INFORM - N. 189 - 12 ottobre 2011

 


ITALIANI ALL’ESTERO

A Roma la tavola rotonda “Mobilità giovanile, nuove emigrazioni”

Durante l’incontro, promosso da L’Italiano, è stato presentato il libro di Stefano Pelaggi “L’altra Italia”. Gli interventi di Ferretti (Cgie), Biagini (La Sapienza), Carozza (Cgie), dei deputati Merlo (Maie), e Di Biagio (Fli), di Marino (Pd). Cantarelli (L’Italiano) e dell’autore

 

ROMA – Si è svolta a Roma, presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini, la tavola rotonda “Mobilità giovanile, nuove emigrazioni”. Durante l’incontro, promosso dal giornale “L’Italiano”, è stato presentato il libro di Stefano Pelaggi, edito dalla Edizioni Nuova Cultura nell’ambito della collana “Italia Mondo”, dal titolo “L’altra Italia. Emigrazione storica e mobilità giovanile a confronto”.   

L’incontro è stato introdotto da Gian Luigi Ferretti, direttore del giornale L’Italiano e componente del Comitato di Presidenza del Cgie, che ha sottolineato come a tutt’oggi i nostri giovani che emigrano all’estero siano molti di più di quanto non dicano le statistiche ufficiali.  “Noi ce ne siamo accorti parecchio tempo fa – ha spiegato  Ferretti - quando abbiamo ricevuto lo scritto di un giovane regista dal titolo ‘Stamattina porto i vestiti a lavare e parto per New York: storia di come scoprii l’economia di relazione’. Questo giovane ci raccontava le motivazioni che lo avevano spinto a lasciare il nostro paese e sostanzialmente ci parlava di un’Italia ingessata, di una burocrazia e di quant’altro. Lo abbiamo pubblicato e ci sono state innumerevoli reazioni dei giovani all’estero”. Ferretti ha anche sottolineato come ormai l’emigrazione verso l’estero non riguardi solo i “cervelli in fuga” , ma tanti giovani non laureati, gente con una loro professione e artigiani, insomma persone  che potrebbero dare il loro contributo all’Italia.

Stefano Pelaggi autore del libro e capo redattore de L’Italiano, ha evidenziato come l’idea del libro nasca dalla propria esperienza personale vissuta all’estero e da quella professionale con il giornale L’Italiano . “Ho pensato – ha infatti precisato l’autore - di mettere confronto questi due percorsi e profili che a mio avviso hanno viaggiato sempre in parallelo senza mai incontrarsi. Secondo me – ha aggiunto Pelaggi - è necessario un diverso inquadramento della figura del nuovo emigrante, il cosi detto “cervello in fuga”. Vi è oggi un rinnovato quadro sociale e, evidentemente, l’esperienza professionale all’estero fa ormai parte dei curriculum di alto e medio livello. Ci siamo abituati al fatto che la professionalità sia mobile. Quindi noi non potremo mai fermare né i cervelli in fuga, né i giovani laureati che vogliono lavorare all’estero. Ho dunque trovato anacronistiche determinate leggi che incentivavano il rientro dei giovani italiani all’estero attraverso gli sgravi fiscali. Secondo me non si va fuori dall’Italia per un 10 o un 20% di iva in meno, si va invece nel mondo alla ricerca di stimoli”. Pelaggi dopo aver auspicato la creazione di una serie di reti che riconnettano tutti questi giovani all’estero con l’Italia, si è detto certo della necessità di rinnovare le strutture che si occupano di italiani all’estero, come le ambasciate, i consolati, il Cgie, i Comites e gli eletti all’estero, in modo di tararle sulle esigenze della nuova emigrazione o della mobilità giovanile, immettendo così nuova “linfa”. “Oggi – ha concluso Pelaggi - abbiamo l’opportunità di utilizzare tutti questi giovani preparati e qualificati , insieme ai discendenti di seconda e terza generazione che vivono all’estero, per far si che la risorsa degli italiani nel mondo diventi veramente quello che avevamo sperato”.

Dal canto suo Ricardo Merlo, deputato del Maie e responsabile italiani all’estero dell’Udc, ha sottolineato come questa nuova emigrazione dei giovani stia oggi prendendo piede in modo incredibile, evidenziando la dinamica politica, economica e culturale del mondo globalizzato. “Voi pensate – ha proseguito Merlo -  10 anni fa in America Latina c’era la crisi economica dell’Argentina e per i giovani di allora l’unica soluzione era l’emigrazione dal proprio paese. Oggi l’America Latina sta crescendo all’8 o al 9% del Pil con l’economia del Brasile che avanza a ritmi vertiginosa e sono tantissimi i giovani italiani di nuova emigrazione, ricercatori ma anche imprenditori, che giungono in questo paese. Un nuovo e affascinante fenomeno migratorio che va esaminato e pone una nuova categoria politica. Tanti giovani vanno dunque in America Latina, ma anche in Australia”. Merlo ha infine ricordato come il Maie rappresenti un’espressione politica e culturale degli italiani all’estero.  

Antonello Biagini, prorettore alla Cooperazione e ai Rapporti Internazionali dell’Università La Sapienza di Roma, e responsabile scientifico della collana “Italia Mondo”, ha evidenziato come il problema della mancanza di attenzione delle storiografia per l’emigrazione vada attribuito al fatto che questo fenomeno veniva visto in un primo momento come una colpa da nascondere. Biagini ha anche ricordato come dopo il fascismo le poche analisi sull’emigrazione del secondo dopo guerra furono relegate o agli ambiti della storiografia economica o portate avanti da studiosi locali italiani e organizzazioni operanti all’estero. Un lavoro che ha  contribuito a mantenere viva la memoria. Nei tempi più recenti gli studi dei ricercatori italiani si sono invece concentrati sull’immigrazione.

Biagini, dopo aver lodato il nostro sistema universitario per la qualità della formazione dei ricercatori italiani all’estero, ha sottolineato come molto spesso la diaspora verso altri paesi dei nostri “cervelli” non vada attribuita solo alla mancata acquisizione di un adeguato livello lavorativo, ma ad una nuova concezione culturale del villaggio globale dove i giovani italiani si muovono ormai su uno spazio europeo, cercando di fare nuove esperienze all’estero. 

Il segretario generale del Cgie Elio Carozza , ha invece segnalato l’arrivo a Bruxelles, ormai da sei o sette anni, di giovani laureati e non che, dopo stage o borse di studio nelle università sulle politiche europee, rimangono nella capitale belga e “fanno tutti i mestieri del mondo per non tornare in Italia”.  “ Vi sono due aspetti. – ha precisato Carozza - Uno è interessante perché io credo che sia una fortuna poter disporre di intelligenze, che sanno affermarsi, provenienti dalle scuole italiane che danno una forte formazione, L’altro aspetto è preoccupante perché vi dovrebbe essere una politica da parte dell’Italia che inciti i ragazzi ad andare all’estero e a fare ritorno in patria. Invece il nostro paese non fa nulla”. Secondo Carozza questi ragazzi, che una volta arrivati nel mondo globale hanno poca voglia di tornare in un’Italia scarsamente attiva e produttiva, sono aperti al confronto con altri giovani e vogliono con il nostro paese un rapporto non sentimentale, ma di stimolo e quasi di rabbia, basato sullo sviluppo dell’intelligenza.  “Quando si parla della risorsa degli italiani nel mondo – ha proseguito Carozza - si ricorda che l’emigrazione storica è stata determinante per la ricostruzione dell’Italia dopo i conflitti mondiali. Ma oggi la risorsa della nuova emigrazione è ancora più forte se si mettono insieme le valenze dei ragazzi nati in Italia della nuova mobilità con quelle delle  nuove generazioni e degli oriundi nel mondo , che hanno una più alta formazione rispetto alle prime generazioni, e che saranno nel futuro dirigenti politici economi sindacali di importanti paesi. Su tutto questo il nostro paese dovrebbe investire attenzioni e risorse”. Il segretario generale ha poi evidenziato come l’attuale proposta di riforma dei Comites e del Cgie, già approvata al Senato e in discussione alla Camera, non prenda in considerazione le nuove generazioni all’estero e l’ondata migratoria dei “cervelli in fuga”. 

 “Condivido l’idea – ha affermato il deputato Aldo Di Biagio, responsabile del Fli per gli Italiani nel Mondo- che la nuova emigrazione volta a conseguire il perfezionamento formativo e professionale possa rappresentare un elemento di crescita per i singoli e la collettività. Talvolta però si è usato questo argomento per nascondere il fatto che l’emigrazione giovanile presenta delle innegabili criticità. Il 3% dei giovani laureati italiani – ha aggiunto Di Biagio - sono emigrati all’estero nel 2010 e nel 2011 la percentuale è già salita  al 4,5%.  Vi sono stati inoltre circa 30.000 espatri all’anno fra il 2000 e il 2010. Questi giovani di età compresa fra i 20 e 40 anni hanno un alto grado di scolarizzazione e formazione accurata. Nel nostro paese stentano a decollare ma all’estero hanno successo, ad esempio in Spagna, Germania e l’Australia. Un plauso dunque alla nostra università, ma è un problema per il nostro paese. Noi formiamo, gli altri impiegano”. Per Di Biagio occorre  dunque una riflessione di natura politica su quale sia l’impatto di questo fenomeno sul nostro paese che potrebbe definirsi “emergenza di professionalità” e sull’incapacità dell’Italia di dare alle nuove leve le giuste opportunità per formarsi all’estero e per completare, tornando in Italia,  il loro percorso professionale. Obiettivo, quest’ultimo, che per Di Biagio, può essere raggiunto solo attraverso riforme strutturali atte a rinnovare il tessuto economico del paese.

“La storiografia – ha ricordato il responsabile del Pd per gli Italiani nel Mondo Eugenio Marino - ha spesso sottovalutato l’emigrazione e quindi iniziative editoriali come quella odierna sono utili e servono per sensibilizzare la classe dirigente del nostro paese. Ricordo che su questo stesso fronte è impegnata da qualche anno anche la Casa Editrice Cosmo Iannone. Io credo – ha aggiunto Marino entrando nel vivo della discussione – che negli ultimi 20 anni, nonostante la riforma costituzionale sull’esercizio del voto all’estero, non vi sia stata una politica dell’Italia verso i connazionali nel mondo e sia proprio mancato il percorso nuovo”.

Marino ha poi sottolineato come, dopo il periodo del Fascismo che ha avuto una visone errata ma netta degli italiani all’estero, i grandi partiti di governo vedessero  nell’emigrazione una valvola di sfogo dell’occupazione, mentre le forze politiche della sinistra guardassero alla diaspora dei lavoratori come il simbolo del fallimento delle politiche sociali e di sviluppo dell’esecutivo. Una visione limitata del fenomeno, quest’ultima, che vedeva nell’emigrato solo colui che doveva tornare, ma che poi cambierà. Per Marino, anche alla luce della riduzione della presenza dello Stato all’estero e ai tagli del Governo alle risorse pubbliche per i connazionali nel mondo, occorre dunque oggi un momento di riflessione per capire cosa si voglia fare  per gli italiani all’estero e quali politiche adottare. Marino ha poi segnalato sia l’incapacità dell’Italia di attrarre nel nostro paese ricercatori stranieri, sia l’importanza della legge che prevede incentivi fiscali per il rientro in patria dei “cervelli in fuga”. Un primo passo legislativo che vuole favorire anche chi intende aprire piccole e medie imprese in Italia. Dopo aver criticato la proposta di legge costituzionale, a firma Berlusconi Bossi, che porta da 18 a  5 il numero dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, Marino ha infine auspicato la creazione di una cabina di regia che coordini la nostra presenza all’estero, formata dalla rete del Mae,  dalle Ong e delle imprese.

E’ infine intervenuto Fabio Massimo Cantarelli, del giornale “L’Italiano”, che ha precisato come il libro di Pelaggi sia ben costruito e, con un approccio accademico ma dallo stile accattivante, sappia portare il lettore al di là dei luoghi comuni sull’emigrazione italiana, aprendo prospettive nuove sul fenomeno migratorio. Per Cantarelli dalla pubblicazione emerge anche la grande attenzione della nuova emigrazione per le diverse culture. (Goffredo Morgia /Inform)

 


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