PIANETA AMERICA
Ro Pucci: Obama, “Non è lotta di classe è matematica”
Repubblicani, “E’ lotta di classe” perché si tassano
i ricchi
HOUSTON, Texas – Queste ultime
ore, dopo il discorso recente di Barack Obama, assistono al riprendere vigore
della polemica ideologica tra il presidente degli Stati Uniti e l’opposizione
repubblicana a proposito del tema eterno della tassazione. Il Capo della Casa
Bianca deve aver avuto probabilmente il sentore di un vento di fronda nei suoi
confronti da parte della base elettorale democratica, dopo i suoi cedimenti
verso la controparte a proposito del sistema assicurativo sanitario, perché
ha ritenuto bene di fare una rapida retromarcia di
E’ cosi che è comparsa la cosi detta “Regola Buffett” che prende il nome dal noto magnate e filantropo Warren Edward Buffett del quale si sa che la sua segretaria paga più tasse di lui. In base a questa, secondo quanto propone Obama, chi guadagna più di un milione di dollari dovrebbe pagare una tassa sui propri guadagni almeno identica a quella che pagano le famiglie del ceto medio. E’ già evidente, però, che a causa della forte opposizione repubblicana non ci sono troppe possibilità che il dispositivo legislativo passi e molti pensano che questo sia solo una trovata promozionale presidenziale.
E’ una proposta
che naturalmente, in periodi come quelli critici attuali ed in base a criteri
della logica più elementare, non fa una grinza anche perché fondata su un principio
d'equità sociale che molti desiderano vedere implementata ma che non per questo
è riuscita a far breccia nei cuori e nelle menti del blocco conservatore dei
politici di Washington. Questi, in effetti, non hanno perso tempo a sconfessare
i buoni propositi del presidente tramite lo Speaker della Casa dei Rappresentanti
John Boehner il quale ha risposto subito picche all’idea che si pensi di mettere
le mani nelle tasche dei super ricchi definendo questa iniziativa come ”lotta
di classe” e non matematica, secondo le di
La giustificazione scontata del credo repubblicano è costituita dall’affermazione, poco corroborata dai fatti, che in un periodo nel quale e’ diffusa la disoccupazione sarebbe errato tassare i possibili datori di lavoro che poi, in molti casi, sono proprio quelli che poco patriotticamente e per aumentare i propri profitti hanno chiuso già le attività in America per trasferirle all’estero.
E’ poco probabile, quindi, che i responsabili di questo fenomeno recessivo vogliano creare altri posti di lavoro in America pur rimanendo al riparo da una tassazione più adeguata alle loro risorse ed ai danni da loro inflitti all’economia Americana. Se le cose andassero così, e se i Repubblicani fossero in grado di capitalizzare sulle difficoltà di Obama con l’elezione di un loro candidato alle presidenziali del 2012, il risanamento economico sarebbe effettuato abbattendo ancora la scure sul sistema previdenziale, su quello scolastico e sottraendo fondi necessari ai progetti d’ammodernamento delle infrastrutture ai quali il presidente ha fatto accenno più volte al fine di ridurre la disoccupazione.
L’allarmismo creato
nei confronti delle politiche “socialiste” di Obama non tiene conto del fatto
che solo il tre percento degli Americani, quelli veramente più ricchi, sarebbero
tassati più di prima e, certamente, non al punto da dover essere spinti sull'orlo
della bancarotta. S'è capito ormai da tempo che i Repubblicani adoperano il
termine socialista per agitare spettri che in altri tempi funzionavano benissimo
per allarmare e per tenere in ansia gli Americani. Il muro di Berlino e’ caduto,
l’Unione Sovietica non esiste più, e se