INFORM - N. 181 - 30 settembre 2011

 


PARTITI

E’ uscito il n. 9 di PD/Cittadini nel mondo, notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero

L’editoriale - Italiani all’estero: il governo italiano affossa ogni tentativo di dialogo

 

ROMA - Riprendono, dopo la pausa di agosto, le pubblicazioni del nostro notiziario, che già si presenta ricco di notizie ed eventi. A settembre, infatti, si è tenuta la bella e partecipata Festa de l'Unità europea in Lussemburgo e abbiamo organizzato due importanti tavole rotonde in Italia.

La prima, alla Festa nazionale dell’informazione del PD, che si è tenuta a Firenze e nella quale si è discusso dello stato attuale del settore internazionale della Rai e della necessità di un suo riordino e rilancio, a cominciare da Rai International. Oltre ai vari relatori hanno avuto modo di discutere di Rai International anche i direttori di alcune testate specializzate, Ferretti, Porpiglia e Filosa, presenti a Firenze per seguire i nostri lavori.

La seconda, come ogni anno da più di dieci anni, tenutasi l’ultimo giorno della Festa nazionale del PD, quest’anno a Pesaro, nella quale si è parlato di riforma elettorale, voto e politiche degli italiani all’estero.

Le due iniziative, alle quale hanno partecipato anche interlocutori indipendenti e parlamentari del PDL e di cui si trovano notizie nelle pagine interne, confermano come il Partito Democratico sia l’unico partito in grado di ragionare con serietà e impegno sulle diverse questioni che riguardano gli italiani nel mondo, proporre discussioni e riflessioni, sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico italiano, avanzare proposte serie e credibili.

Siamo in grado di farlo perché abbiamo un partito radicato sul territorio, fatto di migliaia di militanti e centinaia di dirigenti locali; perché questi militanti e dirigenti locali lavorano quotidianamente con gli italiani nel mondo. E molti di questi militanti e dirigenti erano presenti a Pesaro, dove hanno potuto intervenire alla tavola rotonda e dove hanno avuto la possibilità di fare anche una riunione sul PD Europa.

Ma nonostante gli sforzi del nostro partito per discutere insieme all’attuale maggioranza, per trovare soluzioni comuni o lanciare proposte politiche, continuiamo a scontrarci con la difficoltà di avere nella maggioranza una interlocuzione credibile. Salvo la buona volontà, infatti, di alcuni interlocutori, dobbiamo registrare che nel PDL non vi è alcuna considerazione per i temi affrontati.

È passato infatti solo qualche giorno dalla tavola rotonda di Pesaro e abbiamo riletto sulle agenzie che la Bozza Calderoli sulla riforma costituzionale viene mandata alle Camere con urgenza nella versione approvata il 18 luglio scorso, cioè nella versione che comprende la soppressione della Circoscrizione estero (salvo poi non pubblicare da nessuna parte il testo di questa pluriannunciata bozza e creando solo confusione). Dunque, in questo contesto di incertezza generale e di riforme costituzionali reali o presunte, buttate nell’arena politica più che altro per distrarci dai temi concreti dello smantellamento del sistema Italia in generale e della rete degli italiani all’estero in particolare, il PDL vorrebbe approvare in fretta e furia anche la riforma del CGIE uscita malamente dal Senato (dove è stata imposta con il voto negativo di tutte le opposizioni). Una riforma, invece, che andrebbe contestualizzata e ripensata proprio nell’ottica di una riorganizzazione generale dello Stato e in quel quadro di ridimensionamento della presenza italiana nel mondo (chiusure di consolati ed ENIT, soppressione dell’ICE, tagli a tutti i capitoli di spesa e alla diffusione di lingua e cultura) al quale si dovrebbe far fronte almeno mantenendo una più capillare rete di rappresentanza delle nostre comunità: aumentando proprio i poteri reali di Comites e CGIE, che non hanno costi di personale e sono istituzioni dello Stato; affidando alcuni servizi ad un associazionismo rinnovato nella qualità e ai patronati che già svolgono molti importanti servizi e con i quali andrebbe ripreso il discorso di una convenzione con il MAE.

Ma di tutto ciò il Governo non parla e, se ne parliamo noi, non ci ascolta.

D’altronde in un contesto in cui il Governo azzera i capitoli di spesa verso gli italiani all’estero, chiude o declassa molti consolati, vorrebbe abolire anche la Circoscrizione estero, riduce e allontana la presenza dello Stato all’estero, deve pur trovare diversivi per distogliere l’attenzione dai problemi reali della gente e tiene la politica italiana all’estero impegnata nella discussione parlamentare sul CGIE, perpetuando persino la discriminazione di chi (tanto per fare un esempio), nella stessa famiglia, se nato prima o dopo il 1948, ha un diverso trattamento da cittadino o meno.

Sarebbe opportuno, dunque, che prima di tutto il Parlamento mettesse in sicurezza il sistema ordinario di voto all’estero, per poi fare chiarezza su quale ruolo hanno gli italiani nel mondo nel nuovo assetto che si vorrebbe dare allo Stato italiano e alle sue Camere e che decidesse come e quanto investire nel rapporto con i nostri connazionali all’estero e nella proiezione del sistema italiani nel mondo, oltre che nel mettere fine a discriminazioni come quella appena citata sulla cittadinanza. Infine, sarebbe ora che il Responsabile per gli italiani nel mondo del PDL e Consigliere del Presidente Berlusconi dicesse se i famosi 10 milioni di euro annunciati a dicembre 2010 facevano parte degli “impegni politici – mai rinnegati – nei confronti di tutti gli Italiani all’estero” dal Governo, oppure se non costituiscono alcun impegno politico verso gli elettori e quindi ci dobbiamo rinunciare. (PD Cittadini nel mondo n. 9, 30 settembre 2011)

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