ITALIA-IRAQ
Il ministro dello
Sviluppo Economico Romani sarà nel Paese con una folta delegazione di imprenditori
Presentata
alla Farnesina la missione italiana in Iraq (3-5 ottobre)
ROMA -
Incrementare ulteriormente la presenza commerciale italiana in un paese dalle
potenzialità di crescita enormi legate alla ricostruzione, puntando soprattutto
sui progetti infrastrutturali. E' l'obiettivo della missione del ministro dello
Sviluppo Economico Paolo Romani in Iraq, dal 3 al 5 ottobre, insieme con una folta
delegazione di imprenditori.
La missione
di sistema Ministero Affari Esteri-Ministero Sviluppo Economico, presentata alla
Farnesina alla presenza dell'ambasciatore iracheno a Roma Mustafa Barzani, farà
tappa a Baghdad e a Erbil, in Kurdistan, una delle regioni più dinamiche del Medio
Oriente e dove le imprese italiane sono già presenti in modo massiccio dal
“L'Italia
- ha spiegato il portavoce della Farnesina Maurizio Massari - vanta consolidati
rapporti economici con l'Iraq, tanto da essere il primo partner commerciale in
ambito UE con quattro miliardi di euro di interscambio”. “Ma si può fare ancora
tanto in un paese che cresce del 10% l'anno e che detiene le più grosse riserve
di petrolio e gas dell'area dopo l'Arabia Saudita”, ha sottolineato il consigliere
diplomatico del ministro Romani Daniele Mancini, aggiungendo che l'Italia “importa
più petrolio di quanto esporta beni e servizi”, e quindi può fare ancora molto
sul piano delle forniture. Inoltre, può offrire la propria eccellenza (anche sul
fronte del know how) anche nei grossi settori infrastrutturali.
Da parte
sua Barzani ha ricordato gli eccellenti rapporti economici e politici e culturali
bilaterali ed ha assicurato che “le porte dell'Iraq sono aperte alle società italiane”
che vogliano partecipare ad una ricostruzione che - ha aggiunto l'ambasciatore
citando il New York Times - rappresenterà “il più grande boom dei prossimi anni”.
Sul fronte della sicurezza, il diplomatico iracheno ha assicurato che “gli attacchi
terroristici diminuiranno sempre di più” e che agli imprenditori italiani “non
si chiede di andare in zone pericolose, ma di investire in aree come quella di
Bassora o in Kurdistan, dove non esistono problemi di sicurezza”. (