INFORM - N. 179 - 28 settembre 2011


ITALIANI ALL’ESTERO

Un’interrogazione di Bucchino (Pd) sulla tutela sanitaria degli italiani all’estero

Ai ministri della Salute e degli Esteri si chiedono interventi per il miglioramento della tutela sanitaria dei residenti all’estero e di coloro che rientrano temporaneamente in Italia

 

ROMA – Gino Bucchino, deputato eletto per il Pd nella ripartizione America settentrionale e centrale, ha presentato una nuova interrogazione ai ministri della Salute e degli Esteri per conoscere le intenzioni del governo in merito alla necessità di migliorare la tutela della salute degli italiani nel mondo.

Nel testo l’esponente democratico rileva infatti come siano “numerosi e ricorrenti i reclami e le segnalazioni che pervengono ai deputati eletti nella circoscrizione Estero dai cittadini che rientrano temporaneamente in Italia e dai cittadini italiani residenti in Italia che si recano all’estero, in Paesi extracomunitari, per turismo o per lavoro, anche per lunghi periodi di tempo, per quanto riguarda i loro diritti in materia di assistenza sanitaria”.

Bucchino ricorda come l’Italia nel corso degli anni abbia stipulato una serie di accordi sanitari bilaterali e internazionali che hanno lo scopo di tutelare, dal punto di vista della salute, i cittadini che si spostano da un Paese all’altro sia permanentemente che temporaneamente.

“Se da una parte - fa notare il parlamentare – nell’ambito dell’Unione Europea un’assistenza sanitaria completa ed altamente specializzata viene assicurata, di norma, ai lavoratori ed ai pensionati che si trasferiscono, permanentemente o temporaneamente, in un altro Paese dell’Unione e ai loro familiari, purtroppo, invece, nell’ambito dei rapporti con i Paesi extracomunitari, l’Italia ha stipulato convenzioni bilaterali per l’assistenza sanitaria, quasi tutte parziali e limitate con riferimento ai soggetti aventi diritto ed alle prestazioni erogabili, solo con i seguenti Paesi: Argentina, Australia, Brasile, Capoverde, Città del Vaticano, Croazia, ex Jugoslavia, Principato di Monaco, San Marino e Tunisia”. “Rimangono quindi scoperti – segnala Bucchino - Paesi come il Canada, gli Stati Uniti, il Venezuela, tutti i Paesi di nuova emigrazione in Africa e in Asia. Ne consegue che i cittadini italiani che trasferiscono (o hanno trasferito) la residenza in uno Stato con il quale non è in vigore alcuna convenzione con l’Italia o in uno Stato convenzionato solo parzialmente, perdono il diritto all’assistenza sanitaria italiana all’atto della cancellazione dall’anagrafe comunale e dell’iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) fatta eccezione per i lavoratori di diritto italiano in distacco”. “Né il mantenimento della cittadinanza italiana, né l'iscrizione all’AIRE, né il diritto di voto per le elezioni politiche in Italia, aprono un diritto per gli italiani residenti all’estero all’assistenza sanitaria in Italia o all’estero. Inoltre si verifica spesso - informa Bucchino - che l’assistenza fornita dai Paesi di residenza è insufficiente o in taluni casi inesistente, cosicché il cittadino italiano il quale abbia acquisito la residenza in uno di questi Paesi si trova nella situazione drammatica di non poter usufruire di alcuna assistenza sanitaria né in Italia né all’estero”.

“Tuttavia ai sensi del decreto ministeriale 1o febbraio 1996, ai cittadini con lo stato di emigrato, il cui riconoscimento non è sempre agevole – evidenzia l’esponente democratico, - ed ai titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani, che rientrino temporaneamente in Italia, sono riconosciute, a titolo gratuito, le prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare, qualora gli stessi non abbiano una copertura assicurativa, pubblica o privata, per le suddette prestazioni sanitarie”. “Alcune Regioni – ammette il parlamentare - garantiscono una assistenza sanitaria più ampia rispetto a quella riconosciuta dal decreto ministeriale 1o febbraio 1996 nei confronti dei cittadini emigrati dalla propria Regione e che rientrano temporaneamente”.

Alla luce di queste considerazioni il deputato chiede nella sua interrogazione se i ministri interrogati intendano “in primo luogo tutelare la salute dei cittadini italiani, ampliando il numero dei Paesi convenzionati in materia di assistenza sanitaria visto che sono esclusi dagli accordi bilaterali importanti Paesi di emigrazione come gli Stati Uniti, il Canada, il Venezuela, l'Uruguay e quasi tutti i Paesi africani ed asiatici”. Si domanda altresì se non si ritenga “urgente e necessario stipulare nuove convenzioni bilaterali per l’assistenza sanitaria  e  rivedere quelle attualmente vigenti per ampliarne sia il campo di applicazione soggettivo che quello oggettivo e comunque aggiornarne i contenuti alla luce dei nuovi fenomeni migratori dall’Italia che interessano studenti, ricercatori, artigiani, liberi professionisti e altre figure del mondo del lavoro”.

Bucchino sollecita inoltre il governo a rendere più completa l’assistenza sanitaria a favore degli emigrati italiani che rientrano in Italia per soggiorni provvisori estendendo da 90 a 180 giorni il periodo di temporanea copertura o garantendo oltre alle cure ospedaliere urgenti anche il diritto di accesso completo ai servizi di assistenza sanitaria della località in Italia in cui si trovano temporaneamente. L’esponente democratico segnala inoltre la “drammatica situazione che si è creata soprattutto in alcuni Paesi dell’America latina in seguito ai tagli di questo governo all’assistenza sanitaria”, chiedendo l’introduzione per i cittadini italiani indigenti residenti all’estero una polizza assicurativa sanitaria a carico dello Stato italiano che copra cure e ricoveri nei Paesi di residenza dove non è prevista la copertura sanitaria pubblica e gratuita o dove la copertura pubblica sia inadeguata.  

Bucchino chiede infine ai ministri della Salute e degli Esteri, considerata l’importanza della materia, di adoperarsi insieme alle altre amministrazioni coinvolte, quali il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il ministero dell’Economia e delle Finanze, l’INPS ed altre, “per dare impulso all’iter di ratifica degli accordi internazionali per l’assistenza sanitaria”. (Inform)

 


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