RASSEGNA STAMPA
Sul “Secolo d’Italia” di oggi, intervista
al sottosegretario agli Esteri
Mantica: “Torniamo protagonisti nell'area mediterranea”
ROMA - Le proteste del Nord Africa aprono nuove prospettive geopolitiche ed economiche per il Mediterraneo, «ma serve una politica più determinata e pronta a cogliere le nuove opportunità in uno scacchiere internazionale in continua evoluzione». Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri, a margine del convegno a Piacenza sul futuro del Mediterraneo - a cui hanno preso parte i parlamentari Tommaso Foti e Giampaolo Bettamio - ha osservato che «quanto sta accadendo sulla sponda Sud del Mediterraneo, chiama direttamente in causa l'Ue e l'Italia».
Quali possono essere le opportunità che questi
nuovi scenari offrono ai governi occidentali?
Ci sono senz'altro rischi legati a un cambiamento di cui è difficile immaginare una conclusione: si auspica un percorso di libertà verso una democrazia possibile in Nord Africa, benché non manchino incognite, come in Egitto per la presenza di alcuni settori più integralisti come i Fratelli Musulmani e in Libia per la frattura tra Tripolitania e Cirenaica, che si riverbera nei rapporti tra arabi e berberi. Le comunità cristiane locali, ad esempio, hanno molti timori, legati anche al fatto che un islam moderato non esiste, l'unica differenza tra i singoli Stati risiede nella costituzionalizzazione del principio della cittadinanza piuttosto che nell'adozione della sharia. Rimangono, quindi, molte perplessità circa lo sviluppo positivo di queste situazioni. L'Italia in sede europea sta cercando di sensibilizzare i partner dopo il fallimento del processo di Barcellona e per lo stallo dell'Unione per il Mediterraneo.
L'America potrà essere un partner convincente
dell'Ue?
Gli Usa non potranno
né vorranno essere protagonisti del Mediterraneo. Hanno delegato molto all'Ue
e alla Turchia, quest'ultima infatti si muove in quell'area come unica grande
potenza regionale, disposta a investire e rischiare come leader e modello per
i Paesi islamici. Forse non è un caso il suo allontanamento da Israele. Non
dimentichiamo che
... e gli altri grandi attori internazionali,
Russia, Cina e India?
Di questi tre
grandi protagonisti, solo Russia e Cina risultano presenti esclusivamente nell'area
libica. Inoltre,
Il ruolo dell'islam e i suoi rapporti con l'Europa,
potranno essere calibrati da un eventuale inserimento della Turchia nel quadro
dell'Unione?
Il ruolo della Turchia è senz'altro prioritario in questo contesto, ma né essa né l' Ue stanno lavorando al suo ingresso in Europa, che a questo punto contrasterebbe con il nuovo ruolo di leader che potrà avere tra i Paesi islamici: probabilmente ormai gli stessi Usa sono favorevoli a una Turchia libera da vincoli.
La questione dell'immigrazione pare drammaticamente
connessa al fabbisogno di manodopera, spesso avvertita notevolmente anche nelle
realtà di provincia, eppure sembra fortemente osteggiata...
Ci sono ormai in Italia cinque milioni di stranieri, di cui 2,7 milioni sono titolari di una partita Inps. Questi due soli dati dovrebbero far riflettere sulle politiche italiane verso l'immigrazione. Se è giusto combattere la clandestinità, si renderanno comunque presto indispensabili e necessarie misure atte a produrre nuove politiche di integrazione. Credo che chi nasce in Italia sia davvero italiano. Ma di queste cose sarebbe urgente parlarne pacatamente e senza demagogismi.
L'Ue attraversa una crisi non solo economica,
ma anche di identità. Le vicende mediterranee hanno forse definitivamente rotto
l'asse franco-tedesco e introdotto fattori geopolitici di squilibrio che potrebbero,
se intelligentemente diretti, avvantaggiare l'Italia come baricentro del Mediterraneo...
Ci saranno opportunità enormi per l'Italia, che dovrebbe sempre ricordare che un suo ruolo rafforzato nell'Ue passa dal suo essere responsabilmente attore e protagonista nel Mediterraneo, anche al fine di evitare uno sbilanciamento verso un'Europa troppo franco-sassone e baltica. La civiltà del luppolo, cioè della birra, protestante e calvinista, dovrà essere coniugata alla civiltà dell'olio e del vino, prodotti tipicamente mediterranei, per poter procedere a un efficace processo di integrazione europea. Finora l'Italia si è eccessivamente rinchiusa in una logica economico-finanziaria nelle relazioni internazionali, dimenticando le opportunità politiche che i nuovi scenari offrono. Non si tratta solo di materie prime, poiché l'area del Sud Mediterraneo coinvolge circa 200 milioni di abitanti in rapida espansione demografica. A quanto pare le discipline della geopolitica e della demografia, dopo essere state per lungo tempo neglette, stanno tornando prepotentemente alla ribalta.
Come potrebbero gli operatori economici, industriali
e commerciali del nostro sistema produttivo nazionale trarre giovamento da questa
situazione in vista di una ripresa dell'economia?
Il nostro sistema economico nazionale e i suoi rappresentanti di categoria invece di discutere sempre e solo di incentivi e sovvenzioni alle imprese, dovrebbero spingere il sistema politico ad avere un ruolo da protagonista nel Mediterraneo, proprio per cercare di promuovere l'apertura di nuovi mercati geograficamente vicini. (Letizia Francesco - “Secolo d’Italia” del 28 settembre 2011)
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