanza della legge che prevede incentivi fiscali per il rientro
in patria dei “cervelli in fuga”. Un primo passo legislativo che vuole favorire
anche chi intende aprire piccole e medie imprese in Italia. Dopo aver criticato
la proposta di legge costituzionale, a firma Berlusconi Bossi, che porta da
E’ infine
intervenuto Fabio Massimo Cantarelli, del giornale “L’Italiano”, che ha precisato
come il libro di Pelaggi sia ben costruito e, con un approccio accademico ma dallo
stile accattivante, sappia portare il lettore al di là dei luoghi comuni sull’emigrazione
italiana, aprendo prospettive nuove sul fenomeno migratorio. Per Cantarelli dalla
pubblicazione emerge anche la grande attenzione della nuova emigrazione per le
diverse culture. (