INFORM - N. 186 - 7 ottobre 2011


RASSEGNA STAMPA

Intervista de “La Discussione” al presidente del Comitato Schengen

Margherita Boniver: “Non dobbiamo voltare le spalle alla Siria”

 

ROMA - Lo stop alle sanzioni contro la Siria imposto dal veto di Russia e Cina sono un brutto colpo ma «lo sforzo diplomatico della comunità internazionale non si fermerà», assicura Margherita Boniver, deputato del Pdl e presidente del Comitato Schengen.

Onorevole Boniver, dopo il veto di Russia e Cina alla risoluzione dell'Onu quale altro strumento di pressione resta alla diplomazia?

Sicuramente la storia non finisce qui. Se così fosse, sarebbe davvero una brutta fine. Credo che ci siano ancora margini di manovra. Anche perché la Russia si sta arrampicando sugli specchi per giustificare il proprio voto contrario.

Quale altra carta può giocare l'Occidente per bloccare la repressione del regime di Assad?

La diplomazia dell'Onu ha lavorato per mesi per costruire una risoluzione di condanna molto dura contro Damasco ma la contrarietà di Mosca e Pechino ha bloccato tutto. È stato un duro schok per la comunità internazionale ma questo brusco stop non fermerà la volontà della comunità internazionale. La condanna alla repressione andrà avanti. Il no di Russia e Cina non frena l'ipotesi di nuove severe sanzioni per isolare ulteriormente il regime.

Perché la comunità internazionale non ha trovato un accordo?

I cinesi sostengono il principio della non interferenza rispetto alla sovranità degli altri stati. La Russia, invece, è contraria alle sanzioni contro un Paese che ogni anno gli garantisce laute commesse militari. Per il Cremlino, la Siria è un preziosissimo alleato in una ragione strategicamente come il Medio Oriente.

E’ da escludere un intervento militare come in Libia?

Credo proprio di sì. La missione militare della Nato in Libia, che è un successo, non è ancora terminata. E questo è una bella garanzia per Assad. Solo pochi giorni fa il segretario generale della Nato Rasmussun ha ribadito che l'Alleanza non prende in considerazione l'ipotesi di intervenire militarmente. Un atteggiamento che porta alla luce un doppio-pesismo difficilmente giustificabile. Significa affermare che esiste un'evidente disparità tra i diritti lesi degli insorti libici e quelli delle persone che in Siria manifestano contro la dittatura di Assad. Detto ciò è difficilissimo ipotizzare un intervento militare perché non c'è mai una situazione uguale all'altra. Le condizioni cambiano di volta in volta. In Libia, c'è stato il via libera alla risoluzione Onu 1973 grazie al sì della Lega Araba, mi sembra difficile che si possa verificare la stessa cosa con la Siria.

L'impressione è che non ci sia la volontà di voltare le spalle al regime di Assad?

La Siria è un tassello fondamentale per il mantenimento degli equilibri mediorientali. Damasco un fidatissimo alleato di una potenza regionale aggressiva, e nucleare, come l'Iran. C'è il timore che la caduta del regime possa aprire una fase di pericolosa instabilità. Tuttavia queste non sono ragioni valide, la repressione deve finire. (Giampaolo Tarantino-“ La Discussione” del 7 ottobre 2011)

Inform

 


Vai a: