SENATO DELLA REPUBBLICA
Al via in Commissione Affari Esteri l’esame delle proposte
di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari
Il relatore Tofani (Pdl) illustra le ripercussioni del
provvedimento sulla rappresentanza eletta nella circoscrizione Estero, che passerebbe
da
ROMA - I disegni di legge relativi alla riduzione del numero dei parlamentari sono stati illustrati ieri in Commissione Affari Esteri al Senato dal relatore Oreste Tofani (Pdl), segnalando che il parere richiesto alla Commissione sui profili di propria competenza sarà da riferirsi al testo unificato dei ddl all’esame della Commissione Affari Costituzionali (vedi Inform del 21 settembre: http://www.mclink.it/com/inform/art/11n17407.htm)
Tofani ha anche ricordato come l’ipotesi di istituire una Commissione speciale per l’elaborazione di testi di riforma costituzionale che prevedano la riduzione del numero dei parlamentari, il pareggio di bilancio e la revisione dell’assetto di Comuni e Province sia stata rinviata dall’Aula al prossimo mese di novembre.
Il relatore ha quindi ricordato come il provvedimento in esame preveda la riduzione del numero dei deputati a 450, 8 dei quali eletti all’estero (oggi sono 12), e la riduzione dei numero dei senatori a 250, 4 dei quali eletti nella circoscrizione Estero (attualmente 6). Un intervento sul dato attualmente indicato nella Costituzione, “senza alcun riferimento alla ponderazione con l’entità della popolazione”. “Da un raffronto con gli altri Paesi dell’Unione europea - precisa Tofani, - l’approvazione del testo in esame renderebbe l’Italia il Paese dell’Unione con il minor numero di parlamentari in proporzione alla popolazione”.
Richiamando
la normativa vigente sull’esercizio del diritto di voto all’estero, a proposito
del numero dei parlamentari eletti nelle quattro diverse ripartizioni – Europa,
America meridionale, America settentrionale e centrale, Africa, Asia, Oceania
e Antartide – Tofani ricorda come a ciascuna spetti l’elezione di un deputato
e un senatore, “mentre gli altri seggi – riporta la normativa - sono distribuiti
tra le stesse ripartizioni in proporzione al numero dei cittadini italiani che
vi risiedono”. “Nelle due consultazioni elettorali che si sono svolte sinora,
i risultati sono stati quelli di attribuire 2 seggi, per il Senato, alle ripartizioni
Europa e America meridionale, che sono quelle che presentano un numero maggiore
di iscritti alle liste elettorali, - ricorda Tofani, - un seggio in America
settentrionale e centrale e un seggio in Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Per
Secondo
i dati del ministero dell’Interno aggiornati al 31 dicembre 2010 e richiamati
dal relatore i cittadini italiani residenti all’estero aventi diritto di voto
sarebbero così ripartiti: in Europa 2,2 milioni; in America meridionale circa
1,2 milioni; in America settentrionale e centrale circa 380.000; in Africa,
Asia, Oceania e Antartide circa 220.000. Nelle ultime consultazioni elettorali
del 2008, inoltre, il numero di elettori del Senato per ripartizione era: Europa,
1.459.197; America meridionale, 748.200; America settentrionale e centrale,
278.609; Africa, Asia, Oceania e Antartide 141.826. In base a questi dati, ha
ricapitolato Tofani, “in Europa si è assegnato un seggio ogni 729.598 elettori,
in America Meridionale un seggio ogni 374.100 elettori, in America settentrionale
e centrale un seggio ogni 278.609 elettori e in Africa, Asia, Oceania e Antartide
un seggio ogni 141.826 elettori”, mentre sommando i dati di Camera e Senato
“in Europa sono stati assegnati un seggio ogni 386.607 elettori, in America
meridionale uno ogni 317.315 elettori, in America settentrionale e centrale,
uno ogni 191.757 elettori e in Africa, Asia, Oceania e Antartide uno ogni 148.656
elettori”. “Se il numero dei deputati dovesse essere ridotto a 8 e il numero
dei senatori a 4, - spiega il relatore, - tenendo come riferimento il numero
di elettori di Camera e Senato del 2008, non essendo disponibili nelle statistiche
2011 i dati disaggregati per Camera e Senato, si avrebbe un seggio ogni 365.522
elettori per
Nell’ipotesi di ridurre a 4 il numero di senatori eletti nella circoscrizione Estero, “senza modificare la legge attuativa, ciascuna ripartizione vedrebbe l’elezione di un solo rappresentante – sottolinea Tofani, segnalando come ciò comporterebbe, quale “effetto paradossale”, una sottorappresentazione della collettività italiana più consistente (quella residente in Europa) e una sovrarappresentazione di realtà più piccole (per numero di connazionali residenti), come quelle dell’America del Nord o di Africa e Oceania. “In altri termini, si tratterebbe di un solo senatore per l’Europa e un solo senatore per Africa e Oceania, anche se il numero degli italiani residenti in Europa è dieci volte superiore. Un’alternativa potrebbe quindi essere quella di rivedere anche la legge attuativa del disposto costituzionale così come risultante dalla riforma – suggerisce Tofani, ipotizzando “una ridefinizione delle ripartizioni che compongono la circoscrizione Estero”.
Nel caso di ripartizione unica, il relatore afferma che “ove si mantenesse il sistema proporzionale, con voto di lista e preferenze”, l’esito sarebbe difficilmente prevedibile. “L’esito sarebbe legato al numero di votanti effettivi e di preferenze espresse per i singoli candidati – spiega Tofani. - Potrebbe presumersi il mantenimento di una maggiore rappresentanza della comunità italiana in Europa e in America latina rispetto al resto del mondo, poiché le preferenze espresse per i candidati europei e sudamericani dovrebbero essere più numerose, stante il maggiore bacino elettorale”.
“Un’alternativa – prosegue - potrebbe poi essere quella di istituire solamente due ripartizioni, Europa e resto del mondo, ciascuna finalizzata alla elezione di due senatori. Il principio della rappresentanza territoriale sarebbe in tal modo salvaguardato ove si considerino i circa 2,2 milioni di abitanti in Europa rispetto alla somma dei cittadini residenti nel resto del Mondo pari a 1,8 milioni (1,2 milioni + 380.000 + 220.000)”.
Una ridefinizione delle ripartizioni dovrebbe però tener conto dalla riforma degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero – Comites e Cgie – attualmente in esame alla Camera dei deputati e che al momento ridisegna i bacini di elezione considerando le quattro ripartizioni previste per le elezioni politiche. Tofani sottolinea a tal proposito la delicatezza dell’intervento, “stante l’esigenza di mantenere una normativa coordinata”.
Ricordata infine l’indagine conoscitiva sull’applicazione delle norme che regolano l’esercizio di voto all’estero in corso alla stessa Commissione Affari Esteri, affiancata da quella Affari Costituzionali, e le ipotesi di riforma avanzate in proposito per garantire un maggior livello di sicurezza e trasparenza nelle operazioni di voto, in particolare la sostituzione del voto per corrispondenza con il voto in seggi istituiti presso le sedi diplomatiche o gli Istituti Italiani di cultura (vedi nello specifico l’audizione del sottosegretario al Ministero dell’Interno, Michelino Davico riportata da Inform il 30 giugno 2011 (v. http://www.mclink.it/com/inform/art/11n17407.htm ).
Mentre Tofani si riserva di formulare una proposta di parere alla luce dei rilievi che verranno espressi nel corso del dibattito, il presidente della Commissione, Lamberto Dini, sottolinea l’esigenza di approfondire i punti emersi nel corso della relazione - necessità di contemperare il principio di rappresentanza territoriale con la consistenza delle collettività italiane residenti all’estero, garantire la segretezza e la certezza del voto all’estero, coordinare la normativa in esame con la riforma di Comites e Cgie in discussione alla Camera. Il seguito dell’esame viene quindi rinviato ad altra seduta. (Inform)