RASSEGNA STAMPA
Intervista de “La Discussione” al presidente del Comitato
Schengen
Margherita Boniver: “Non dobbiamo voltare le spalle alla
Siria”
ROMA - Lo stop alle sanzioni contro
la Siria imposto dal veto di Russia e Cina sono un brutto colpo ma «lo sforzo
diplomatico della comunità internazionale non si fermerà», assicura Margherita
Boniver, deputato del Pdl e presidente del Comitato
Schengen.
Onorevole Boniver, dopo il veto di
Russia e Cina alla risoluzione dell'Onu quale altro strumento di pressione resta
alla diplomazia?
Sicuramente la storia non finisce qui.
Se così fosse, sarebbe davvero una brutta fine. Credo che ci siano ancora margini
di manovra. Anche perché la Russia si sta arrampicando sugli specchi per giustificare
il proprio voto contrario.
Quale altra carta può giocare l'Occidente
per bloccare la repressione del regime di Assad?
La diplomazia dell'Onu ha lavorato
per mesi per costruire una risoluzione di condanna molto dura contro Damasco
ma la contrarietà di Mosca e Pechino ha bloccato tutto. È stato un duro schok per la comunità internazionale ma questo brusco stop
non fermerà la volontà della comunità internazionale. La condanna alla repressione
andrà avanti. Il no di Russia e Cina non frena l'ipotesi di nuove severe sanzioni
per isolare ulteriormente il regime.
Perché la comunità internazionale non
ha trovato un accordo?
I cinesi sostengono il principio della
non interferenza rispetto alla sovranità degli altri stati. La Russia, invece,
è contraria alle sanzioni contro un Paese che ogni anno gli garantisce laute
commesse militari. Per il Cremlino, la Siria è un preziosissimo alleato in una
ragione strategicamente come il Medio Oriente.
E’ da escludere un intervento militare
come in Libia?
Credo proprio di sì. La missione militare
della Nato in Libia, che è un successo, non è ancora terminata. E questo è una
bella garanzia per Assad. Solo pochi giorni fa il
segretario generale della Nato Rasmussun ha ribadito
che l'Alleanza non prende in considerazione l'ipotesi di intervenire militarmente.
Un atteggiamento che porta alla luce un doppio-pesismo difficilmente giustificabile. Significa affermare
che esiste un'evidente disparità tra i diritti lesi degli insorti libici e quelli
delle persone che in Siria manifestano contro la dittatura di Assad. Detto ciò è difficilissimo ipotizzare un intervento
militare perché non c'è mai una situazione uguale all'altra. Le condizioni cambiano
di volta in volta. In Libia, c'è stato il via libera alla risoluzione Onu 1973
grazie al sì della Lega Araba, mi sembra difficile che si possa verificare la
stessa cosa con la Siria.
L'impressione è che non ci sia la volontà
di voltare le spalle al regime di Assad?
La Siria è un tassello fondamentale per il mantenimento
degli equilibri mediorientali. Damasco un fidatissimo alleato di una potenza
regionale aggressiva, e nucleare, come l'Iran. C'è il timore che la caduta del
regime possa aprire una fase di pericolosa instabilità. Tuttavia queste non
sono ragioni valide, la repressione deve finire. (Giampaolo Tarantino-“ La Discussione”
del 7 ottobre 2011)
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