INFORM - N. 187 - 10 ottobre 2011


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO 

Da “La Voce del Popolo”

Il dialetto, collante della fiumanità

All’Hotel delle Nazioni di Montegrotto Terme il 49.esimo Raduno dei Fiumani. Alla ricerca di una nuova identità che il presente fatica a suggerire

 

MONTEGROTTO TERME  (Padova) – Il dialetto e il ricordo, il raduno e la collaborazione, protagonisti del 49.esimo Raduno dei Fiumani svoltosi anche quest’anno a Montegrotto Terme, all’Hotel delle Nazioni, con una tre giorni di piacevole incontro tra persone che sentono forte l’appartenenza a una fiumanità legata al passato, alla ricerca di una nuova identità che il presente fatica a suggerire.

Da dove iniziare? Come un lungo racconto, anche la relazione di Guido Brazzoduro sull’attività svolta, presentata durante la riunione del Consiglio e replicata in Assemblea della domenica mattina. Fatta di resoconti su incontri al vertice, anche con i Capi di Stato a Pola il 3 settembre, con ambasciatori e consoli nel corso dell’anno. Poi gli appuntamenti tradizionali in Italia e a Fiume con ricorrenze e anniversari vari ai quali il Libero Comune non manca di partecipare, spesso come parte della FederEsuli, altre volte autonomamente. Ma queste aperture prodotte dall’incontro tra gli Stati, impongono di rivedere posizioni e atteggiamenti. Da dove iniziare? Il dibattito è aperto e non si presenta come un percorso facile. Più semplice rimanere nel filone della nostalgia, degli affetti e di una credibilità fatta di iniziative collaudate. Difficile immaginare un diverso approccio alla realtà, attraverso un rinnovamento sostanziale e un ricambio che non può essere solo anagrafico ma reale. Numerosi gli interventi tesi a fornire nuove strade, spesso però di carattere formale che non possono produrre che cambiamenti di facciata.

La delegazione di Palazzo Modello Un dibattito serrato quindi, continuato anche durante l’assemblea di domenica alla quale era presente, come da tradizione, anche una delegazione della Comunità degli Italiani di Fiume, con la presidente Agnese Superina, il consigliere Rosi Gasparini e la preside della Scuola media superiore in lingua italiana di Fiume, Ingrid Sever. Il Ministro Roberto Pietrosanto, il direttore del Centro Studi Fiumani in Roma Marino Micich e il Presidente dell’Associazione Dalmati nel Mondo, Franco Luxardo che ha portato i saluti anche dal territorio, il suo, che ha ospitato pure quest’anno il raduno dei Fiumani. Ha ricordato a tutti che la prossima settimana saranno i Dalmati a tenere il proprio Raduno a San Marino, durante il quale verrà messa in evidenza, come ha fatto a Montegrotto, la collaborazione in atto all’interno della FederEsuli sui numerosi progetti di rinnovamento delle strutture e di rilancio dell’attività delle associazioni aderenti.

Dove il 50° Raduno? Il prossimo anno i fiumani s’incontreranno per il loro 50.esimo Raduno. Sarà ancora a Montegrotto o a Fiume, come molti chiedono? A rispondere è la stessa Agnese Superina che in sintonia col Libero Comune ribadisce la necessità di procedere congiuntamente ma con il coinvolgimento della municipalità di Fiume e del suo sindaco, Vojko Obersnel. Bisognerà valutare, come afferma Mohoratz, se i tempi sono maturi per farlo. I segnali che arrivano dalla città, dalla produzione di libri che confutano la dimensione dell’italianità in loco, non depongono in favore di una decisione positiva. Si dovrà lavorare sodo per creare le premesse necessarie a un raduno che sia veramente tale. Si valuteranno le opportunità. “I tempi non saranno mai maturi – dice Agnese Superina – ma se vogliamo farlo, facciamolo. Attenti, però, a non vanificare un lavoro fatto in loco, con le autorità municipali, per tanti decenni”.

Il problema del cimitero Rimane ferma la collaborazione con la Comunità degli italiani che continua a svolgere un’attività serrata e di grande spessore e che vedrà, prossimamente, anche la presentazione del Dizionario Fiumano il prossimo 2 novembre, dopo l’incontro in Cripta per la tradizionale messa. Ribadita anche la necessità di affrontare il problema del cimitero dove le tombe vengono rivendute con una semplice comunicazione alle famiglie inadempienti.

Applausi per la «Fiumana» Applausi all’assemblea alla medaglia vinta al Triangolare di Roma, organizzato dall’Anvgd, dai ragazzi della Fiumana alla quale hanno partecipato – come ha raccontato Marino Segnan – “i nostri figli che vanno seguiti e tenuti vicini all’attività dell’associazione”. Segnalate le lettere, commoventi, scritte dai ragazzi dopo l’incontro e pubblicate sul sito internet dell’Anvgd, “da leggere per capire cosa hanno recepito affinché la nostra storia continui”.

Il dizionario, «Testamento di fiumanità» Ma al di là del dibattito, l’incontro, ha avuto anche altri momenti. A partire da venerdì quando, per i primi arrivati in loco, c’è stata la Visita di Villa dei Vescovi, vale a dire conoscenza del territorio che ha ospitato, nel corso delle giornate più di un centinaio di persone intervenute all’appuntamento. Sabato uno spazio è stato riservato alla presentazione dei “freschi di stampa”. In primo luogo il Dizionario, uno dei tanti – hanno sottolineato i relatori – ma importante perché prende l’avvio dall’originale ricerca di Erio Milch, studente fiumano perito ad Auschwitz. La sorella si trovò, dopo la guerra, con migliaia di schede che consegnò a Padre Katunarich. Samani e Santarcangeli s’incontrarono per mettere a punto il lavoro svolto, uscì il primo Dizionario, con 3000 voci delle 15.000 citate da Milch.

Un gruppo di appassionati – come hanno spiegato Guido Brazzoduro e Mario Bianchi – ha ora ripreso a percorrere la strada già tracciata, affidando l’organizzazione del volume al prof. Pafundi che l’ha reso “presentabile”. Ma al nucleo originale si è aggiunta la ricerca sul campo, un periodo di scavo, di un folto gruppo di persone che ancora ricordano e che l’hanno trasformato in un “testamento di fiumanità”.

Ti ga fato proprio ben Nell’intervento di Fulvio Mohoratz alcuni cenni alle riflessioni che hanno accompagnato la sua stesura. Ci voleva un fiumano verace come Mario Bianchi che seguisse l’opera a passo a passo. Vi ho preso parte anch’io in fase interlocutoria e “me son subito sbarufado, e xe finida la facenda. Mio cugin (Padre Katunarich) xe pien de idee ma quele non basta, manca i bori e omini, ghe go deto, se ti li trovi sta sicuro che fazo propaganda da matina a sera”. Ero difidente ma quando go visto l’opera finita, ho commentato: “ti ga fato proprio ben”.

Un volume da gustare senza fretta ma soffermandosi sulle sfumature di certi modi di dire che anche all’interno della città assumevano forme diverse da rione a rione. Ne esce la ricchezza di un mondo variegato, la vivacità di una parlata in continua trasformazione che sapeva assorbire gli influssi e segnalare le varie presenze nazionali e sociali. Si colgono inoltre le caratteristiche grammaticali, l’inversione per esempio dei verbi nella frase, e una sintassi che assegnano al dialetto il valore di lingua.

Me pissa i denti... Alcuni esempi di parole caratteristiche: impizar – accendi (se si tratta della luce va bene, ma con “impiza l’ombrel” come la metemo?) L’acquolina – me pissa i denti. Oppure parole divertenti quali: pus’ciava, mahaz (fiuto, capacità, manualità, sovoir faire). E porta inoltre un sacco di esempi di gustose interpretazioni che racchiudono lo spirito ma anche i riferimenti culturali delle genti fiumane. “La tambascava in tedesco dalla matina ala sera”. “Mia madre me s’ficava”. “Ala gente ghe piase da mati la nostra calada”. E no i ne capise quando dixemo: Andemo in bagno (andare in spiaggia), vogaimo in canotiera (facevamo parte del Club di canottaggio).

Ora il dizionario è a disposizione dei soci. Mentre sono da richiedere direttamente agli autori i libri di Reneo Lenski. Lucilla Croselli Nusdeo e Gabriele Marconi che hanno animato l’incontro culturale.

Il primo un libro di ricordi in dialetto con la felice ironia di Lenski, fortemente caratterizzato da un sentimento di nostalgia che ritroviamo nel libro di Lucilla, autrice di Canfanaro d’Istria che ha trovato il diario del 1943 di suo padre, una struggente testimonianza di un tragico periodo storico che ha segnato le sorti di una terra ma soprattutto le vicende personali di tante persone. Difficile generalizzare o stabilire delle regole, la sofferenza ha i suoi percorsi che vanno rispettati. Raccolti anche in questo “Scrivere, perché?”.

«Le stelle danzanti» L’amicizia di due giovani, Giulio e Marco; il primo è un piccolo borghese reduce dalla prima guerra mondiale, mentre il secondo è il figlio ribelle di una famiglia nobile e ricca che decide di arruolarsi nell’impresa di Fiume da semplice ardito. I giovani trovarono nell’impresa fiumana, ma soprattutto in Gabriele D’Annunzio il loro comandante carismatico, proprio per questo “Le stelle danzanti” è considerato un romanzo di passioni: politica, amicizia, fedeltà e amore. E per scriverlo l’autore si è documentato nell’Archivio del Museo di Fiume a Roma, leggendo le lettere che i legionari scrivevano alle famiglie. (Rosanna Turcinovich Giuricin-La Voce del Popolo,10 ottobre/Inform)

 


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