ITALIANI
ALL’ESTERO
Il Trentino incontra i suoi missionari nelle Americhe
“Sulle rotte del mondo”, i tanti volti delle migrazioni
TRENTO - "Sulle rotte del mondo" ha toccato
oggi il tema delle migrazioni. E non poteva essere altrimenti, considerato
che l'America, continente a cui è dedicata questa terza edizione della manifestazione,
ha attirato fino ad un passato non lontano, milioni di europei, fra cui moltissimi
trentini. A dibattere questo tema, nella sala Depero della Provincia, Norberto Bellini (fondatore in Paraguay
delle Leghe agrarie di Misiones, costretto a lasciare
il paese a causa della dittatura), don Angelo Gonzo (originario di Grigno, dal
Ad introdurre i lavori il giornalista Renzo Grosselli, che ha ricordato come una cifra compresa fra i
25 e i 29 milioni di italiani, in poco più di un secolo, sia emigrata all’estero.
Il tema dell’emigrazione, insomma, che oggi viviamo pressoché esclusivamente
in termini di politiche di accoglienza, in passato ci ha interessato in quanto
popolo di emigranti.
Gino Tapparelli ha parlato
del "suo" Brasile, "un paese meticcio, che è nato meticcio.
India, portoghese, nera, queste le tre componenti. Negli Usa vige un sistema
di classificazione razziale ferreo: basta una goccia di sangue nero e sei
classificato come tale. L’idea della mescolanza non esiste. In Brasile il
meticciato, il sincretismo, sono realtà. Ma esiste razzismo
anche in Brasile. Il Brasile può essere definito il paese più e meno razzista
del mondo.” Tapparelli ha presentato anche alcuni
progetti che sta realizzando a Bahia. Il primo, con l’aiuto della Provincia
autonoma di Trento, riguarda i bambini che nascono nelle prigioni brasiliane,
da donne carcerate. I bambini restano in prigione per i primi sei mesi, fino
alla fine dell’allattamento; dopodiché, il progetto si preoccupa di cercare
dei parenti che possano tenerli e farli crescere. Ma è la vita nel carcere
ad essere l’esperienza più dura. Si tratta di carceri sovraffollate e assolutamente
inadeguate ad ospitare un neonato. “Abbiamo denunciato questa situazione –
ha detto Tappareli – rivendicando il diritto dei
bambini ad avere uno spazio, un ‘nido’ adeguato all’interno del carcere. Speriamo
di essere ascoltati” Il secondo progetto presentato dal sociologo riguarda
l’università di Salvador, e consiste nella realizzazione di corsi sui diritti
umani e sulla violenza, che vanno dalla teoria alla pratica. “Durante questi
corsi abbiamo conosciuto le madri di ragazzi che sono stati uccisi dalla polizia.
Noi e i nostri studenti seguiamo tutto l’iter giudiziario per far sì che possano
avere giustizia. A Salvador, una città di sette milioni di abitanti, vi è
una media di sette omicidi al giorno. Quelli commessi da poliziotti restano
quasi sempre impuniti.”
Norberto Bellini ha portato la bussola delle Rotte in
Paraguay. “Nel 1865-70 il Paraguay ha combattuto contro i paesi vicini; da
1.200.000 abitanti, alla fine della guerra, ne erano rimasti 200.000. E’ stato
il grande genocidio latinoamericano. La necessità di ripopolare il paese ha
favorito le prime migrazioni dall’Europa, dall’Italia ma anche dalla Germania
e più tardi dalla Russia. In Paraguay oggi il 30% della popolazione – in totale
6 milioni di abitanti - ha un cognome italiano. Dopo la Seconda guerra mondiale
sono arrivati anche molti ex-nazisti, fra cui il famigerato Mengele, e fascisti
dall’Italia. Ma ormai il grande flusso migratorio verso l’America latina si
era fermato. Nel 1954 c’è stato il colpo di stato, del generale Strossner;
per 35 anni siamo stati governati da una dittatura, che ha creato anche grandi
latifondi per i fedelissimi del regime. I contadini sono stati obbligati ad
andarsene dalle terre migliori, molti sono emigrati in Argentina, almeno 500.000.
Fortunatamente la Chiesa è divenuta la voce di ‘quelli che non hanno voce’,
soprattutto dei contadini, e ha avuto un ruolo determinante nella caduta del
dittatore. In questo contesto noi lavoriamo per diffondere il cooperativismo
nelle campagne, per far sì che i campesinhos possano
rimanere nelle loro terre."
Rosa Edith Tapia Pena, ecuadoregna
emigrata in Trentino, dopo avere sposato un cooperante, ha spiegato le ragioni
dell'esplosione del fenomeno migratorio nel suo paese, a partire dal 1999.
“Ci fu una delle peggiori crisi economiche dell'Ecuador, in parte causata
anche dalla guerra combattuta contro il Perù, in parte ai cambiamenti climatici,
ma soprattutto alla deregulation neoliberista, che ha provocato un arretramento
dello stato in i settori-chiave, a partire da quello bancario. Ciò non ha
impedito la bancarotta, anzi, l'ha provocata, così come ha provocato la gigantesca
operazione speculativa che ne è seguita. Nel 1999 lo stato ordinò il fermo
bancario: nessuno poteva più ritirare i suoi risparmi. Questo congelamento
rappresentò di fatto il trasferimento di 2500 milioni di dollari dei risparmiatori
nelle mani del governo e poi di nuovo delle banche. La gente subiva e basta,
non era nemmeno informata della situazione perché gli organi di informazione
erano controllati dai soliti gruppi di potere. Nel giro di un anno sono emigrate
circa 700.000 persone. I primi ecuadoregni sono comparsi in quel periodo anche
in Trentino".
Qualcosa del genere vale anche per la Bolivia, di cui
ha parlato don Angelo Gonzo, recentemente rientrato a Trento. Lì, però, i
flussi migratori spesso sono stati anche interni ai confini boliviani, seguendo
le varie fasi dello sviluppo economico, dell'espansione della frontiera verso
l'Amazonia, degli effetti della riforma agraria,
della diffusione della coltura della coca. Le tensioni che ne sono seguite
non si sono sopite neanche oggi che al governo c'è un indios, Evo Morales. Parte dei migranti si spostano dalle campagne verso
le città, un fenomeno molto noto nei paesi poveri. Ma nelle città, se possibile,
i problemi risultano addirittura amplificati. "La lezione che dobbiamo
trarne è innanzitutto che per conoscere profondamente i fenomeni migratori
bisogna conoscere la storia del paese, le cause che li hanno generati."
Solo così si possono evitare facili generalizzazioni, pregiudizi, superficialità.
Ma ci sono anche paesi che l'immigrazione la incoraggiano,
come spiegato da padre Claudio Moser, ad esempio il Canada. "Per tenere
in equilibrio i costi pubblici, in un paese già fortemente indebitato e che
per quanto riguarda il welfare segue il modello europeo piuttosto che quello
statunitense, bisogna bilanciare la percentuale di forza lavoro attiva e di
quella non attiva, specie se la popolazione in generale invecchia. Il Canada
ha 'importato' negli anni, da tutto il mondo, quote crescenti di forza lavoro,
perlopiù per i lavori di più basso profilo. Ma non quanta ce ne vorrebbe,
secondo una recente indagine del governo, ovvero un milione di persone all'anno".
Ovviamente, le migrazioni "servono", ma vanno gestite, soprattutto
in termini di servizi offerti a chi arriva per la prima volta in un paese.
E ciò non è sempre facile né indolore.
Ricordiamo e in piazza Duomo, presso la casa-base della
manifestazione, le associazioni di solidarietà internazionale che operano
in America latina si presentano tutti i giorni a partire dalle ore 15 con
i loro stand. Dalle 18.30, sempre in piazza Duomo, la rassegna di cinema latinoamericano
ed incontri con i registi. Ma ci sono anche le mostre. Al centro di formaione
alla solidarietà internazionale, in vicolo San Marco 1, "Insieme per
il Cile", mostra fotografica del gruppo Huenihuen.
Nell'atrio del palazzo della Regione, in via Gazzoletti,
"Voz proia",
esposizione di bambole del Chiapas a cura dell'associazione Crogiuolo-Mestizaje,
"Alle radici del cielo - Hawa pachapakak sapicuna, Ecuador",
mostra fotografica a cura dell'associazione Pachamama-Madre
Terra, "Bianco colore Perù", mostra fotografica di Gianluigi Cannella
per la Fondazione Canossiana. Nella sala Thun del
Comune di Trento, "L'alleanza internazionale degli abitanti. Argentina,
Messico e Brasile", mostra fotografica a cura dell'associazione In.Co. A palazzo Saracini Cresseri,
sede Sat, in via Manci,
infine, la mostra "Bolivia, a un passo dalle nuvole", mostra fotografica
di Michele Rossi. Il programma: www.trentinomissione.it (Marco Pontoni/