INFORM - N. 177 - 26 settembre 2011


CAMERA DEI DEPUTATI

Avviata in Aula la discussione di tre mozioni sul voto all’estero

Le mozioni di Garavini (Pd), Di Biagio (Fltp) e Zacchera (Pdl) chiedono al governo un’analisi delle procedure di voto utile all’elaborazione di proposte volte a migliorarne l’esercizio

 

ROMA – I lavori della Camera dei Deputati si sono aperti oggi con la discussione di tre mozioni concernenti iniziative relative alle procedure per il voto degli italiani all’estero.

Si tratta della mozione a prima firma di Laura Garavini, deputata eletta per il Pd nella ripartizione Europa, a cui si sono associati anche altri esponenti democratici eletti all’estero – Gianni Farina e Franco Narducci (ripartizione Europa), Fabio Porta (America meridionale), Marco Fedi (Africa, Asia, Oceania e Antartide), - quella presentata da Aldo Di Biagio (Fltp), eletto nella ripartizione Europa, firmata anche da Benedetto Della Vedova (Fltp) e l’ultima a prima firma del presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero della Camera, Marco Zacchera (Pdl) – che ha sottoscritto tutte e tre le mozioni, - siglata anche da Amato Berardi (Pdl), eletto nella ripartizione America settentrionale e centrale.

Segnalando le criticità emerse nel corso dello svolgimento dell’ultima consultazione che ha interessato i residenti all’estero – il referendum su cui i residenti in Italia sono stati chiamati a votare il 12 e 13 giugno 2011, - le mozioni chiedono un impegno da parte del governo in merito all’analisi delle procedure di voto all’estero, utile all’elaborazione di proposte volte a migliorare l’esercizio di quest’ultimo in base ai criteri di trasparenza, segretezza e tempestività più volte auspicati.

Ad illustrare per prima il contenuto della sua mozione è stata Laura Garavini, che ha segnalato come si intenda con questa discussione sottoporre all’attenzione dell’Aula “anomalie registrate nell’esercizio del più fondamentale diritto di cittadinanza”, per “salvaguardare un sistema di partecipazione che è sostanzialmente sano”, in risposta “a sollecitazioni di numerosi connazionali e alle prese di posizione critiche sullo svolgimento del voto per corrispondenza nella circoscrizione Estero”. Criticità che sono emerse non solo in conseguenza al “disagio che gli elettori all’estero hanno subito nel dover votare un quesito diverso da quello ufficialmente approvato dalla Corte di Cassazione – ha precisato la Garavini, ricordando quanto avvenuto nel caso della domanda relativa al nucleare, ma anche dovute a “ritardi nell’invio o alla mancata ricezione dei plichi elettorali, plichi che talvolta sono risultati confezionati anche in modo incompleto o impreciso”, irregolarità - precisa - segnalate dagli stessi iscritti all’Aire (l’Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero, gestita dal ministero dell’Interno, che censisce gli aventi diritto al voto per corrispondenza).

“Purtroppo non si tratta di problemi nuovi – evidenzia l’esponente democratico, ribadendo come sia necessario “favorire un approfondimento della questione in sede parlamentare, soprattutto allo scopo di cercare gli indifferibili rimedi con il più ampio dialogo possibile ed in forma unitaria”, approfondimento che le mozioni presentate intendono consentire.

Laura Garavini tiene però a formulare “una valutazione sostanzialmente positiva dell’esperienza del voto per corrispondenza, ormai consolidata da alcuni anni”. “Al di là dei limiti e delle disfunzioni, che pure sono stati manifestati, l’esercizio del diritto di voto per corrispondenza ha consentito concretamente ad alcuni milioni di cittadini nel mondo di partecipare attivamente alla nostra democrazia – afferma l’esponente democratica, chiarendo come lo scopo del confronto proposto sia quello di “perfezionare, non di annullare, un sistema di voto che ha dato e sta dando dei frutti positivi”.

Il nodo da sciogliere risulterebbe infatti chiarire in primo luogo la posizione del governo sulla stessa esistenza della circoscrizione Estero e, in una fase successiva, “cercare le migliori soluzioni per una sua maggiore messa in sicurezza”. Un chiarimento necessario vista l’annunciata riforma del sistema istituzionale “di cui oggi tanto si parla sulla stampa e nell’opinione pubblica. Una riforma tanto necessaria, dal punto di vista di una migliore funzionalità del nostro sistema democratico, quanto è inopportuna e preoccupante – aggiunge Laura Garavini - se dettata da ragioni propagandistiche e da ventate di antipolitica”. “Le fonti di informazione sono concordi nel segnalare l’intenzione del governo di eliminare la stessa circoscrizione Estero dalla rappresentanza parlamentare, che verrebbe dimezzata nel numero e riorganizzata con il Senato delle Regioni – prosegue l’esponente democratica. - È evidente dunque che prima di procedere nell’esame delle mozioni è indispensabile rimuovere il macigno che il governo avrebbe posto sulla strada dell'esercizio del voto degli italiani nel mondo”.

Laura Garavini definisce pertanto “politicamente prioritaria” una dichiarazione del governo sul reale contenuto della «bozza Calderoli». “Il governo ci deve dire, e soprattutto deve dirlo ai milioni di connazionali che vivono all’estero – aggiunge, - se nella proposta di riforma c’è o non c'è l’abolizione della circoscrizione Estero. La discussione di quest’oggi, infatti, può avere un taglio preciso solo se il governo pensa ad un mantenimento e ad una permanenza della circoscrizione Estero. Se fosse, invece, confermata la linea abolizionista della maggioranza, saremmo di fronte ad un vero e proprio colpo finale nel rapporto tra l’Italia e le sue comunità nel mondo”. Un rapporto che la Garavini ritiene già compromesso in seguito ai tagli dei fondi destinati alle politiche per gli italiani all’estero e ad altri interventi – razionalizzazione della rete consolare e proposta di riforma di Comites e Cgie in primis – che rischiano di causare un “danno reale e profondo soprattutto per l’Italia stessa e proprio in questo momento di gravi difficoltà economiche e sociali”, frangente che richiederebbe invece un impegno più incisivo “per riuscire a proiettare la nostra immagine e i nostri interessi nazionali nel mondo”.

Laura Garavini giudica in definitiva la circoscrizione Estero “il modo più realistico per dare rappresentanza diretta ai connazionali” e il voto per corrispondenza “lo strumento più incisivo per dare effettività al loro voto in un contesto così particolare e specifico”. “La soluzione non può essere di buttare il bambino con l’acqua sporca, al contrario – afferma l’esponente democratica, - occorre intervenire sulle modalità di voto per renderlo sempre più funzionale alle finalità democratiche e più sicuro e garantito dal punto di vista della sua pratica attuazione”.

Questione centrale sarebbe quindi “la rivisitazione della legge che regolamenta il voto per corrispondenza, soprattutto per quanto riguarda l’attendibilità degli elenchi degli elettori, la stampa del materiale elettorale, l’invio dei plichi ai cittadini, il controllo delle operazioni nelle diverse circoscrizioni consolari, l’effettiva ricezione della documentazione da parte dei singoli elettori e, infine, la restituzione della documentazione dei plichi ai consolati”. Questioni in merito alle quali Laura Garavini ricorda le proposte già formulate del Pd, quali la creazione di un elenco degli elettori, la stampa delle schede in Italia, l’istituzione di comitati elettorali per vigilare sulla custodia del materiale presso i consolati e sulle operazioni di rinvio e di ricezione dei plichi, un’organizzazione meno congestionata delle operazioni di scrutinio, etc.

Anche su queste ipotesi di riforma Laura Garavini chiama in causa il governo: “non è pensabile – dice - che il governo possa limitarsi ad assistere ad una partita tanto delicata senza esprimere al Parlamento un orientamento che dica parole chiare sul tema centrale della circoscrizione Estero e renda esplicite le possibili soluzioni volte a rafforzare il tasso di sicurezza del voto per corrispondenza”.

L’augurio è quindi che il confronto tra le mozioni possa “porre le condizioni perché il Parlamento possa avere una conoscenza approfondita di tutta la partita sul voto all’estero ed essere un’occasione per uscire dal sistema di doppie verità che da alcuni anni avvolge ormai le tematiche degli italiani all’estero, un sistema – conclude Laura Garavini - fatto di dichiarazioni, ma per lo più vuote e retoriche e da una pratica di governo riduttiva o addirittura punitiva”.

Anche Di Biagio richiama le criticità emerse nel corso delle ultime consultazioni referendarie, segnalando come esse abbiano determinato in diversi casi l’impossibilità di partecipare al voto per corrispondenza. “L’esigenza di una riforma del voto all’estero si è manifestata più volte nel corso della legislatura - ha detto Di Biagio, - la vicenda referendaria ha solo contribuito a riportarla alla luce evidenziando ulteriori criticità che sottolineano l’urgente necessità di un intervento legislativo in materia”. L’esponente di Futuro e libertà per il Terzo polo auspica una riforma “che possa supplire alle lacune attualmente vigenti”, ma segnala in proposito un atteggiamento di “noncuranza” da parte del governo, di “disinformazione” e “superficialità nella gestione delle dinamiche di esercizio del diritto di voto”. 

“Sappiamo bene che la questione è delicata e richiede un serio approfondimento, ma i punti di partenza per questo approfondimento ci sono già, sono contenuti in diverse proposte di legge depositate presso i due rami di questo Parlamento. Si tratta di prenderle in mano e portarle avanti – afferma Di Biagio, chiedendo al governo di avviare “quanto prima un percorso di riflessione e modifica della legge Tremaglia”, ed una calendarizzazione delle proposte di legge sopra citate.

Analogamente a quanto rilevato nella mozione da Laura Garavini, Di Biagio richiama le criticità derivanti dal mancato allineamento dell’Aire con i dati contenuti negli elenchi consolari, imputandole ad un “mancato raccordo tra centro e periferia”. “Si può di certo accertare il fatto che un disallineamento delle liste interessi migliaia di cittadini – prosegue Di Biagio. - Ciò può determinare, come è avvenuto, evidenti problematiche nelle risultanze dei voti e sappiamo bene che in questo modo si rischia di influenzare il quorum necessario a sancire la validità del referendum e del suo esito”. L’esponente di Futuro e libertà ritiene dunque indispensabile un’indagine che chiarisca ragioni e responsabilità di “lacune e carenze” , che hanno contribuito ad una “mancanza di trasparenza nella gestione della questione del voto all’estero”.

“Parliamo di oltre tre milioni di aventi diritto. Vogliamo tutelare la conquista democratica operata dalla cosiddetta legge Tremaglia a favore di questi nostri cittadini e rendere loro più fruibile e trasparente la partecipazione alle consultazioni elettorali, per una trasparenza ed una correttezza che siano indice di una piena e democratica partecipazione dei cittadini all’esercizio del voto – conclude Di Biagio.

Alle richieste così formulate il rappresentante del governo si riserva però di intervenire nel prosieguo del dibattito. Il presidente dell’assemblea, Leone Antonio, dichiara quindi conclusa la discussione sulle linee generali delle mozioni presentate, rinviato il dibattito ad altra seduta. (Inform)


Vai a: