ITALIANI ALL’ESTERO
Dal “Messaggero
di sant’Antonio”, ottobre 2011
Molise sempre più vicino ai suoi emigrati in Canada
Un
«ponte» oltre i confini
Montorio
nei Frentani, in provincia di Campobasso, fu decimato dall’emigrazione di massa
nella seconda metà del secolo scorso. Oggi il paese rinsalda i legami con i
suoi emigrati in Canada. In visita oltreoceano anche il sindaco Paolo Carfagnini
CAMPOBASSO
- Alla fine del secondo conflitto mondiale, che aveva lasciato l’Italia disastrata
e umiliata, eravamo circa 3 mila abitanti a Montorio nei Frentani, paesino del
Basso Molise in provincia di Campobasso che, dall’alto del suo colle, gode di
una posizione geografica invidiabile e vanta uno dei più bei panorami di tutta
Non appena
furono aperte le vie dell’emigrazione, nel giro di due decenni, oltre due terzi
della popolazione abbandonò il paese d’origine. Moltissimi si diressero verso
il Canada, stabilendosi in particolare a Montreal e a Toronto; alcuni preferirono
nazioni europee economicamente più agiate; altri, infine, scelsero le città
industriali del settentrione d’Italia.
Quando
noi emigrati siamo partiti, con in mano solo una valigia contenente poveri oggetti,
ci siamo portati dietro un’amarezza spirituale fatta di sofferenze, di nostalgia
e di lacrime. Era tutto quello che una terra bellissima, ma altrettanto povera,
poteva offrirci in quel periodo tragico della sua storia. Una volta arrivati
in Canada – non solo senza soldi, ma molti anche con pesanti debiti da saldare
– ci siamo messi a lavorare, accettando qualsiasi sacrificio. I primi anni furono
molto duri per tutti. Non conoscendo la lingua locale e non avendo un mestiere
o una professione adeguata, molti furono costretti ad adattarsi a qualsiasi
lavoro, specialmente quelli che i nativi rifiutavano di fare. A poco a poco,
però, spesso aiutati dalle donne di casa e da qualche figlio maggiorenne, si
riuscì non solo a pagare i debiti lasciati in paese, ma anche ad assicurare
un tetto, a comprare una macchina per recarci al lavoro e a depositare
un gruzzoletto in banca per un futuro più sicuro.
Quando
siamo partiti, da soli o in gruppi, non pensavamo neppure di portarci dietro
un tesoro nascosto che ci aveva seguito fin dall’infanzia e che non ci avrebbe
mai abbandonato, ovunque il nostro destino ci avesse portato. Il tesoro prezioso,
che inconsapevolmente portavamo con noi, era l’affetto della nostra terra d’origine,
che ci faceva rivivere ricordi meravigliosi dei nostri colli, del nostro paesello,
della nostra chiesa col suo maestoso campanile e le sue melodiose campane, insieme
a tanti volti e luoghi cari che tutti avevamo impresso nel nostro cuore. Infatti,
appena siamo riusciti a conquistarci un posto nella nuova terra che si è mostrata
accogliente nei nostri riguardi, una volta dimenticata o abbandonata la valigia
della partenza, proprio l’amore per la nostra terra di origine ci ha spinto
a formare un’associazione. Tra i suoi scopi, quello di riunirci in occasioni
speciali, per perpetuare nella nuova terra le medesime feste e tradizioni a
cui eravamo abituati, particolarmente la festa del santo patrono che tanta importanza
ha, ancor oggi, per tutti i paesani.
Fu così
che ebbero inizio le nostre associazioni in Canada, e allo stesso tempo la tradizione
di festeggiare insieme san Costanzo. A Montreal, l’associazione montoriese fu
fondata negli anni ’60: grazie all’entusiasmo e all’assidua e generosa collaborazione
dei membri, i montoriesi sono attualmente i proprietari assoluti di un bellissimo
parco, completamente privato e recintato, a poca distanza da Montreal, fornito
di ogni conforto necessario alle scampagnate estive. C’è a disposizione una
cucina, servizi igienici e numerosi tavoli da picnic, immensi capannoni per
essere al riparo dal sole e dalle intemperie, un’artistica fontana da cui sgorga
continuamente acqua limpida e fresca, un chiosco per la musica con pista da
ballo, campi giochi per bambini e per adulti. A completare il parco una graziosa
cappella, da poco restaurata, che spicca nel meraviglioso scenario della natura
e che contiene le statue di san Costanzo e di alcuni altri santi venerati nel
paese natio.
Ovviamente,
i montoriesi residenti a Toronto non sono rimasti inerti ed emulando i loro
compaesani di Montreal, hanno fondato negli anni ’70 il «Montorio nei Frentani
Social Club», comperando un ampio condominio commerciale, munito di una vasta
sala capace di contenere circa 120 persone per feste sociali, con bar, cucina
e servizi igienici, una luminosa sala per riunioni ed un’artistica nicchia per
custodire decorosamente la statua di san Costanzo.
Bisogna
aggiungere che le due associazioni montoriesi in Canada, da ben 27 anni, pubblicano
e spediscono a tutti i montoriesi nel mondo una rivista semestrale a colori
di 40 pagine. Puntualmente, a giugno e a dicembre, le vicende di Montorio giungono
a tutti gli emigrati nel mondo. La rivista, intitolata «Il Ponte» a significare
lo stretto legame che unisce i montoriesi al loro luogo d’origine, è riuscita
a intensificare l’attaccamento al paese natio e a tramandare, anche ai nostri
discendenti, la fierezza di appartenere alle medesime radici. È sorprendente
il fatto che questo periodico venga inviato gratuitamente a tutti i montoriesi,
residenti sia a Montorio che in tutti i luoghi d’emigrazione, sovvenzionato
unicamente dalla libera generosità dei concittadini.
Quest’anno,
nell’ambito delle celebrazioni speciali per il 150° anniversario dell’Unità
d’Italia, oltre a pubblicare un’edizione speciale del loro periodico, i montoriesi
in Canada sono stati onorati dalla visita dell’attuale sindaco del paese che,
insieme all’assessore comunale Michele Adovasio, ha incontrato le comunità montoriesi
di Montreal e di Toronto durante due incontri sociali di particolare importanza.
Bisogna
aggiungere che Montorio, oltre a soffrire le conseguenze di una delle più drammatiche
emigrazioni di tutti i paesi del Molise, è stato duramente colpito anche dal
terremoto del 31 ottobre 2002, che sembrava aver dato il colpo di grazia all’intera
comunità. Tuttavia, grazie al diretto interessamento del sindaco Carfagnini,
che esercita la professione di medico all’ospedale di Larino (CB), e alla sua
dinamica amministrazione, Montorio sta riacquistando importanza e prestigio.
Sta diventando, infatti, un piccolo centro urbanistico di qualità, quasi completamente
rinnovato, che attira non solo numerosi turisti durante il periodo estivo, ma
anche nuovi cittadini che lo scelgono come loro dimora permanente.
Quali
sono le sue sensazioni e il suo stato d’animo dopo la visita in Canada?
Sono molto
soddisfatto di questo incontro, che mi ha dato l’opportunità di confrontare
i miei pensieri con la realtà che sono andato scoprendo durante i giorni trascorsi
sia a Montreal che a Toronto. Ho avuto alcune conferme, ho fatto nuove conoscenze
e ho ricevuto pure delle sorprese. In generale ho avuto un’impressione molto
positiva, perché ho trovato questi ricordi molto vivi, vissuti, commoventi in
alcuni casi, che esprimono il grande affetto che si sente ancora per Montorio.
Questa trasferta mi ha fatto crescere anche a livello umano. Ritornando in paese
sento la responsabilità di rappresentare una comunità molto più grande di quella
che risiede nel territorio comunale. Sono, infatti, convinto che le opere che
si realizzano abbiano un’importanza anche per i montoriesi all’estero.
Cosa
l’ha impressionata maggiormente?
Da una
parte il contatto con la realtà dell’emigrazione; i racconti dei sacrifici e
delle rinunce, ma anche delle soddisfazioni per la casa che si è riusciti a
costruire e per i figli che hanno studiato o hanno avuto successo nella vita.
Dall’altra parte, mi ha stupito questo legame profondissimo con la patria, perché
quando uno parla del colle, del paese, e questo parlare si traduce in commozione,
traspaiono un affetto e un attaccamento che non avrei mai pensato così profondi
e intensi.
Come
stanno gli italiani in Canada?
Sono rimasto
molto impressionato dal progresso fatto dai miei compatrioti in questa nazione.
Grazie agli incontri fatti e ai racconti ascoltati, ho potuto rendermi conto
che gli italiani operano in tutti i campi, dall’edilizia alla ristorazione e
ai servizi sociali, includendo anche parecchi montoriesi che hanno raggiunto
livelli molto alti nell’ambito degli affari e della cultura. Ho toccato
con mano la straordinaria capacità imprenditoriale degli italiani che, rispetto
ad altre etnie, forse a causa della nostra umanità e del nostro saper fare in
generale, aprono porte che probabilmente altri hanno più difficoltà a schiudere.
Si
sente orgoglioso dei successi che alcuni montoriesi hanno raggiunto in questa
terra?
Certamente,
e anche questo mi ha meravigliato molto. Sapevo che alcuni avevano raggiunto
alti livelli di integrazione nella società canadese, ma vedere queste persone
dal vivo è un’altra cosa. Ho incontrato migranti che hanno fatto studiare i
figli e che abitano in case lussuose, ma anche persone che svolgono un ruolo
importante nella società canadese e che sono rispettate, a loro volta, da un
mondo molto variegato sia per cultura che per nazionalità.
Pensa
che questa sua visita sia servita a eliminare certi pregiudizi e a riavvicinare
le nostre comunità?
Certamente.
Questo auspicio l’ho espresso nei brevi saluti che ho rivolto ai compaesani
sia a Montreal che a Toronto, rilevando una mia maggiore consapevolezza in merito
alle distanze che si creano quando alcuni emigrati rientrano in paese dopo molto
tempo. Distacchi spesso dovuti alla timidezza o alla difficoltà di rientrare
in certi comportamenti e convenzioni. A volte basterebbe molto poco, un saluto
o un semplice sorriso. Credo che gli emigrati meritino maggiore calore e rispetto:
sono, infatti, persone che hanno dato molto alla comunità e molto hanno
da raccontare. Ho cercato anche di dare un impulso ad alcune situazioni complesse
da gestire in questo momento, a causa dell’età dei residenti in Canada, che
hanno partecipato sia alla manutenzione del Parco a Montreal che alla gestione
del Club a Toronto. Ho cercato di far capire il nostro sentimento di orgoglio
per l’operato degli emigrati, incoraggiando la continuazione di queste attività.
Tutto ciò serve a rinsaldare un legame che deve essere coltivato, perché rappresenta
le fondamenta dell’unione, per quanto ideale, tra le due comunità. Spero, infine,
di aver lasciato nei montoriesi che ho incontrato un buon ricordo e la voglia
di rinsaldare questa lunga amicizia. (Costanzo
Colantonio- Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’