INFORM - N. 179 - 28 settembre 2011


 STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Tribuna Italiana”, 28.9.2011

Succede a Roma, succede a Buenos Aires

Quando arriva la crisi, la reazione è sempre lenta

 

BUENOS AIRES - Dobbiamo tornare ancora a parlare della crisi che, a livelli diversi, sta colpendo le economie pubbliche e private di vari Paesi, in primis europei. Vogliamo in questa occasione approfondire il perché la reazio­ne, quando finalmente si produce, ha tutto l’aspetto di giungere in ritardo, rispetto alle necessità ed atte­se del pubblico, dei cittadini, delle aziende.

Crediamo che, analogamente a quanto succede con le persone, anche la reazione degli Stati e degli operatori economici, perciò in sintesi del mercato, davanti ad una crisi attraversi quattro fasi, inevitabili nel loro susseguirsi.

La negazione.

In un primo momento, si tende a non riconoscere l’esistenza del problema. Si emettono comunicati per tranquillizzare i mercati, si indicano le misure adottate per scongiurare la crisi che, se dovesse es­serci, certo non ci toccherebbe, visto che abbiamo i fondamentali in ordine ed una rotta sicura, oltre ad esperti timonieri. Lasciamo a casa l’ombrello, nonostante le nubi si avvicinino minacciose.

La rabbia.

Quando poi, nonostante la nostra cocciuta sicurezza, la crisi si manifesta, ci arrabbiamo. E generosa­mente lo facciamo a trecentosessanta gradi: con i nostri alleati di governo che si perdono in manfrine, con l’opposizione che chiede sangue, con le agenzie di valutazione che fanno di ogni erba un fascio e tol­gono credito alla solida pagella che ci eravamo negli anni meritata (ottimo e abbondante, signor Genera-le, come diceva Sordi riguardo al rancio del regio esercito). Con tutti gli “altri” che non assumono le proprie responsabilità.

La depressione.

Il terzo momento ci trova vittime dello scoramento, dell’incapacità di affrontare il quotidiano senza sentirci carichi di un pesante macigno che tende ad annullare la nostra capacità di azione, di manovra, di superamento. Abbiamo la sensazione che tutto ciò che abbiamo faticosamente creato, le mete raggiunte, siano suscettibili di perdere valore in una maniera che lascia esposto il nostro fianco all’incertezza, alla precarietà.

L’accettazione.

Finalmente, e senza che in nessun modo ci sia stata risparmiata la quaresima degli anteriori tre stati d’animo, maturiamo la rassegnazione di fronte all’inevitabile, ripartiamo un po’ come le formiche cui il capriccio di un bambino ha per un po’ opposto ostacoli insormontabili, disfacendone le fila.

Coloro che hanno più chiara la sequenza di questi stati d’animo, le organizzazioni che da sempre san-no che le crisi ogni tanto scoppiano, che l’onda anomala è pur sempre nella fisiologia del nostro mare, la classe dirigente che ha meno a cuore la propria sopravvivenza quanto quella della società in cui opera,sapranno prima d’altri stringere le fila ed orientare nuovamente il percorso per sé e per gli altri.

Dagli all’untore.

Nei Promessi Sposi si narra che, scoppiata la pestilenza, il popolo credeva che fosse tutta colpa degli untori, personaggi misteriosi che, quasi sicuramente di notte, ungevano e contaminavano le maniglie e gli utensili della gente col germe del morbo, provocando il diffondersi della malattia. Analogamente il Governo argentino, nella persona del suo Sottosegretario al Commercio Interno, ha chiesto ai giudici di appurare chi stia diffondendo, falsamente, delle informazioni riguardo all’inflazione che sono a suo avviso fuorvianti. Il giovane giudice istruttore, creando non poco scompiglio in quella residua parte della società che non ha ancora perso definitivamente la capacità di sorprendersi, ha mandato alle più importanti testate giornalistiche la richiesta di indicare, con generalità, indirizzo e recapiti telefonici, i nomi dei giornalisti che hanno, dal 2006, scritto di inflazione. Quasi che se non ci fossero i giornalisti a parlarne, l’inflazione non esisterebbe, come riflette l’anemico indice che il Governo pubblica, attraverso l’Istituto di Statistica.

E’ attraverso questi meccanismi di negazione del-la realtà che si creano paradossi difficili da spiegare. Se in effetti, negli ultimi tre o quattro anni, l’inflazione è stata davvero contenuta al sette od otto per cento, perché il Governo, i sindacati e le aziende hanno discusso aumenti salariali ben oltre il venti per cento annuale? Siamo tutti diventati così efficienti da meritarci una recupero del salario reale di tale portata? O sarà ancora una volta la manipolazione dei dati che permette di esibire risultati ecla­tanti?

Il pomodoro ribelle.

Collegato al paragrafo precedente il breve episodio della messa al bando del pomodoro dal Mercato Centrale di Buenos Aires. Per chi legge dall’Italia dobbiamo raccontare che le autorità hanno impedito la commercializzazione del pomodoro, visto che giudicavano esagerato il prezzo. Ammesso e non concesso che così fosse, non è più pratico lasciare alle massaie la difesa del loro portafoglio? Come sostenere nel tempo una battaglia che sembra persa in partenza? Il cronista si consola pensando che difficilmente mancheranno spunti. (Giovanni Di Raimondo-Tribuna Italiana/Inform)

 

 

 


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