ITALIANI ALL’ESTERO
Da “La Gente d’Italia” del 7.10.2011
Comites e CGIE alla Casa degli
Italiani di Montevideo in vista della plenaria di Roma
Filomena Narducci
e Renato Palermo: “Scenderemo in piazza per tutelare i nostri diritti”
MONTEVIDEO - Si è tenuta
mercoledì nella Casa degli Italiani una riunione di esponenti della collettività
italiana in Uruguay con i consiglieri che la rappresentano nel CGIE (Consiglio
Generale degli Italiani all'Estero), Filomena Narducci e Renato Palermo.
L'incontro, alla quale
hanno partecipato attivamente anche la console Cinzia Frigo e il presidente
del Comites Armando Pizzuti,
aveva lo scopo di raccogliere le inquietudini, le rivendicazioni e le proposte
della collettività, affinché la Narducci e Palermo
possano farsi eco di esse alla prossima assemblea plenaria del CGIE, che si
terrà alla Farnesina dal 12 al 14 ottobre.
Filomena Narducci ha inquadrato il contesto nel quale avrà luogo il
consesso: “Gran parte del governo è chiaramente contro gli italiani all'estero,
e questo si sente”.
Tra i problemi che si affronteranno,
Renato Palermo ha segnalato le ripetute proposte di rappresentanti del governo
per riformare gli organi di rappresentanza dell'emigrazione (CGIE e Comites)
per ridurli numericamente e finanziariamente. Il consigliere ha ricordato che
il ministro Calderoli ha auspicato l'abolizione della parte dell'articolo 48
della Costituzione che ha introdotto la Circoscrizione elettorale Estero, cosa
che eliminerebbe di fatto la attuale rappresentazione parlamentare dei cittadini
italiani residenti all'estero. Altre iniziative annunciate vorrebbero ridurre
il numero dei parlamentari eletti in tale circoscrizione a otto deputati e quattro
senatori, invece dei dodici deputati e sei senatori attuali. “Se si abolisse
la Circoscrizione Estero, torneremmo al passato”, ha commentato dal canto suo
la Narducci. “E se si approvasse la riforma che prevede
che il Senato si trasformi in un Senato Federale, chi ci darà i sei senatori?
Da dove uscirebbero fuori? La riforma li eliminerebbe automaticamente”.
A riguardo di CGIE e Comites, la sua opinione è che “li si vuole manipolare. 'Lasciamogli
qualcosa' si pensa 'ma non il sufficiente, in modo che, di fatto, non possano
funzionare'.
Dopo essersi lamentata
della scarsa presenza in sala delle associazioni, ha segnalato che sarebbe importante
che collaborino maggiormente, poiché il progetto di riforma del CGIE “non da
importanza” ad esse, e privilegia le regioni e i partiti.
La Narducci
considera che le regioni sono sempre meno interessate all'emigrazione. Soprattutto
quelle ricche. “La Lombardia, per esempio, ha eliminato l'Assessorato all'Emigrazione.
Altre regioni, che già adesso non si vedono negli ambiti in cui dovrebbero partecipare,
faranno lo stesso”. Inoltre, ha spiegato, “il CGIE, a differenza del Comites,
che ha solo contributi statali e si puó finanziare
in altri modi, è interamente finanziato per legge dallo Stato. Ciò suppone che
non ha risorse proprie, e non ne riceve, non può funzionare. Si dice che il
CGIE costa 1 milione 900mila euro all'anno, ed hanno via via
abbassato i fondi a 1.350.000 euro. E con questo deve fare due assemblee generali,
due continentali, oltre ai Comitati di Presidenza. Ma se non ci danno i soldi...
È come se non pagassero le spese del Parlamento. Questo si sta facendo”, ha
concluso lapidariamente. In conseguenza, non si fanno le assemblee continentali,
né i Comitati di Presidenza, e si anticipa la Plenaria. “Speriamo che questa
abbia la forza di fare ascoltare la sua voce al governo”, si augura la Narducci.
La consigliera ha poi avvertito
che quando cominciarono i tagli per l'estero, la crisi in Italia non era ancora
scoppiata. Secondo lei “ora ci sarà un maggior consenso nel tagliare i fondi.
Pare logico che se si taglia tutto - se succede per esempio che un lavoratore
in Italia sia vittima dei tagli – si tagli anche sugli italiani all'estero”.
Ha poi enfatizzato che
“non siamo coscienti della gravità della crisi in Italia”.
“Ma su una cosa dovremo
essere intransigenti: che non si tocchino gli organismi di rappresentanza e
i servizi consolari” ha ammonito. “Se perdessimo la rappresentanza, non avremmo
neanche i mezzi e gli strumenti per farci sentire”. E “se diminuissero ancora
la risorse, avremo servizi sempre più scadenti”. “Quando si è presentato il
piano di razionalizzazione della rete consolare”, ha continuato la Narducci, “il Sudamerica non era contemplato”. Ma ora, nel
caso di Montevideo, si rischia una riduzione o un declassamento da consolato
a cancelleria consolare. “Sarebbe una vittoria mantenere quello che abbiamo”,
considera la consigliera, che ha comunque asserito che, di fatto, i tagli sono
cominciati, poiché “non si danno le risorse necessarie in tempo, o se ne danno
di meno. In Spagna hanno già tolto consolati, o li hanno trasformati in cancellerie
consolari”.
La Narducci
(e Palermo le ha fatto eco) si è anche rammaricata del fatto che non si capisce
che sono gli italiani all'estero quelli che comprano italiano e che promuovono
i prodotti nazionali, e che sono una risorsa per il paese, in tanti aspetti.
La console Frigo ha preso
la parola, confermando che questa “è la realtà. Triste, ma è una realtà”, ed
ha invitato i due consiglieri, dei quali ha espresso la sua personale stima,
a farsi ascoltare a Roma, anche perché “finora non si è riusciti a far capire
le potenzialità di questo paese. Questo piccolo Uruguay, poiché ha una collettività
grande, può essere importante per far capire che potenzialità ha l'estero”.
Secondo l'alta funzionaria,
nel CGIE purtroppo non sempre ci sono persone adeguate alla loro funzione, ma
Palermo e Narducci non rientrano tra queste.
La Frigo ha poi invitato
i presenti “ad aiutarci, a fare sistema”, ed ha detto che lei stessa si sente
emigrante. “Non crediate che soltanto voi siate stati constretti ad andar via
dalla patria. Anch'io ho avuto questa vita:.. e da 26 anni mi sento anch'io
emigrante. Ma il sangue mi porta tra chi è italiano, verso l'Italia. Chi è italiano,
l'italianità, è qualcosa che mi appartiene”. Rispetto all'assemblea, ha incentivato
i due rappresentanti per l'Uruguay a “farsi sentire in un modo propositivo”.
Ha poi espresso la sua
opinione nei confronti del CGIE, che secondo lei “è una struttura molto più
valida dei deputati e dei senatori (eletti all'estero), che poi devono obbedire
a ordini di scuderia, perchè è più capillare, più
vicina alla rappresentanza sul territorio dove vivono i connazionali”. In questo
si è detta d'accordo con Filomena Narducci, che aveva
espresso i suoi dubbi sulla funzione dei parlamentari dell'estero, che “sono
assimilati al resto del Parlamento” devono muoversi in funzione delle logiche
di partito e fare quello che fa qualsiasi parlamentare, non avendo troppe possibilità
di essere efficaci nel perseguire gli interessi di chi rappresentano. In poche
parole, secondo la Narducci, “non si è dimostrato
che servano per la rappresentatività”, mentre “il CGIE rispecchia e rappresenta
tutti i paesi” di emigrazione italiana.
“È veramente la voce di
tutti gli emigranti, e dovrebbe essere composto da persone all'altezza”, ha
riassunto la console.
A questo punto è intervenuto
il pubblico. C’e’ chi ha domandato se una parte dei proventi dei passaporti,
ad esempio, rimane a disposizione del consolato che li emette.
Purtroppo, ha risposto
la console, vanno invece in toto al Ministero dell'Economia.
“Se rimanesse anche solo
una piccola percentuale qui, posso garantire servizi efficienti”. Invece ora
i funzionari del consolato “non possono nemmeno permettersi di ammalarsi”.
La Narducci
ha ricordato che il passaggio da consolato a consolato generale in passato era
già pronto alla firma, ma poi non se n'è fatto nulla. Sarebbe anche d'accordo
con la possibilità che gli uffici si trasferiscano presso la sede dell'ambasciata,
“a patto, però, che rimanga consolato e non cancelleria consolare”, cosa che
comporterebbe una minore elargizione di fondi e di personale, che sarebbe assolutamente
inaccettabile.
La situazione è tale che
quando quattro funzionari sono stati simultaneamente chiamati a dichiarare in
un processo, la console ha dovuto scrivere al giudice spiegando che ciò era
impossibile, a meno di chiudere il consolato. L'ha raccontato Colomba Gentile,
responsabile dell'Ufficio Assistenza.
“Da vent'anni il Comites dice queste cose, il problema è che non ci sono orecchie
per ascoltarlo. Lo Stato ci ignora e continua ad ignorarci” ha esposto un'altro
partecipante, secondo il quale occorrerebbero misure drastiche, come un boicottaggio
dei prodotti italiani organizzato dalle collettività. Il CGIE è utile, e formula
tante proposte, ma non è mai ascoltato, ha detto.
Renato Palermo ha segnalato
che “il governo non vuole azzerare il rapporto con le collettività, ma di impostarlo
in un altro modo. Altrimenti quando vengono fuori proposte come quelle di Calderoli
non si sarebbero subito smentite da altri, che non menzionano tali idee, come
sta succedendo”.
“È vero che il Comites e il CGIE hanno cercato di proporre per un anno intero
un contro progetto di riforma, consultando le basi, e tale progetto non è mai
stato considerato”.
Una voce fuori del coro
è stata quella di un partecipante che ha invitato a non demoralizzarsi e ritiene
che la crisi non duri ancora molto a lungo.
Ci si è poi soffermati
su considerazioni circa l'indole della situazione italiana e alcuni suoi aspetti
(crisi di valori, credito, evasione fiscale, etc.) e sulla sua profondità. Per
esempio si è sottolineato un certo regresso verso il lavoro nero e bassi stipendi,
nonché una nuova emigrazione verso il Sud America (oltre che verso altre destinazioni),
da parte di chi a volte è semplicemente “stufo” di come vanno le cose in patria.
Vari dei presenti hanno assentito dicendo che conoscono persone in questa situazione.
Filomena Narducci ha riassunto la posizione del governo ricordando
quando il premier ha visitato il Brasile, ed ha preferito una festa all'incontro
con la collettività italiana.
Ha poi tirato questa conclusione:
“La situazione è gravissima, Andiamo davanti ai consolati, protestiamo, facciamoci
sentire. O strappiamo qualche risultato, o andiamo allo sfascio totale.
Cominciano a preoccupare
anche le pensioni all'estero. Si vede che non le vorrebbero più pagare.
Secondo la consigliera,
la situazione non si risolverà quando finisca la crisi (sulla cui rapida uscita
ha molti dubbi). Se si minaccia il voto, la cosa è grave. “Forse il poter votare
non ha prodotto i risultati che ci aspettavamo, ma la rappresentazione va difesa
fino in fondo, perchè ci consente di recuperare anche
le altre cose” ha precisato.
Secondo il giornalista
ex RAI di Montevideo Stefano Casini, occorre far sentire la pressione sui media.
“E il problema del CGIE non è che costa troppo. Costa agli italiani meno di
trenta centesimi l'anno”.
Filomena Narducci ha allora ribadito la proposta di organizzare proteste.
Anche perché, ha detto, se i mezzi di comunicazione in Uruguay mostrassero lo
scontento degli italiani, all'Italia questo non piacerebbe. “Io sono per proporre
manifestazioni come abbiamo fatto nei momenti critici. Almeno potremo dormire
tranquilli, perché qualcosa avremo fatto”. (Silvano Malini-La Gente d’Italia/Inform)