STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
“Tribuna
Italiana” intervista il capogruppo dell’UDC al Senato
Giampiero D’Alia: “Commosso dalla partecipazione
dei giovani al Congresso del MAIE”
BUENOS AIRES
- Il senatore Giampiero D’Alia, siciliano, capogruppo dell’UDC al Senato, è
tornato in Argentina, questa volta per partecipare al Congresso nazionale del
MAIE e a vari incontri e conferenze di cui è stato protagonista a Rosario, invitato
dalla senatrice Mirella Giai, residente a Rosario, eletta nelle liste del MAIE
e inserita nel gruppo dell’UDC al Senato.
Durante una
pausa dei lavori del congresso, il senatore D’Alia ha concesso una intervista
alla Tribuna Italiana.
L’Italia
sta attraversando una crisi e la situazione politica italiana è in costante
movimento. Un giorno si parla di elezioni anticipate, il giorno dopo si sostiene
che il governo durerà fino alla fine della legislatura. Un giorno la maggioranza
dice che è autosufficiente, l’altro sostiene che potrebbe allargarsi all’UDC,
proponendo, in cambio, per fare un esempio, una nuova legge elettorale. Quale
è la situazione dal punto di vista dell’UDC?
Dal nostro punto di vista é abbastanza semplice da spiegare. L’Italia, come l’Europa, sta attraversando un periodo di crisi economica e sociale. Ovviamente ogni paese l’affronta in base alle forze che ha e alla forza politica che ha. L’Italia ha dei problemi strutturali nella sua economia che rendono difficile affrontare la crisi, perché il nostro é un paese che cresce poco economicamente, che ha un sistema previdenziale troppo oneroso, che comunque non garantisce il futuro dei giovani, é un paese che ha bisogno anche di una serie di liberalizzazioni per svincolarlo da una serie di corporazioni e di interessi e di legami corporativi, che non consentono all’economia di crescere come dovrebbe.
Ha anche una difficoltà politica perché la maggioranza che ha vinto le elezioni, in questi tre anni si è progressivamente indebolita ed ha mostrato di non avere quella forza e quella autorevolezza necessarie per affrontare e fare quelle riforme che ci volevano.
Noi dell’UDC l’avevamo previsto e l’avevamo detto già nel 2008 e il nostro leader, il presidente Casini, coerentemente con ciò che ha detto il nostro partito, ci ha portati fuori dai blocchi alla competizione elettorale. Oggi tutto quanto avevamo detto tre anni fa, si sta purtroppo, puntualmente, verificando.
L’UDC quindi, non é un partito buono per ogni stagione. Noi stiamo coerentemente all’opposizione a questo governo, ma lo facciamo con senso di responsabilità e quin-di votando i provvedimenti che riteniamo che possono essere utili al Paese e non votando i provvedimenti che riteniamo essere dannosi all’interesse generale del Paese.
E’ evidente che tutto questo ci colloca in una posizione privilegiata dal punto di vista politico, perché oggi l’unione di centro é determinante per le future elezioni politiche, ma é determinante anche la sua azione politica, che dev’essere una politica moderata, che aiuta la famiglia e il ceto medio italiano e che riesce a fare quelle riforme di cui l’Italia ha bisogno.
Ma oggi
Berlusconi è il problema, oppure è la scusa per coprire altri problemi, altre
mancanze del sistema politico?
No, Berlusconi
è una parte dei problemi dell’Italia, perché nonostante abbia avuto un grande
consenso elettorale e sia uscito molto più forte dalle elezioni politiche del
Ma in
questo contesto come si inseriscono
Il terzo polo
si chiama proprio così perché accetta la sfida del bipolarismo. Si tratta di
una proposta diversa, da quella fallimentare che la destra e la sinistra italiana
hanno rappresentato. Nel
Ma sono
compatibili queste forze? Penso a Casini, a Rutelli che viene dalla sinistra
e Fini che viene dalla destra.
Fini é stato uno dei cofondatori del partito del Popolo delle Libertà insieme a Berlusconi. Rutelli è stato il cofondatore del Partito Democratico insieme a Veltroni. Se questi due leader convergono su questo progetto alternativo, significa che queste forze che loro hanno contribuito a creare, non sono utili al governo del Paese e quindi che la pensano esattamente come la pensa il nostro leader l’on. Casini. Insieme a tanti vogliono costruire in Italia e all’estero, un Paese migliore.
Da qui anche l’accordo col MAIE che fa parte anche del terzo polo, che lavora al Senato e alla Camera con l’UDC con il contributo preziosissimo della senatrice Mirella Giai e dell’onorevole Ricardo Merlo.
Si parla
sempre più spesso della modifica del voto degli italiani all’estero. Qual è
la posizione dell’UDC?
C’è un tentativo
da parte del governo e della maggioranza di rendere marginale il ruolo degli
italiani all’estero nella politica italiana. Questo sta avvenendo con la riforma
dei Comites e del Cgie, con il rinvio delle elezioni di questi importanti organismi,
non mettendo i nostri connazionali all’estero nella condizione di poter eleggere
i propri rappresentanti in queste istituzioni che sono fondamentali nel collegamento
tra le istituzioni italiane e i nostri connazionali all’estero. Nel tentativo
che viene dalla Lega, che è un par-tito di governo, di abolire la rappresentanza
in Parlamento degli italiani all’estero. Perché
Noi ci stiamo battendo insieme al MAIE perché si faccia una legge valida per Comites e Cgie, ma perché il valore degli italiani all’estero sia riconosciuto in Parlamento, anche evitando che a volte ven-gano male rappresentati, come in alcune circostanze, purtroppo, è avvenuto.
L’UDC
ha un proprio progetto per la riduzione dei parlamentari?
Noi riteniamo che sia opportuna la riduzione del numero dei parlamentari, abbiamo presentato diversi progetti, abbiamo presentato dei progetti di semplificazione dello Stato, prevedendo per esempio l’abolizione delle province che è un ente intermedio tra comuni e regioni, che sono anche dispendio-si per i cittadini italiani e lavoriamo su questa direttiva, con grande difficoltà perché la maggioranza di governo dice di voler fare le stesse cose che diciamo noi, ma poi ostacolano le riforme.
Oggi
c’è un’immagine molto negativa della politica, si parla della “casta” dei politici.
Coinvolge tutti?
- Noi riteniamo che oggi i cittadini vogliono una politica che risolva i loro problemi. Quando questo non avviene, quando la politica appare lontana, quando i cittadini vedono i politici distratti da altre cose che con la politica non hanno nulla a che vedere, evidentemente questo alimenta un sentimento antipolitico e questo rischia di colpire tutti, maggioranza e opposizione. In realtà la causa principale di questo sentimento antipolitico é la inefficienza del governo della maggioranza, che pur avendo avuto un grande consenso e aver alimentato forti aspettative negli elettori poi non ha dato nessuna risposta, anzi, ha dato l’immagine di una nave senza comandante, totalmente allo sbando e con, diciamo così, i principali marinai di questa nave, interessati a fare altro, più che il bene del Paese.
Il clima
di entusiasmo che ha trovato qui tra i giovani, la voglia di partecipazione,
li trova anche in Italia?
Mi ha colpito molto, mi sono commosso, perché ho visto una grande partecipazione, non solo dei nostri connazionali che tradizionalmente hanno coltivato l’identità italiana, ma soprattutto da parte dei giovani, che guardano con interesse al nostro paese e che sono e il futuro della realtà associativa e i futuri - anzi devono diventare gli attuali - ufficiali di collegamento fra l’Italia e i nostri connazionali.
Questo ci fa sperare, perché cresce una nuova generazione di ragazzi che vedono l’Italia, non come un momento di distacco doloroso, ma come opportunità e come risorsa, per cui noi questi ragazzi li dobbiamo aiutare, li dobbiamo sostenere e il MAIE sta facendo un lavoro bellissimo, splendido in questo senso, perché in ogni circoscrizione consolare ho visto che insieme ai referenti del movimento che lavorano attivamente, ci so-no anche i referenti giovani e vedo un grande movimento giovanile che ci fa ben sperare. Che è quello che abbiamo percepito nel partito anche a livello nazionale, perché noi siamo figli di una ricca cultura politica che è quella del partito della Democrazia Cristiana, che ha fatto del radicamento nel territorio e della organizzazione e del confronto, grandi strumenti della politica italiana. E quindi per noi é come stare a casa nostra. Ci troviamo nella stessa condizione e troviamo gli stessi sentimenti e le stesse sensazioni.
Gli
italiani all’estero son una risorsa, continuano ad essere una risorsa per l’Italia?
Sono una risorsa per tre ragioni fondamentali.
La prima perché alimentano un sentimento patriottico nazionale, che non é mai sufficiente. Questo è cosí in Italia, figuriamoci all’estero.
In secondo luogo perché rappresentano una risorsa e una opportunità per l’Italia dal punto di vista economico, perché la presenza dei nostri connazionali residenti all’estero è la rete più efficiente che ci possa essere per promuovere e migliorare l’economia e anche il made in Italy.
La terza perché, con il loro sacrificio, con il loro lavoro, danno una immagine dell’Italia che forse, una parte della politica italiana, purtroppo non da.
E’ necessaria
una nuova legge di cittadinanza?
Una seria discussione sulla legge di cittadinanza bisogna farla, per capire se va adeguata, per capire se ci sono maglie troppo larghe o maglie troppo strette. E’ un dibattito che anche il MAIE sta affrontando con molta serietà e quindi noi aspettiamo anche di conoscere qual’è la loro opinione, per lavorare unitariamente insieme, al Parlamento. (Tribuna Italiana/Inform)