INFORM - N. 177 - 26 settembre 2011


PIANETA AMERICA

Ro Pucci: Obama, “Non è lotta di classe è matematica”

Repubblicani, “E’ lotta di classe” perché si tassano i ricchi

 

HOUSTON, Texas – Queste ultime ore, dopo il discorso recente di Barack Obama, assistono al riprendere vigore della polemica ideologica tra il presidente degli Stati Uniti e l’opposizione repubblicana a proposito del tema eterno della tassazione. Il Capo della Casa Bianca deve aver avuto probabilmente il sentore di un vento di fronda nei suoi confronti da parte della base elettorale democratica, dopo i suoi cedimenti verso la controparte a proposito del sistema assicurativo sanitario, perché ha ritenuto bene di fare una rapida retromarcia dichiarando che il sistema previdenziale non si toccherà e che i fondi necessari per il risanamento arriveranno solo dai ricchi e dai super ricchi che finora non hanno contribuito adeguatamente ed in proporzione ai loro ingenti guadagni.

E’ cosi che è comparsa la cosi detta “Regola Buffett” che prende il nome dal noto magnate e filantropo Warren Edward Buffett del quale si sa che la sua segretaria paga più tasse di lui. In base a questa, secondo quanto propone Obama, chi guadagna più di un milione di dollari dovrebbe pagare una tassa sui propri guadagni almeno identica a quella che pagano le famiglie del ceto medio. E’ già evidente, però, che a causa della forte opposizione repubblicana non ci sono troppe possibilità che il dispositivo legislativo passi e molti pensano che questo sia solo una trovata promozionale presidenziale.

E’ una proposta che naturalmente, in periodi come quelli critici attuali ed in base a criteri della logica più elementare, non fa una grinza anche perché fondata su un principio d'equità sociale che molti desiderano vedere implementata ma che non per questo è riuscita a far breccia nei cuori e nelle menti del blocco conservatore dei politici di Washington. Questi, in effetti, non hanno perso tempo a sconfessare i buoni propositi del presidente tramite lo Speaker della Casa dei Rappresentanti John Boehner il quale ha risposto subito picche all’idea che si pensi di mettere le mani nelle tasche dei super ricchi definendo questa iniziativa come ”lotta di classe” e non matematica, secondo le dichiarazioni di Obama, perché per effetto di questa sono tassati i più abbienti.

La giustificazione scontata del credo repubblicano è costituita dall’affermazione, poco corroborata dai fatti, che in un periodo nel quale e’ diffusa la disoccupazione sarebbe errato tassare i possibili datori di lavoro che poi, in molti casi, sono proprio quelli che poco patriotticamente e per aumentare i propri profitti hanno chiuso già le attività in America per trasferirle all’estero.

E’ poco probabile, quindi, che i responsabili di questo fenomeno recessivo vogliano creare altri posti di lavoro in America pur rimanendo al riparo da una tassazione più adeguata alle loro risorse ed ai danni da loro inflitti all’economia Americana. Se le cose andassero così, e se i Repubblicani fossero in grado di capitalizzare sulle difficoltà di Obama con l’elezione di un loro candidato alle presidenziali del 2012, il risanamento economico sarebbe effettuato abbattendo ancora la scure sul sistema previdenziale, su quello scolastico e sottraendo fondi necessari ai progetti d’ammodernamento delle infrastrutture ai quali il presidente ha fatto accenno più volte al fine di ridurre la disoccupazione.

L’allarmismo creato nei confronti delle politiche “socialiste” di Obama non tiene conto del fatto che solo il tre percento degli Americani, quelli veramente più ricchi, sarebbero tassati più di prima e, certamente, non al punto da dover essere spinti sull'orlo della bancarotta. S'è capito ormai da tempo che i Repubblicani adoperano il termine socialista per agitare spettri che in altri tempi funzionavano benissimo per allarmare e per tenere in ansia gli Americani. Il muro di Berlino e’ caduto, l’Unione Sovietica non esiste più, e se la Cina “rossa” fosse il vero nemico non si spiegherebbe come mai, allora, nelle ultime ore circolano in America persino indiscrezioni in base alle quali sembrerebbe che anche l’industria automobilistica starebbe per trasferirsi proprio nel paese di Mao. Anche l’uomo della strada, che ora cerca di sbarcare il lunario nella difficilissima situazione attuale, è in grado di capire che generalmente non si sceglie per partner commerciale privilegiato, che si continua ad ingrassare a discapito dell’economia nazionale, quello che poi viene presentato sempre come il nemico mortale del proprio paese e che, oltre tutto, è uno degli ultimi paesi comunisti più grandi e più potenti del nostro pianeta.  (Ro Pucci-Italian American Magazine/Inform) http://italianamericanmagazine.com/

 


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